L'ANALISI
di Marina Boscaino da il Manifesto del 13-2-2009
pag. 6
Il pericolo di un accordo bipartisan
I 22 articoli del disegno di legge Aprea, fermo in VII Commissione alla Camera, si articolano soprattutto su 2 temi: l'autogoverno della scuola e la condizione dei docenti. Le scuole vengono trasformate in fondazioni, istituti di diritto privato. Infatti lo Stato garantisce loro una cifra fissa e identica per tutte, ma le aziende o gli enti, associazioni o utenti potranno contribuire con finanziamenti. Tale condizione - tra tutti i possibili scetticismi rispetto alle concrete velleità di entrare come finanziatori di un'istituzione scolastica - configura la possibilità non solo di privatizzare qualunque scuola, ma di creare immense disparità tra istituti, a seconda del livello ordinamentale, dell'utenza, della collocazione nel territorio. Al consiglio di istituto - attraverso una rivisitazione dei decreti delegati - verrà sostituito un consiglio di amministrazione (nel quale non sono più compresi gli Ata), di cui farebbero parte rappresentanti degli enti locali e del mondo del lavoro e delle professioni. Non è un caso che questo percorso (di cui non è difficile individuare, oltre che le criticità rilevate, i danni in termini di ingerenza sulla libertà di insegnamento) rappresenta una mano tesa verso Confindustria, che a più riprese ha avallato e richiesto una simile trasformazione. La carriera dei docenti - la cui formazione iniziale è concepita sul modello 3+2, con un corso universitario caratterizzato per il 75% da crediti di tipo contenutistico-disciplinare e solo per il 25% di tipo relazionale, didattico, pedagogico, cui seguirà un anno di tirocinio validato dal giudizio del dirigente, dopo il quale il candidato potrà iscriversi ad un albo rigorosamente regionale - sarà articolata in 3 livelli: iniziale, ordinario ed esperto. Gli aumenti stipendiali saranno vincolati all'anzianità e all'appartenenza al singolo livello, determinato da concorsi banditi dai singoli istituti. Si propone così, oltre che un aggravio di lavoro difficilmente gestibile dalle segreterie, un sistema di reclutamento improntato a "cordate" interne più i meno di potere, meccanismo non dissimile da quello che il centro destra ha sbandierato di voler debellare all'università. Infine, spariranno le Rappresentanze sindacali unitarie e per i docenti verrà istituita una specifica area contrattuale. Il fatto che le politiche sull'istruzione del centro destra non si limitino semplicemente in un - seppur allarmante e drammatico - disinvestimento economico e culturale, che culmina negli otto milioni di tagli alla scuola e nell'annullamento di più di centotrentamila posti di lavoro, è chiaro più che mai. Perché qui si accompagna il desolante passaggio dalla scuola della Repubblica (statale, laica, pluralista, inclusiva) alla scuola privata (confessionale, aziendalista, esclusiva, "omologata"). Qui si vanno a minare definitivamente le basi dello stato sociale come frutto del patto di solidarietà che sta alla base della Carta, e si scongiura ogni possibilità di affidare alla scuola funzioni emancipanti rispetto alle condizioni socioeconomiche di partenza di tutti e di ciascuno. Il sospetto stazionamento prolungato del disegno di legge può essere letto da differenti punti di vista. Conflitti interni a Forza Italia: la sconfitta di Valentina Aprea, responsabile scuola nazionale, dirigente scolastico e ministro in pectore, nella corsa alla poltrona di viale Trastevere a