NO 133 NO 137

NO  133     NO 137

venerdì 27 marzo 2009

Se educare costa troppo

da Giuseppe Caliceti (il Manifesto)
Benvenuti nell’epoca dell’ignoranza. Una buona madre di famiglia,
di fronte a una crisi economica, dove taglia? Naturale: dai suoi
figli più piccoli. Vi pare assurdo? No, almeno per Gelmini.

Il ministro ha infatti diffuso i numeri dei posti di lavoro
soppressi nella scuola a partire dal prossimo anno scolastico. Da settembre inizia il disastro più volte annunciato. A poco
sono servite le proteste: il governo è andato avanti tranquillo
per la sua strada brandendo la mannaia. Al Sud spariranno due posti su tre.

La scuola ex media avrà 15.541 docenti in meno, pari al 10%.
Complessivamente salteranno circa 40 mila cattedre. Si tratta del più
grande licenziamento di massa della storia della nostra Repubblica.

E, secondo il progetto di Tremonti-Gelmini-Brunetta, rappresenterebbe
solo l’inizio della “razionalizzazione” triennale nel mondo della scuola.
Se la scuola pubblica italiana fosse un’azienda privata,si chiederebbe
aiuto dello Stato. Ma purtroppo (o per fortuna) in Italia c’è anche
la scuola pubblica. Ed è lo Stato stesso che decide di risparmiarci sopra.
Risparmiare sulla pelle dei più piccoli, dei ragazzi. Risparmiare sulla
formazione, sulla conoscenza, sulla ricerca, sul sapere. Per i precari e i
licenziati della scuola non è prevista neppure una forma di cassa
integrazione. Semplicemente, se prima c’erano, adesso non ci sono più spariscono,
via, devono trovarsi un altro lavoro. Il taglio all'organico
nella primaria, che incide per quasi un terzo del taglio complessivo,
colpirà soprattutto il cosiddetto tempo normale: le 24, 27 e 30 ore
settimanali. Il tempo pieno di 40 ore viene (per ora) risparmiato;
anche perché a sua difesa si sono creati in tutta Italia
tantissimi coordinamenti di genitori-docenti che, evidentemente,
qualcosa forse hanno ottenuto. E questo, in risposta ai tanti che,
nella scuola, sono ormai così rassegnati da pensare che protestare
o scioperare non serve più a nulla. Ma dove le lezioni pomeridiane
alle elementari non ci sono mai state (8% alNord, 36% al Sud) arriva
più violenta la mannaia. Con tanti saluti a tutte le famose e fumose
Questioni meridionali. sono una specie di miraggio.

Gli addetti ai lavori sapevano già che le classi di scuola elementare
a tempo pieno al Sud sono soltanto otto su 100 mentre al Nord sono il
36 per cento. Il taglio più consistente sulla scuola secondaria di
primo grado (l'ex scuola media) che, per effetto del calo delle ore
di lezione. Una vera e propria decimazione: svaniranno 15.541 cattedre,
una su dieci. I più malconci? I prof di Italiano e Tecnologia. E se tutto
tace, a Settembre Gelmini e Tremonti continueranno a demolire la scuola
pubblica italiana occupandosi delle scuole superiori.

Se educare costa troppo, Gelmini ha deciso di provare con l’ignoranza.

Forse e ora di non nascondere più la testa sotto la sabbia, ma di urlare la nostra indignazione.

Perciò saranno molti gli insegnanti a Roma il 4 aprile alla manifestazione nazionale della CGIL.

lunedì 23 febbraio 2009

Scuola.La mannaia.

Notizie recenti-ItaliaOggi: Ecatombe di posti nel Mezzogiorno
PAGHERANNO PURE I DOCENTI DI RUOLO
17-02-2009
Di Antimo Di Geronimo

È un'ecatombe senza precedenti quella che sta per abbattersi sugli organici della scuola statale. Il prossimo anno scolastico inizierà, infatti, con 42.100 cattedre in meno. Per l'anno successivo è previsto un altro sacrificio di 25.600 posti di insegnamento e, infine, un ulteriore salasso di 19.700 cattedre sarà effettuato per il 2011. In tutto: un taglio di 87.400 cattedre. A farne le spese saranno soprattutto i precari. Specialmente al Sud, dove peraltro rischiano il posto anche i docenti di ruolo, sui quali pende l'incognita della dichiarazione di esubero e della successiva messa in disponibilità per 24 mesi, con tanto di licenziamento allo scadere del periodo.

La situazione è talmente drammatica dall'avere spinto il ministero dell'istruzione, alle prese in questi giorni con il decreto sugli organici per il prossimo anno (in attuazione della manovra estiva), a considerare la possibilità di consentire ai precari di inserirsi nelle graduatorie di più province contemporaneamente. L'ipotesi allo studio prevede, infatti, la permanenza nella graduatoria a esaurimento di attuale collocazione e la possibilità di chiedere l'inserimento in altre 2 o addirittura 3 province. Nelle nuove province, però, l'inserimento avverrebbe in coda. La situazione, oltre che drammatica è anche paradossale. A fronte di una carenza cronica di cattedre al Sud, che vede assottigliarsi sempre di più il numero delle cattedre e il numero degli alunni, al Nord, invece, per trovare i supplenti non di rado le scuole devono ricorrere alle messe a disposizione.

In sostanza, dunque, le scuole del Nord, per assumere i docenti, dopo avere scorso senza esito le graduatorie di istituto, assumono i supplenti interpellando i precari che si rendono disponibili con delle semplici dichiarazioni presentate in segreteria. E nella maggior parte dei casi si tratta di docenti inclusi nelle graduatorie del Sud che sono rimasti senza lavoro e che si vedono costretti ad emigrare. Si tenga presente, peraltro, che le retribuzioni che vengono erogate a coloro che accettano le supplenze dai presidi sono ancora più basse di quelle dei supplenti che vengono assunti con incarichi conferiti dagli uffici scolastici o dalle scuole polo. Mentre ai primi viene attributi lo stipendio intero, sebbene al minimo contrattuale, ai precari assunti dai presidi viene applicata una decurtazione che corrisponde all'importo dell'ex compenso accessorio. E se si assentano per malattia hanno diritto alla metà della retribuzione solo per un mese. Dopo di che, nulla. Tra l'altro sulla questione della mancata attribuzione degli scatti di anzianità ai precari c'è anche una sentenza della Corte di giustizia europea che dovrebbe essere applicata anche in Italia. Ma finora non è successo nulla (si veda ItaliaOggi del 6 novembre 2007). Insomma, assumere precari fa risparmiare alle casse dello stato un bel po' di soldi. L'amministrazione però sarebbe intenzionata a chiedere l'autorizzazione ad immettere in ruolo almeno 20mila precari: 15mila docenti e 5mila Ata. Insomma una boccata di ossigeno che riaccende la speranza per i 130mila precari che lavorano attualmente nelle scuole di tutto il paese con contratti a termine. Le immissioni, se ci saranno, verranno concentrate al Nord. Anche perché nel Mezzogiorno a rischiare il posto non ci sono solo i precari, ma anche i docenti di ruolo. Per questi ultimi si fa avanti lo spettro della riconversione coatta oppure della mobilità intercompartimentale. Ipotesi questa che non dispiacererebbe ai più. Ma il problema è che i posti nelle altre amministrazioni sono pochissimi. Anzi sono talmente pochi che l'amministrazione scolastica non è riuscita a ricollocare nemmeno i docenti inidonei, che sono appena 5mila, per i quali è stato costituito un ruolo a esaurimento. E dunque, se non sarà possibile ricollocare i docenti in esubero in altri insegnamenti o altre amministrazioni bisognerà applicare gli articoli 33 e 34 del decreto legislativo 165/2001. Una disciplina che risale al 1993, che fu introdotta dall'allora governo Amato. Ciò vuol dire che gli in-collocabili saranno messi nelle liste di disponibilità a stipendio ridotto e poi licenziati.

mercoledì 18 febbraio 2009

Il pericolo di un accordo bipartisan

L'ANALISI
di Marina Boscaino da il Manifesto del 13-2-2009
pag. 6
Il pericolo di un accordo bipartisan
I 22 articoli del disegno di legge Aprea, fermo in VII Commissione alla Camera, si articolano soprattutto su 2 temi: l'autogoverno della scuola e la condizione dei docenti. Le scuole vengono trasformate in fondazioni, istituti di diritto privato. Infatti lo Stato garantisce loro una cifra fissa e identica per tutte, ma le aziende o gli enti, associazioni o utenti potranno contribuire con finanziamenti. Tale condizione - tra tutti i possibili scetticismi rispetto alle concrete velleità di entrare come finanziatori di un'istituzione scolastica - configura la possibilità non solo di privatizzare qualunque scuola, ma di creare immense disparità tra istituti, a seconda del livello ordinamentale, dell'utenza, della collocazione nel territorio. Al consiglio di istituto - attraverso una rivisitazione dei decreti delegati - verrà sostituito un consiglio di amministrazione (nel quale non sono più compresi gli Ata), di cui farebbero parte rappresentanti degli enti locali e del mondo del lavoro e delle professioni. Non è un caso che questo percorso (di cui non è difficile individuare, oltre che le criticità rilevate, i danni in termini di ingerenza sulla libertà di insegnamento) rappresenta una mano tesa verso Confindustria, che a più riprese ha avallato e richiesto una simile trasformazione. La carriera dei docenti - la cui formazione iniziale è concepita sul modello 3+2, con un corso universitario caratterizzato per il 75% da crediti di tipo contenutistico-disciplinare e solo per il 25% di tipo relazionale, didattico, pedagogico, cui seguirà un anno di tirocinio validato dal giudizio del dirigente, dopo il quale il candidato potrà iscriversi ad un albo rigorosamente regionale - sarà articolata in 3 livelli: iniziale, ordinario ed esperto. Gli aumenti stipendiali saranno vincolati all'anzianità e all'appartenenza al singolo livello, determinato da concorsi banditi dai singoli istituti. Si propone così, oltre che un aggravio di lavoro difficilmente gestibile dalle segreterie, un sistema di reclutamento improntato a "cordate" interne più i meno di potere, meccanismo non dissimile da quello che il centro destra ha sbandierato di voler debellare all'università. Infine, spariranno le Rappresentanze sindacali unitarie e per i docenti verrà istituita una specifica area contrattuale. Il fatto che le politiche sull'istruzione del centro destra non si limitino semplicemente in un - seppur allarmante e drammatico - disinvestimento economico e culturale, che culmina negli otto milioni di tagli alla scuola e nell'annullamento di più di centotrentamila posti di lavoro, è chiaro più che mai. Perché qui si accompagna il desolante passaggio dalla scuola della Repubblica (statale, laica, pluralista, inclusiva) alla scuola privata (confessionale, aziendalista, esclusiva, "omologata"). Qui si vanno a minare definitivamente le basi dello stato sociale come frutto del patto di solidarietà che sta alla base della Carta, e si scongiura ogni possibilità di affidare alla scuola funzioni emancipanti rispetto alle condizioni socioeconomiche di partenza di tutti e di ciascuno. Il sospetto stazionamento prolungato del disegno di legge può essere letto da differenti punti di vista. Conflitti interni a Forza Italia: la sconfitta di Valentina Aprea, responsabile scuola nazionale, dirigente scolastico e ministro in pectore, nella corsa alla poltrona di viale Trastevere a vantaggio della neofita e incompetente Maria Stella Gelmini, fu bruciante. Tanto più che Gelmini si era segnalata pubblicamente solo per una proposta di legge presentata il 5 febbraio 2008 alla Camera - "Per la promozione e l'attuazione del merito nella società, nell'economia e nella pubblica amministrazione": una beffa da una come lei che, nata e vissuta in Lombardia, ha acquisito il titolo di avvocato solo dopo un fittizio trasferimento a Reggio Calabria. Oppure, come sostengono altri, la lentezza dell'iter potrebbe essere dovuta alla volontà di far convergere in un unico testo proposte provenienti anche dalla cosiddetta opposizione. Considerando che le leggi su parità e autonomia scolastica furono licenziate dal centrosinistra; che l'idea delle scuole fondazioni era contenuta nel decreto Bersani del 2007; che la riforma del Titolo V della Costituzione e l'astensione dal voto dimostrano che federalismo, regionalizzazione e sussidiarietà sono principi condivisi anche dal chi dovrebbe opporsi alla deriva mercantilistica, aziendalista e privatistica configurata dalla proposta Aprea, non disperiamo che il progetto bipartisan possa riuscire. Aggravato dalla notizia ventilata che Gelmini potrebbe essere candidata alle Europee; in quel caso Aprea, sebbene titubante, potrebbe succederle, alimentando il dilemma se sia meglio un'incompetente yes woman di una competente jihadista del mercato. Prima di adattarci a intonare il requiem annunciato per la scuola della Repubblica, degli art.3, 33 e 34 della Costituzione, tentiamo di fare qualcosa. Il pericolo è enorme.