vantaggio della neofita e incompetente Maria Stella Gelmini, fu bruciante. Tanto più che Gelmini si era segnalata pubblicamente solo per una proposta di legge presentata il 5 febbraio 2008 alla Camera - "Per la promozione e l'attuazione del merito nella società, nell'economia e nella pubblica amministrazione": una beffa da una come lei che, nata e vissuta in Lombardia, ha acquisito il titolo di avvocato solo dopo un fittizio trasferimento a Reggio Calabria. Oppure, come sostengono altri, la lentezza dell'iter potrebbe essere dovuta alla volontà di far convergere in un unico testo proposte provenienti anche dalla cosiddetta opposizione. Considerando che le leggi su parità e autonomia scolastica furono licenziate dal centrosinistra; che l'idea delle scuole fondazioni era contenuta nel decreto Bersani del 2007; che la riforma del Titolo V della Costituzione e l'astensione dal voto dimostrano che federalismo, regionalizzazione e sussidiarietà sono principi condivisi anche dal chi dovrebbe opporsi alla deriva mercantilistica, aziendalista e privatistica configurata dalla proposta Aprea, non disperiamo che il progetto bipartisan possa riuscire. Aggravato dalla notizia ventilata che Gelmini potrebbe essere candidata alle Europee; in quel caso Aprea, sebbene titubante, potrebbe succederle, alimentando il dilemma se sia meglio un'incompetente yes woman di una competente jihadista del mercato. Prima di adattarci a intonare il requiem annunciato per la scuola della Repubblica, degli art.3, 33 e 34 della Costituzione, tentiamo di fare qualcosa. Il pericolo è enorme.
ECCO GLI EFFETTI DELLA MANNAIA
In queste settimane, quando un docente si ammala, la supplente non è nominata. Cosa fanno alunni e studenti? Sono "spalmati" sulle altre classi. A far che? Ad attendere che il tempo passi e suoni la campanella. Mi chiedo: ma i loro genitori lo sanno? Qualcuno per correttezza li avverte? I tagli della Gelmini iniziano a farsi sentire. Non era mai successo nella storia della scuola italiana che venissero a mancare agli istituti scolastici i finanziamenti per la "dotazione ordinaria". È accaduto. Gelmini si vantava recentemente di voler creare una scuola senza carta. È la scuola di queste settimane: senza carta igienica e carta per le fotocopie, senza fondi. Neppure per le supplenze. Di fronte al "ritardo" delle procedure per il reperimento delle necessarie risorse, Gelmini invita le istituzioni scolastiche a procedere alla predisposizione del Programma annuale 2009 anche senza fondi. Ridicolo. Come? Chiedendo i soldi a chi? Agli studenti? I dirigenti scolastici di tutta Italia non sanno più che fare, da Milano a Palermo. Gelmini non risponde. Anzi, continua a pontificare come se i soldi ci fossero. Non ci sono i corsi per i recuperi? Gelmini sorride e dice: pagate i prof privati. Un'assurdità. Una svista del ministero, evidentemente. Perché la legge sui corsi di recupero è rimasta, ma quest'anno non è stata finanziata. Così le scuole, dopo gli scrutini del primo quadrimestre, hanno l'obbligo di organizzare corsi di recupero per tutti i ragazzi che hanno riportato insufficienze in una o più materie, ma non sanno come, senza fondi. Per evitare ricorsi da parte delle famiglie ci sono due alternative. Utilizzare i finanziamenti Idei, cioè quelli degli Interventi didattici educativi ed integrativi, comunque insufficienti. O interrompere le normali attività didattiche. Ma in questo che fanno i ragazzi senza materie da recuperare? Scriveranno messaggini al ministro?