ECCO GLI EFFETTI DELLA MANNAIA
In queste settimane, quando un docente si ammala, la supplente non è nominata. Cosa fanno alunni e studenti? Sono "spalmati" sulle altre classi. A far che? Ad attendere che il tempo passi e suoni la campanella. Mi chiedo: ma i loro genitori lo sanno? Qualcuno per correttezza li avverte? I tagli della Gelmini iniziano a farsi sentire. Non era mai successo nella storia della scuola italiana che venissero a mancare agli istituti scolastici i finanziamenti per la "dotazione ordinaria". È accaduto. Gelmini si vantava recentemente di voler creare una scuola senza carta. È la scuola di queste settimane: senza carta igienica e carta per le fotocopie, senza fondi. Neppure per le supplenze. Di fronte al "ritardo" delle procedure per il reperimento delle necessarie risorse, Gelmini invita le istituzioni scolastiche a procedere alla predisposizione del Programma annuale 2009 anche senza fondi. Ridicolo. Come? Chiedendo i soldi a chi? Agli studenti? I dirigenti scolastici di tutta Italia non sanno più che fare, da Milano a Palermo. Gelmini non risponde. Anzi, continua a pontificare come se i soldi ci fossero. Non ci sono i corsi per i recuperi? Gelmini sorride e dice: pagate i prof privati. Un'assurdità. Una svista del ministero, evidentemente. Perché la legge sui corsi di recupero è rimasta, ma quest'anno non è stata finanziata. Così le scuole, dopo gli scrutini del primo quadrimestre, hanno l'obbligo di organizzare corsi di recupero per tutti i ragazzi che hanno riportato insufficienze in una o più materie, ma non sanno come, senza fondi. Per evitare ricorsi da parte delle famiglie ci sono due alternative. Utilizzare i finanziamenti Idei, cioè quelli degli Interventi didattici educativi ed integrativi, comunque insufficienti. O interrompere le normali attività didattiche. Ma in questo che fanno i ragazzi senza materie da recuperare? Scriveranno messaggini al ministro?

CAPITALE LAVORO Tutti i tagli della Gelmini
di Stefano Milani, Giacomo Russo Spena - ROMA
Meno materiale didattico, laboratori, biblioteche e personale. La Cgil va in piazza e denuncia gli scempi della riforma dell'istruzione. Per il sindacato ci sarebbero problemi addirittura per il funzionamento ordinario degli istitutiTagli, tagli e ancora tagli. L'ultimo progetto del ministro Maria Stella Gelmini di privare le scuole dei fondi per il funzionamento didattico e amministrativo dà il colpo mortale agli istituti che dovranno fronteggiare vere e proprie emergenze, come la mancanza di materiale didattico, laboratori, biblioteche e carenze del personale. Qualche scuola rischia addirittura la chiusura. Ieri la prima reazione con un sit-in a Roma sotto il palazzo dell'Istruzione promossa da Flc-Cgil, assieme al Cgd, alla Rete degli studenti e all'Uds.Svetta il cartello «AAA svendesi scuola, rivolgersi fondazione Tremonti-Brunetta-Gelmini», subito dietro lo striscione «Non rubateci il futuro» del coordinamento genitori-maestre della scuola ribelle Iqbal Masih. Intanto gli studenti dell'Uds volantinano per una nuova mobilitazione nazionale il 27 febbraio contro gli «scempi» del governo. Ma a gestire la protesta è Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, il quale dichiara dal megafono: «Siamo venuti qui per sollecitare l'immediato trasferimento di risorse finanziarie per poter svolgere le attività ordinarie della scuola». Che la situazione sia ad un passo dal baratro non bisogna essere dei geni in matematica. Perciò, aggiunge Pantaleo, «chiediamo che si traduca in fatti l'annunciato trasferimento da parte del dicastero dell'Economia dei 57 milioni di euro da destinare ai corsi di recupero e reclamiamo le somme necessarie a far fronte agli oltre 200 milioni di debiti pregressi che gravano sulle scuole e che stanno provocando forti disagi per il mancato pagamento delle supplenze, per l'avvio delle attività di recupero, arrivando fino al pignoramento in alcuni istituti e al coinvolgimento dei genitori nelle spese scolastiche». Per non parlare della soppressione delle seconda lingua e delle supplenze brevi non pagate. Non ci sono molte alternative: «Servono risorse aggiuntive altrimenti non potrà essere garantito il diritto allo studio», conclude Pantaleo. Obiettivo, arrivare a fine mese a un tavolo interministeriale, oltre Gelmini la vicenda riguarda anche Sacconi, Brunetta e Tremonti. In piazza qualcuno è ottimista, convinto che i tagli alla fine rientrino. E' il caso di Mario Lombardo, preside della scuola elementare romana Franceschi, dove i tagli (e la successiva fine delle compresenze) rischiano di spezzare quel processo d'integrazione tra bimbi italiani e stranieri intrapreso anni fa con grande soddisfazione: «Sarebbe un'assurdità togliere tanti soldi agli istituti - dice il preside - si rischierebbe inoltre l'aumento della dispersione scolastica». Le sue speranze crollano dopo che la delegazione dei manifestanti ricevuta dal ministro Gelmini riferisce alla piazza l'esito dell'incontro. E non è un bel sentire. Se per le supplenze 2008-2009 sembra esserci la copertura finanziaria, il problema del funzionamento ordinario, secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali, non è stato affatto risolto.E così, taglio dopo taglio, già siamo a meno 200 milioni sottratti in un solo anno dal governo Berlusconi alla (sempre più) povera scuola italiana. Ma il problema non è solo l'azzeramento dei fondi. La forbice di Gelmini si abbatte con la stessa forza distruttrice anche contro i lavoratori, meglio se precari. Secondo la Uil a rischio ci sono ventottomila posti di lavoro: nel 2007 circa 8.600 insegnanti non sono state confermate nelle nomine, nel 2008 sono state 11.628. Per il prossimo anno scolastico poi, la riduzione di organico prevista dalla legge 133/08 è ancora più allarmante: circa 43.000 docenti. Con la percentuale di precari a rischio posto di lavoro è pari al 15%. Di fatto, in poco meno di tre anni, si sono ridotti gli effetti delle ultime immissioni in ruolo del 2006 e oggi lavorano nella scuola oltre 130mila insegnanti precari.E a pagare di più saranno, tanto per cambiare, i precari. Basti pensare che le supplenze annuali e quelle fino al termine delle attività didattiche, fa sapere la Flc-Cgil, sono 72.460 tra il personale Ata e 113.540 tra i docenti. Il grosso dei tagli riguarderà proprio loro oltre a determinare un gran numero di personale di ruolo in esubero soprattutto nelle aree meridionali. A queste va aggiunta la difficile situazione delle scuole per il mancato trasferimento dei finanziamenti per le attività ordinarie, per le supplenze, per le attività di recupero dei debiti formativi, e la frittata è completa.