CAPITALE LAVORO Tutti i tagli della Gelmini
di Stefano Milani, Giacomo Russo Spena - ROMA
Meno materiale didattico, laboratori, biblioteche e personale. La Cgil va in piazza e denuncia gli scempi della riforma dell'istruzione. Per il sindacato ci sarebbero problemi addirittura per il funzionamento ordinario degli istitutiTagli, tagli e ancora tagli. L'ultimo progetto del ministro Maria Stella Gelmini di privare le scuole dei fondi per il funzionamento didattico e amministrativo dà il colpo mortale agli istituti che dovranno fronteggiare vere e proprie emergenze, come la mancanza di materiale didattico, laboratori, biblioteche e carenze del personale. Qualche scuola rischia addirittura la chiusura. Ieri la prima reazione con un sit-in a Roma sotto il palazzo dell'Istruzione promossa da Flc-Cgil, assieme al Cgd, alla Rete degli studenti e all'Uds.Svetta il cartello «AAA svendesi scuola, rivolgersi fondazione Tremonti-Brunetta-Gelmini», subito dietro lo striscione «Non rubateci il futuro» del coordinamento genitori-maestre della scuola ribelle Iqbal Masih. Intanto gli studenti dell'Uds volantinano per una nuova mobilitazione nazionale il 27 febbraio contro gli «scempi» del governo. Ma a gestire la protesta è Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, il quale dichiara dal megafono: «Siamo venuti qui per sollecitare l'immediato trasferimento di risorse finanziarie per poter svolgere le attività ordinarie della scuola». Che la situazione sia ad un passo dal baratro non bisogna essere dei geni in matematica. Perciò, aggiunge Pantaleo, «chiediamo che si traduca in fatti l'annunciato trasferimento da parte del dicastero dell'Economia dei 57 milioni di euro da destinare ai corsi di recupero e reclamiamo le somme necessarie a far fronte agli oltre 200 milioni di debiti pregressi che gravano sulle scuole e che stanno provocando forti disagi per il mancato pagamento delle supplenze, per l'avvio delle attività di recupero, arrivando fino al pignoramento in alcuni istituti e al coinvolgimento dei genitori nelle spese scolastiche». Per non parlare della soppressione delle seconda lingua e delle supplenze brevi non pagate. Non ci sono molte alternative: «Servono risorse aggiuntive altrimenti non potrà essere garantito il diritto allo studio», conclude Pantaleo. Obiettivo, arrivare a fine mese a un tavolo interministeriale, oltre Gelmini la vicenda riguarda anche Sacconi, Brunetta e Tremonti. In piazza qualcuno è ottimista, convinto che i tagli alla fine rientrino. E' il caso di Mario Lombardo, preside della scuola elementare romana Franceschi, dove i tagli (e la successiva fine delle compresenze) rischiano di spezzare quel processo d'integrazione tra bimbi italiani e stranieri intrapreso anni fa con grande soddisfazione: «Sarebbe un'assurdità togliere tanti soldi agli istituti - dice il preside - si rischierebbe inoltre l'aumento della dispersione scolastica». Le sue speranze crollano dopo che la delegazione dei manifestanti ricevuta dal ministro Gelmini riferisce alla piazza l'esito dell'incontro. E non è un bel sentire. Se per le supplenze 2008-2009 sembra esserci la copertura finanziaria, il problema del funzionamento ordinario, secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali, non è stato affatto risolto.E così, taglio dopo taglio, già siamo a meno 200 milioni sottratti in un solo anno dal governo Berlusconi alla (sempre più) povera scuola italiana. Ma il problema non è solo l'azzeramento dei fondi. La forbice di Gelmini si abbatte con la stessa forza distruttrice anche contro i lavoratori, meglio se precari. Secondo la Uil a rischio ci sono ventottomila posti di lavoro: nel 2007 circa 8.600 insegnanti non sono state confermate nelle nomine, nel 2008 sono state 11.628. Per il prossimo anno scolastico poi, la riduzione di organico prevista dalla legge 133/08 è ancora più allarmante: circa 43.000 docenti. Con la percentuale di precari a rischio posto di lavoro è pari al 15%. Di fatto, in poco meno di tre anni, si sono ridotti gli effetti delle ultime immissioni in ruolo del 2006 e oggi lavorano nella scuola oltre 130mila insegnanti precari.E a pagare di più saranno, tanto per cambiare, i precari. Basti pensare che le supplenze annuali e quelle fino al termine delle attività didattiche, fa sapere la Flc-Cgil, sono 72.460 tra il personale Ata e 113.540 tra i docenti. Il grosso dei tagli riguarderà proprio loro oltre a determinare un gran numero di personale di ruolo in esubero soprattutto nelle aree meridionali. A queste va aggiunta la difficile situazione delle scuole per il mancato trasferimento dei finanziamenti per le attività ordinarie, per le supplenze, per le attività di recupero dei debiti formativi, e la frittata è completa.
mercoledì 18 febbraio 2009
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Insegnanti e genitori per il ritiro della riforma dei cicli e la difesa della scuola pubblica
per capire ciò che sta succedendo davvero nella scuola
10 domande – 10 risposte
1) Che cosa prevedono i provvedimenti varati dal governo?
Prima di tutto il decreto 112, poi trasformato in legge 133 all'inizio di agosto, prevede la soppressione di 87.000 posti di insegnamento e di 43.000 di personale ATA. Il decreto 137 del 1° settembre prevede poi che, « nell'ambito degli obiettivi di contenimento » (cioè per applicare questi tagli), le scuole « costituiscano classi affidate ad un unico maestro e funzionanti per 24 ore settimanali.». Al di fuori delle 24 ore non verrebbero più garantite le classi, gli insegnanti stabili, l'organico necessario, la gratuità del servizio. La qualità della didattica si abbasserebbe. Il Tempo Pieno sarebbe rimesso in causa, così come i Moduli Gli alunni nelle classi aumenterebbero.
2) Ma perché il ministro ha allora assicurato che il Tempo Pieno non verrà toccato?
Come già la Moratti, il ministro Gelmini gioca con le parole. Il decreto prevede che al di fuori delle 24 ore, singolarmente, le famiglie possano chiedere di lasciare il loro figlio a scuola per un tempo più « ampio ». Ma per comprendere che cosa succederebbe bisogna prima di tutto avere chiaro che cos'è il Tempo Pieno. Il Tempo Pieno non è la semplice copertura delle 40 ore settimanali. Il Tempo Pieno è fatto da due insegnanti statali titolari per ogni classe, con i bambini che frequentano 40 ore, mentre gli insegnanti ne fanno 44 (22 a testa). Questo significa che ci sono 4 ore di « compresenza » (tutti e due gli insegnanti in classe) per attività particolari, recupero dei bambini in difficoltà, uscite.... Ma specialmente ciò significa che su una classe ci sono 2 insegnanti (statali) che hanno con i bambini un rapporto continuativo e costruttivo, non spezzettato.
3) Che fine farebbe tutto questo?
Poiché l'orario normale diventerebbe di 24 ore, ci sono solo due possibilità: a) le famiglie pagano il servizio delle ore mancanti (pomeriggi), oppure, b) oltre le 24 ore lo Stato assicura solo la « copertura » dell'orario, ma con le cosiddette « classi spezzatino », cioè con un cambio continuo di insegnanti e compagni.
4) Che cos'è una « classe spezzatino » e come si realizzerebbe?
« Classe spezzatino » è il nome che insegnanti e genitori hanno dato a quelle classi che, a causa dei tagli già avvenuti in questi anni, si sono trovate a non avere più 2 insegnanti titolari (o 3 nel Modulo). Per coprire lo stesso le 40 ore (30 nel Modulo) si è allora proceduto nella direzione che lo stesso ministro Gelmini ha spiegato in questi giorni: eliminare le compresenze e quindi « liberare » dei « pacchetti » di ore in cui gli insegnanti possono intervenire in classi diverse dalla propria. Ma poiché questi « pacchetti » sono di 2 ore per ogni insegnante, per coprire tutto l'orario si arriva ad avere anche 7-8 e più insegnanti su una classe, oppure a mescolare le classi nelle ore di mensa, in alcuni pomeriggi etc...
5) Ci sarebbe quindi più caos di oggi?