sabato 7 febbraio 2009

No Gelmini. Un camper per iscriversi alla scuola di qualità

da sky tg24

di Chiara Ribichini
“Io non ci sto”: è il nome della campagna contro le novità che a settembre i bambini della prima elementare troveranno in classe. Pullman e banchetti per raccogliere moduli attraverso i quali chiedere che sia mantenuta la scuola di oggi. Un camper per iscrivere i bambini alla scuola elementare di oggi e non a quella prevista dalla riforma Gelmini (che da settembre 2009 sarà realtà). Un pulmino giallo itinerante che ogni giorno si sposta da una parte all’altra della città. A Milano, ma anche a Bologna. E’ la campagna iscrizioni alla buona scuola, una vera e propria segreteria ambulante che raccoglie i moduli integrativi attraverso i quali un genitore chiede che siano mantenuti i modelli organizzativi e didattici attuali. E, al grido di “Io non ci sto”, si diffondono a macchia d’olio iniziative simili. A Roma, Cuneo, Treviso, Padova e Cesena fuori dalle scuole al posto dei bus ci sono i banchetti. Ne è nato anche un forum dove è possibile trovare tutte le informazioni e tutti gli appuntamenti. Sul blog il diario del camper giallo, invece, i protagonisti dello scenario milanese si scambiano impressioni, idee, riflessioni, foto o video. Non li ferma né il freddo, né la pioggia né la notte.“La nostra è una battaglia etica e non politica. Anche se non si hanno figli, bisogna lottare per la scuola che verrà” afferma Antonella, una maestra del comitato scuole di zona 3, davanti alla scuola Emilio Morosini (Milano), dove il 4 febbraio si è fermato il pulmino giallo. Sulla giacca ha appeso un portachiavi con la scritta No Gelmini. Una scuola di qualità per una società migliore. Ai genitori che si fermano incuriositi consegna il modulo per richiedere il mantenimento del tempo pieno così come è strutturato oggi, “con 40 ore, con due insegnanti contitolari, corresponsabili e specializzati per aree disciplinari – si legge sul foglio - con 4 ore di compresenza, tempo mensa come parte integrante del percorso educativo e assistita dagli insegnanti di classe”. Si tratta, ovviamente, solo di un desiderio. “La circolare n. 4 emanata il 15 gennaio parla chiaro: 30 e 40 ore solo se c’è la disponibilità in quell’istituto di poterle fare – spiega Antonella . E aggiunge: “Nel testo non si fa il minimo accenno alle compresenze che, di fatto, spariscono”. Secondo quanto previsto dalla riforma Gelmini, chi iscrive un figlio alla prima elementare può scegliere tra quattro diverse opzioni: 24 ore, 27 ore, 30 ore o 40 ore. Una scelta che per Cristina, genitore impegnato nella campagna “Io non ci sto”, non ha alcun senso. “La scuola non è un corso di nuoto in cui uno sceglie l’orario in base alla voglia che si ha. Chi ha preso le decisioni non sa niente della scuola. Vorremmo sapere quale è il valore di stare a scuola 24 ore e di avere un solo insegnante”. Anche lei indossa una spilletta con il disegno di una formica che sorregge il peso di un dito che vuole schiacciarla e la scritta Io difendo la scuola pubblica. E continua: “Hanno fatto una riforma secondo una logica molto semplice: il numero di insegnanti che volevano tagliare”. Cristina ha due figli: uno in terza elementare e uno in prima media. Nessuno dei due rischia ormai il maestro unico, ma “io lotto per quella scuola con i fiocchi che li ha fatti crescere. Io non voglio che il Paese perda questo valore”. Hyejin Kim, una mamma di origine coreana, le consegna il modulo. “Compilando questo foglio mi sento più sicura. Ho paura che i miei figli perdano le attività extrascolastiche. Io sono molto contenta della scuola italiana”. Le fa eco Donata, nonna di una bimba che a settembre frequenterà la prima elementare: “Abbiamo paura che venga tolto il tempo pieno. Non so se con queste richieste sottoscritte riusciremo ad ottenere qualcosa, forse se siamo in tanti…” I moduli raccolti verranno messi tutti insieme in Piazza Duomo il 14 febbraio e consegnati all’ufficio scolastico regionale. “Il nostro obiettivo è il ritiro degli articoli della legge 133 che stabiliscono i tagli alla scuola. Anche se le speranze che la Gelmini possa tornare indietro sono poche, noi andiamo avanti” ci spiegano dal comitato scuole di zona 3. Perché proprio il giorno di San Valentino? “E’ la nostra dichiarazione d’amore nei confronti della scuola pubblica”

martedì 3 febbraio 2009

Gravi provvedimenti per i cortei

Domenica 01 Febbraio 2009
di DAVIDE DESARIO«Entro la prossima settimana conto di chiudere la questione dei cortei con la firma del protocollo d’intesa per regolamentare le manifestazioni da parte dei partiti politici, dei sindacati e delle associazioni di categoria». A parlare, proprio nel giorno dell’ennesimo corteo che ha paralizzato di sabato il centro della città, è il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. Sulla sua scrivania, infatti, è arrivato in queste ore il parere positivo di un costituzionalista (già presidente della Corte Costituzionale) sul testo del protocollo d’intesa. Un parere che Pecoraro attendeva prima di convocare intorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati al protoccolo che mira a garantire il diritto di manifestare, ma anche quello dei cittadini romani a vivere normalmente la città.L’accordo tanto atteso dai romani, dopo quello siglato dal prefetto di Roma Achille Serra che si è rivelato carta straccia perché è stato subito disatteso, prevede sit-in per non più di trecento persone davanti ai palazzi istituzionali, cortei limitati di numero e comunque fuori dal centro storico, tre piazze per le proteste “stanziali” e altrettante dove far concludere i percorsi delle manifestazioni. Insomma finalmente verrà definito un bilanciamento tra il diritto sacrosanto di manifestare e quello dei cittadini di muoversi in città.La prefettura ha messo a punto un piano con percorsi alternativi, e a basso impatto per il traffico, evitando nodi cruciali della mobilità come via Barberini, via Nazionale, piazza Venezia e soprattutto il solito itinerario da piazza della Repubblica a piazza Santi Apostoli: un percorso che attraversa tutto il centro storico (piazza dei Cinquecento, via Cavour, via dei Fori Imperiali) paralizzandone pesantemente la circolazione.In totale sono sei le piazze individuate: tre (Bocca della Verità, piazza Navona e piazza Santi Apostoli) destinate ad eventi stanziali; altre tre piazze (San Giovanni, piazza del Popolo e lo spiazzo in via di San Gregorio alle spalle del Colosseo) dovrebbero invece divenire il punto di arrivo di cortei definiti “minori”, ovvero con un massimo di 20 mila persone.Per quanto riguarda i percorsi si lavora per abbreviarli: alternative potrebbero essere cortei tra piazza Vittorio e San Giovanni e da via San Gregorio con arrivo sempre San Giovanni. Le nuove regole riguarderanno tutte le iniziative e i cortei, esclusi quelli del Primo maggio e gli scioperi generali nazionali.

mercoledì 28 gennaio 2009

Scuola Avviate le audizioni sul testo base della proposta Aprea.