Sì, contrariamente a ciò che dice la Gelmini. Il ministro utilizza il caos che si è creato in questi anni proprio con i primi orari « spezzatino » per dire in modo demagogico che ci sarebbe bisogno di tornare ad una sola figura di riferimento... Ma il suo modello non farebbe che peggiorare la situazione. Il caos di questi anni è determinato proprio dai tagli dei posti e dalla rottura della regola « due insegnanti titolari ogni classe a Tempo Pieno e tre ogni classe a Modulo ». L'inganno del
« maestro unico » porta un danno alla didattica e alla stabilità del rapporto alunni-insegnanti, oltre a portare disagi e costi per le famiglie .... In pratica, dopo aver creato i primi disagi, oggi il governo li usa come un pifferaio magico che trascina tutti al peggio.
6) Sembra di tornare al « tutor » della Moratti?
Certo. Chi farebbe infatti il « maestro unico »? E chi quello che gira tra le classi, sempre a disposizione per mense, pomeriggi etc...? Nei fatti si ripropone non solo il tutor, ma l'intero impianto di scuola proposto dalla Moratti, con un orario minimo per tutti e il resto a scelta individuale, i gruppi flessibili al posto delle classi al pomeriggio, i raggruppamenti nelle ore di mensa.... In più va considerato che con la proposta di legge Aprea tutto questo potrebbe condizionare anche lo stipendio degli insegnanti.....
7) Che cosa prevede la proposta di legge Aprea?
1) La possibilità di trasformare le singole scuole pubbliche statali in « fondazioni », cioè istituzioni private; 2) la trasformazione dei consigli d'istituto in « consigli d'amministrazione » di cui farebbero parte i privati che potrebbero condizionare programmi e didattica, istituire tasse etc...; 3) concorsi indetti scuola per scuola che legalizzerebbero il clientelismo e segnerebbero la fine della libertà d'insegnamento; 4) aumenti di stipendio solo più per pochi insegnanti, legati al giudizio annuale del dirigente e di colleghi « esperti », cioè alla disponibilità ad applicare le « riforme »; 5) fine del contratto nazionale e determinazione per legge di tutte le materie che riguardano gli insegnanti (orari di lavoro, diritti etc...);
8) Si tratterebbe quindi di una vera privatizzazione della scuola...
Sarebbe in effetti il colpo finale. Dopo che la Moratti ha eliminato i Programmi Nazionali e il ministro Fioroni non li ha ristabiliti, dopo che le scuole hanno cominciato a differenziarsi sempre di più, a imporre anche qualche contributo alle famiglie, a farsi pubblicità per strapparsi i « clienti », questi provvedimenti cambierebbero la natura stessa della scuola che non si potrebbe più definire « pubblica » e tanto meno « statale ».
9) Che cosa si prevede per le scuole superiori?
Negli ultimi giorni è apparsa la proposta di ridurre a quattro gli anni dei licei e degli istituti tecnici e professionali, di eliminare tutta una serie di indirizzi, di accorpare molte classi di insegnamento. Inoltre si prevede di ridurre le ore di lezione. Sono proposte già presentate in passato con due soli obiettivi: tagliare le spese, e dunque la preparazione dei ragazzi, e eliminare i titoli di studio oggi rilasciati, legalmente riconosciuti e validi nel mondo del lavoro (geometra, ragioniere, perito...).
10) Che cosa prevede il federalismo presentato in questi giorni?
Per la scuola si prevede la regionalizzazione completa del sistema e quindi la fine della scuola della Repubblica, uguale in tutto il Paese. Ogni Regione avrebbe proprie leggi, tasse etc... I contratti nazionali (e non solo quelli degli insegnanti) sarebbero distrutti. Con i tagli che si prospettano per le Regioni, poi, ci troveremmo ben presto a confrontarci con ulteriori attacchi, ma questa volta divisi regione per regione e senza possibilità di difendere la scuola in modo unito dal nord al sud del Paese.
Insegnanti, genitori, cittadini: fate conoscere nelle scuole, nei luoghi di lavoro, tra i conoscenti, la realtà che il governo nasconde.