Presso il comitato ristretto della VII Commissione sono in discussione anche altre proposte di legge su: riordino degli organi di governo della scuola, stato giuridico dei docenti, reclutamento e formazione iniziale.
Progetto di legge Aprea. Audizione delle OO.SS. presso la VII Commissione Cultura della Camera
28-01-2009
Si è tenuta ieri, presso la VII Commissione Cultura della Camera, l'audizione delle Organizzazioni sindacali di categoria sulle proposte di legge aventi per oggetto le norme di autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché la riforma dello stato giuridico dei docenti.La Commissione cultura ha costituito un comitato ristretto con lo scopo di prendere in esame le varie proposte di legge sui citati argomenti, partendo dal testo base (PdL. n. 953) presentato al Parlamento dall'on. Aprea, presidente della VII Commissione, testo del quale abbiamo fornito informazioni e valutazioni fin dalla sua prima presentazione.
Intervenendo come FLC Cgil, abbiamo rilevato in premessa che siamo in presenza di un provvedimento che scardina alle radici il nostro sistema di istruzione e ciò richiede come non mai un confronto vero sia con il mondo della scuola che con la società.Secondo la FLC, il testo Aprea interviene in modo sostanziale sull'impianto costituzionale ed è proprio per questo che c'è la necessità di un approfondimento vero delle tante questioni che la proposta di legge affronta. A questo proposito abbiamo ricordato la lettera unitaria, a firma dei segretari generali confederali e di categoria dello scorso 23 luglio, nella quale si denunciava l'intenzione, contenuta nella proposta di legge, di intervenire sulla formazione in servizio, inquadramenti, progressioni di carriera e sulla retribuzione, nonché sui diritti di rappresentanza e di tutela dei lavoratori della scuola, prefigurando in tal modo il ripristino del regime pubblicistico su tali materie, ora di competenza contrattuale.
Abbiamo, quindi, elencato i punti principali della proposta Aprea che vedono la netta contrarietà della FLC Cgil: la possibilità di trasformazione delle scuole in fondazioni – che mina alle radici la funzione pubblica della scuola della Repubblica, a favore di una sua soggezione agli interessi politici ed economici estranei alla scuola quale comunità educante; il ritorno allo stato giuridico dei docenti; la mancanza assoluta di ogni riferimento al personale ATA - che è soggetto importante della scuola autonoma il cui ruolo va riconosciuto e valorizzato; le forme di reclutamento del personale ed i percorsi della formazione iniziale.
Abbiamo rilevato la contraddizione, su questi ultimi aspetti, con quanto deciso, nel luglio scorso, dal Ministro dell'istruzione che, in attuazione della norma contenuta nella Finanziaria 2008, Legge 244/07 art. 3 comma 416, ha costituito un gruppo di lavoro con il compito di "…definire i requisiti e le modalità della formazione iniziale e della attività procedurale per il reclutamento del personale docente….". Peraltro, abbiamo rilevato, non si può parlare del futuro sistema di reclutamento, senza prefigurare contestualmente soluzioni per chi è inserito nelle attuali graduatorie ad esaurimento, che vedono circa 250.000 persone, in possesso di titoli, accademici e professionali, accumulati in anni di precarietà, che attendono di conoscere il proprio destino occupazionale. Oltretutto con i tagli imposti dall’Economia, in alcune realtà territoriali e per alcune classi di concorso, si profila lo spettro di un loro mancato esaurimento nei prossimi anni!
Il fatto, poi, che si prefiguri la costituzione di un’area contrattuale, ridotta nelle competenze ma riservata ai soli docenti, con la evidente conseguenza, sottintesa a questo disegno, di affidare i destini contrattuali del personale ATA ad altra area, è in palese contraddizione con le proposte del ministro Brunetta che tende, al contrario ad una riduzione delle aree contrattuali attraverso l’accorpamento di quelle esistenti. Secco no è stato ribadito anche sulla proposta della separazione delle carriere dei docenti, che tende a rompere l'unitarietà della funzione docente, con la creazione di insegnanti di serie a e di serie b: per la FLC il possesso dei necessari titoli richiesti per l'insegnamento è la condizione che definisce l’essere insegnante.
Ma anche la proposta di ridefinizione degli organi di governo dell'istituzione scolastica, operazione senza dubbio necessaria, svela un'idea di scuola subalterna alle scelte ed agli interessi di soggetti, privati, che si intende far entrare nell’attività di indirizzo dell’istituzione scolastica, la cui autonomia progettuale e professionale subirebbe, contrariamente a quanto si proclama, un pesante vulnus.
Nel concludere il nostro intervento, abbiamo affermato che la scuola ha certo bisogno di interventi che la migliorino anche sotto l'aspetto organizzativo ma le norme contenute in questa proposta di legge ottengono solo un unico e certo risultato:lo smantellamento della scuola della Repubblica, come la Costituzione l’ha pensata e disegnata. Abbiamo infine chiesto all'on. Aprea di prevedere altri momenti di confronto sull'andamento dei lavori in Commissione, dato che molte sono le proposte di legge in materia presentate sia da parlamentari della stessa maggioranza che dall’opposizione e non sappiamo quale sarà il testo di legge che sarà sottoposto all’esame del Parlamento.
Ribadendo che l'impianto della proposta mira a scardinare il sistema di istruzione, riteniamo sia doveroso non considerarla come ordinaria proposta di legge e abbiamo auspicato che la maggioranza non tenti, ancora una volta, di "distrarre" l'opinione pubblica con dibattiti su questioni marginali.La posta in gioco è alta e vanno fornite puntuali informazioni e garantito un confronto ampio dentro e fuori la scuola, perché dirompente sarebbe l'effetto del provvedimento, se venissero approvate le norme contenute nel provvedimento Aprea, non solo sul nostro sistema di istruzione, ma anche sul ruolo della scuola in rapporto al modello sociale ed economico che si intende costruire. L'on. Aprea, nel chiudere la riunione, ha preso l'impegno di programmare altri momenti di confronto primo del passaggio del testo finale in sede referente. ribadendo che il testo sul quale continuerà a lavorare la Commissione è quello da lei proposto.
Roma, 28 gennaio 2009

domenica 25 gennaio 2009

La FLC Cgil impugna la circolare sulle iscrizioni 2009/2010 davanti al TAR del Lazio

Comunicato stampa Dipartimento Nazionale Scuola e Formazione Professionale
Roma, 23 gennaio 2009

Esprimiamo vivo apprezzamento per l’azione promossa dalla Flc Cgil che ha impugnato davanti al Tar del Lazio la circolare n. 4 del 16 gennaio 2009, sulle iscrizioni a scuola per il 2009/2010.
Condividiamo la non validità della medesima che al momento è priva del parere del Consiglio di Stato e, quindi, le indicazioni in essa contenute non possono essere considerate vincolanti né per le scuole né per le scelte operate dai genitori all’atto delle iscrizioni.
Invitiamo per tanto i collegi dei docenti a confermare il piano dell’offerta formativa dell’anno in corso che prevede modelli orari ed organizzativi che garantiscono ai bambini e alle bambine un tempo scuola di qualità; ed invitiamo i genitori a scegliere al momento delle iscrizioni quei modelli ( il tempo pieno in special modo – 40 ore con le compresenze) che hanno fatto sì che la scuola italiana fosse tra le migliori al mondo, garantendo tempi e spazi idonei per un proficuo processo di insegnamento/apprendimento.
Esprimiamo inoltre viva preoccupazione in merito ai nuovi criteri predisposti per la valutazione, specie della condotta, degli/delle alunni/e. Si restringono gli spazi di democrazia nelle scuole, si stravolge lo statuto degli studenti e delle studentesse, si irreggimenta la scuola a mo’ di caserma.
Gennaro Loffredo
responsabile nazionale
Scuola e Formazione Professionale Prc - Se

domenica 11 gennaio 2009

Istruzione, L'Eurostat boccia l'Italia.Quasi ultima per spesa nella Ue

la Repubblica.it SCUOLA & GIOVANI
I dati dell'ultimo rapporto Eurostat collocano il nostro paese al 21esimo posto E sale solo di poco nella classifica che considera l'investimento per ogni studente
Istruzione, l'Eurostat boccia l'Italia
"Quasi ultima per spesa nella Ue"

BRUXELLES - Con una spesa per l'istruzione pari al 4,4% del Pil, l'Italia è sestultima nella Ue, prima solo di Spagna, Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania. Dati rilevati da Eurostat , l'istituto statistico della commissione Europea, secondo i quali nel 2005 la spesa pubblica degli stati membri della UE per l'istruzione è pari, in totale, al 5% del pil.

Il dato rilevato da Eurostat considera tutti i livelli di spesa pubblica, locali, regionali e nazionali, e comprende non soltanto le istituzioni scolastiche e universitarie ma anche le altre istituzioni che garantiscono il funzionamento del sistema educativo nazionale: ministeri e dipartimenti della pubblica istruzione, servizi, ricerca.

Questi rilevamenti confermano, per alcuni versi, le polemiche seguite alle dichiarazioni del ministro Gelmini sulla spesa per l'istruzione in Italia. Nell'ottobre scorso, nel pieno delle contestazioni, il ministro dell'istruzione spiegava, dati alla mano, che il problema della scuola italiana è che si spende troppo e male. "Non è vero che in Italia si spenda poco per l'istruzione- dichiarava il ministro- anzi siamo tra i primi d'Europa".
Ma stando agli ultimi dati, l'Italia, spendendo per l'istruzione il 4,4% del Pil, si situa solo al ventunesimo posto. Meno dell'Italia spendono infatti soltanto Repubblica Ceca (4,2%), Spagna (4,2%), Grecia (4%), Slovacchia (3,8%) e Romania (3,5%).

Il dato più importante del rapporto Eurostat non è però la spesa in rapporto al pil, ma quanto effettivamente spende ciascun paese in rapporto al numero dei propri studenti. L'eurostat tiene conto anche di questo, e calcola la spesa educativa per allievo/studente utilizzando come unità di misura lo "standard del potere d'acquisto" (spa), che tiene conto dei diversi livelli di costo della vita. Secondo questo parametro l'Italia si situa al quattordicesimo posto, con una spesa pari a 5.908, dato molto inferiore rispetto a quello di paesi come Austria e Danimarca (8.000 Spa), Giappone (7.100 Spa), USA (10.600Spa). La media Ue è di 5650.
(8 gennaio 2009)

APPELLO PER LA STORIA DELL’ARTE NELLA SCUOLA

L’ANISA, Associazione Nazionale degli Insegnanti di Storia dell’Arte, presa visione di un documento in bozza completo di quadri orari, riguardante i nuovi curricula dei Licei, esprime sconcerto e viva preoccupazione in merito alla presenza della Storia dell’arte nella Scuola italiana. Come nostro costume, non vogliamo farne una difesa corporativa, ma solo sollevare un problema di congruità e di qualità formativa.