TEST DI AUTOVALUTAZIONE DELLE MAESTRE DELL'ERA GELMINI
Scegliere solo una risposta per domanda
1) La scuola dell’uguaglianza è:
A. Una perniciosa deviazione comunista
B. La scuola dei principi costituzionali
C. L’attività di recupero sulle equivalenze
2) La collega maestra è
A. Una persona competente con cui scambiare idee e risolvere insieme problemi
B. Una concorrente per il premio salariale cui sottrarre le idee incentivanti
C. Non so, vivo nella mia classe, raramente le incontro.
3) La compresenza è:
A. Compre… cosa? In che senso?
B. Un’imbarazzante spreco di risorse
C. L’occasione di lavoro a gruppi per supportare chi è in difficoltà
4) Le uscite didattiche sono
A. Un’occasione di arricchimento della didattica e un collegamento tra scuola e territorio.
B. Una pericolosa esposizione dei bambini ai mille pericoli in agguato nella società
C. Una dannosa ed inutile interruzione della didattica del leggere, scrivere e far di conto
5) Il voto in condotta è
A. Un’arma fenomenale nelle nostre mani
B. Una semplificazione di una complessa serie di fattori da analizzare insieme ai genitori e ai colleghi
C. Una valutazione per verifiche stravaganti effettuate dentro grandi tubature
6) Il bambino migrante è:
A. Una dannosa ed inutile interruzione della didattica del leggere, scrivere e far di conto
B. Un allievo che dovrà dimostrare di essere all’altezza della nostra cultura
C. Una ricchezza per lo scambio culturale che potenzialmente porta nella classe
7) Il voto numerico è:
A. Un utile intervento governativo per migliorare le prestazioni degli allievi in aritmetica
B. Una pericolosa semplificazione
C. Più facile da scrivere, quindi migliore
8)Il grembiulino è
A. Un affare per le aziende tessili
B. Un intralcio dei movimenti e un’idea del passato
C. Una divisa simpatica che può dare lustro alla scuola
9) Come si scrive il nome della nuova ministra?:
A. Gelmini
B. Ghelmini
C. Terminator
10) Cosa significa “pari opportunità”?
A. Sempre aritmetica: pari, dispari, più, meno, quelle lì…
B. Una deriva pericolosa per una scuola votata all’eccellenza
C. Attenzione costante per eliminare ingiustizie di genere o collegate al ceto sociale e alla provenienza
11) Il Tempo Pieno è:
A. Uno spreco di denaro pubblico
B. Una preziosa risorsa didattica e sociale
C. Una formula di scuola interessante e da incrementare, a patto di limitarla alla parte antimeridiana della giornata
12) Se una bambina non capisce la tua spiegazione, cosa fai?
A. Spiego di nuovo, cambiando registro
B. La boccio
C. Consiglio ai genitori un percorso professionalizzante
Risposte:
1) A=3; B=0; C=2
2) A=0; B=3; C=2
3) A=2; B=3; C=0
4) A=0; B=2; C=3
5) A=3; B=0; C=1
6) A=2; B=3; C=0
7) A=3; B=0; C=2
A=3; B=0; C=3
9) A=3; B=2; C=0
10) A=2; B=3; C=0
11) A=3; B=0; C=3
12) A=0; B=3; C=2
Se hai collazionato sotto i 10 punti: ci dispiace, fai parte del 33% che dal prossimo anno non lavorerà più nella scuola pubblica.
Se hai fatto da 10 a 20: brava, sei una maestra sopportabile, anche se potresti incrementare un po’ lo zelo verso le riforme. Continuerai a lavorare con la paga base da miseria che hai oggi.
Se hai fatto da 21 a 30: brava! Sarai tra le colonne del nuovo corso. Stipendio premiale, ma ricorda che se non bocci almeno tre bambini all’anno il bonus potrebbe scaderti.
Se hai fatto da 31 a 36: bravissima, ti abbiamo già iscritta d’ufficio al nuovo corso-concorso da dirigenti della nuova era!
Scegliere solo una risposta per domanda
1) La scuola dell’uguaglianza è:
A. Una perniciosa deviazione comunista
B. La scuola dei principi costituzionali
C. L’attività di recupero sulle equivalenze
2) La collega maestra è
A. Una persona competente con cui scambiare idee e risolvere insieme problemi
B. Una concorrente per il premio salariale cui sottrarre le idee incentivanti
C. Non so, vivo nella mia classe, raramente le incontro.
3) La compresenza è:
A. Compre… cosa? In che senso?
B. Un’imbarazzante spreco di risorse
C. L’occasione di lavoro a gruppi per supportare chi è in difficoltà
4) Le uscite didattiche sono
A. Un’occasione di arricchimento della didattica e un collegamento tra scuola e territorio.
B. Una pericolosa esposizione dei bambini ai mille pericoli in agguato nella società
C. Una dannosa ed inutile interruzione della didattica del leggere, scrivere e far di conto
5) Il voto in condotta è
A. Un’arma fenomenale nelle nostre mani
B. Una semplificazione di una complessa serie di fattori da analizzare insieme ai genitori e ai colleghi
C. Una valutazione per verifiche stravaganti effettuate dentro grandi tubature
6) Il bambino migrante è:
A. Una dannosa ed inutile interruzione della didattica del leggere, scrivere e far di conto
B. Un allievo che dovrà dimostrare di essere all’altezza della nostra cultura
C. Una ricchezza per lo scambio culturale che potenzialmente porta nella classe
7) Il voto numerico è:
A. Un utile intervento governativo per migliorare le prestazioni degli allievi in aritmetica
B. Una pericolosa semplificazione
C. Più facile da scrivere, quindi migliore
8)Il grembiulino è
A. Un affare per le aziende tessili
B. Un intralcio dei movimenti e un’idea del passato
C. Una divisa simpatica che può dare lustro alla scuola
9) Come si scrive il nome della nuova ministra?:
A. Gelmini
B. Ghelmini
C. Terminator
10) Cosa significa “pari opportunità”?
A. Sempre aritmetica: pari, dispari, più, meno, quelle lì…
B. Una deriva pericolosa per una scuola votata all’eccellenza
C. Attenzione costante per eliminare ingiustizie di genere o collegate al ceto sociale e alla provenienza
11) Il Tempo Pieno è:
A. Uno spreco di denaro pubblico
B. Una preziosa risorsa didattica e sociale
C. Una formula di scuola interessante e da incrementare, a patto di limitarla alla parte antimeridiana della giornata
12) Se una bambina non capisce la tua spiegazione, cosa fai?
A. Spiego di nuovo, cambiando registro
B. La boccio
C. Consiglio ai genitori un percorso professionalizzante
Risposte:
1) A=3; B=0; C=2
2) A=0; B=3; C=2
3) A=2; B=3; C=0
4) A=0; B=2; C=3
5) A=3; B=0; C=1
6) A=2; B=3; C=0
7) A=3; B=0; C=2
A=3; B=0; C=3
9) A=3; B=2; C=0
10) A=2; B=3; C=0
11) A=3; B=0; C=3
12) A=0; B=3; C=2
Se hai collazionato sotto i 10 punti: ci dispiace, fai parte del 33% che dal prossimo anno non lavorerà più nella scuola pubblica.
Se hai fatto da 10 a 20: brava, sei una maestra sopportabile, anche se potresti incrementare un po’ lo zelo verso le riforme. Continuerai a lavorare con la paga base da miseria che hai oggi.
Se hai fatto da 21 a 30: brava! Sarai tra le colonne del nuovo corso. Stipendio premiale, ma ricorda che se non bocci almeno tre bambini all’anno il bonus potrebbe scaderti.
Se hai fatto da 31 a 36: bravissima, ti abbiamo già iscritta d’ufficio al nuovo corso-concorso da dirigenti della nuova era!






0 commenti:
Posta un commento