In particolare ci sembra del tutto ingiustificato che le ore di insegnamento di Storia dell’Arte diminuiscano al liceo artistico per evidenti ragioni di indirizzo di studi e, soprattutto, che al liceo classico, si adotti la scelta penalizzante di assegnare una sola ora settimanale alla disciplina, sia al biennio che al triennio, laddove il ministro Gelmini si era impegnato ad aumentarne la presenza. Se infatti ci si ferma ad un puro calcolo aritmetico, rispetto al corso classico tradizionale, la disciplina aumenta di 1 ora il suo monte orario nel quinquennio (attualmente è presente solo al triennio con 1 ora nei primi due anni e 2 ore al terzo anno). Ma sul piano dell’efficacia didattica che peso può avere l’insegnamento di una disciplina per una sola ora settimanale, specialmente nell’anno finale quando la Storia dell’arte è il perno su cui ruotano la maggior parte dei percorsi interdisciplinari che gli studenti elaborano per gli esami orali?

Senza parlare del fatto che, vista l’infondatezza didattica di un insegnamento con una unica ora settimanale, nella maggior parte dei licei classici sono da anni in atto sperimentazioni consolidate che vedono la presenza della disciplina per 2 ore settimanali per cinque anni per cui, di fatto, il previsto scenario dimezzerebbe non innalzerebbe il monte orario del suo insegnamento.
Si chiede pertanto di assicurare agli studenti della Scuola italiana e, in particolare, a quelli del liceo classico ed artistico, un insegnamento della storia dell’arte adeguato affinché si possa garantire in modo efficace la formazione disciplinare e culturale dei nostri studenti. Infine, se vogliamo che i cittadini di domani difendano i principi enunciati nell’art.9 della Costituzione, occorre che conoscano il patrimonio storico-artistico che saranno chiamati a salvaguardare. O è proprio questa consapevolezza che si vuole cancellare?

Clara Rech
Presidente Nazionale ANISA per l’educazione all’Arte

Per sottoscrivere l'Appello, invia una mail all'indirizzo appello@anisa.it indicando nome, cognome, qualifica e città

Anisa, Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte - www.anisa.it

lunedì 22 dicembre 2008

Scuola, il primato dei bimbi italiani figli delle 'vecchie' elementari


di SALVO INTRAVAIA
La scuola elementare italiana consolida il suo primato internazionale. La conferma arriva dal rapporto Timss 2007 (Trend in international Mathematics and Science study): l'indagine che misura le competenze in Matematica e Scienze degli alunni al quarto e all'ottavo anno di scolarità. L'edizione 2007 del Timss riporta i dati relativi agli alunni di 59 paesi distribuiti nei 5 continenti e, per l'Italia, fa il paio con i confortanti risultati di un'altra indagine internazionale: il Pirls 2006 (Progress in international reading literacy study), che indaga sulla comprensione della Lettura dei bambini al quarto anno di scolarità. I dati sono stati diffusi pochi giorni fa e assumono una particolare importanza nel nostro Paese in vista della soppressione del cosiddetto "modulo" (tre insegnanti su due classi) alla scuola primaria varato dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. Infatti, gli importanti risultati conseguiti dalla scuola primaria italiana sembrano proprio essere figli proprio del Modulo che introdotto nel 1990 dal prossimo anno cesserà di esistere lasciando spazio ad un maestro "prevalente" che insegnerà nella stessa classe per 22 ore settimanali lasciando ad un secondo insegnante il completamento dell'orario a 24, 27, 30 o 40 ore settimanali. Rispetto all'edizione del 2003 i bambini italiani migliorano le loro performance, confermandosi ai primi posti in Europa dove si piazzano all'ottavo posto in Matematica (con 507 punti) e al quarto posto in Scienze (con 535 punti). Risultato che assume maggiore importanza se si considera che i nostri alunni di quarta elementare, con una età media di 9,8 anni, sono più piccoli dei corrispondenti compagni degli altri paesi: tutti con età superiore a 10 anni. A livello mondiale la concorrenza dei paesi asiatici (Hong Kong, Cina e Singapore ai primi posti) fa scivolare l'Italia al sedicesimo posto in Matematica e al decimo posto in Scienze, sempre e comunque con un "rendimento significativamente più alto della media internazionale", a quota 500 punti. I bambini italiani prevalgono su quelli svedesi e norvegesi e, in Scienze, anche sui compagni tedeschi.
L'indagine è condotta dall'Iea (International association for the evaluation of educational achievment), la stesso centro studi di Boston nel Massachussets che si occupa del rapporto Pirls, dove i bambini italiani piazzandosi al secondo posto in Europa e all'ottavo il mondo fanno un figurone. Il Timss mostra che gli alunni del Nord-est italiano sono in assoluto i più bravi mentre quelli del Sud-isole arrancano. Trend opposto per i ragazzini all'ottavo anno di scolarità. Gli alunni che frequentano la terza media in Italia rimediano l'ennesima figuraccia. Con 480 punti in Matematica e 495 in Scienze perdono terreno rispetto al 2003 e si collocano al di sotto della media internazionale. (20 dicembre 2008)

mercoledì 17 dicembre 2008

Matematica e scienze: gli alunni della primaria più bravi dei compagni delle medie

I risultati dell'indagine internazionale Timss (Trend in international mathematics and science study) dell'edizione 2007, dopo quella di quattro anni prima, confermano la posizione molto positiva degli alunni della scuola primaria italiana in scienze e matematica, mentre sono piuttosto deludenti, per non dire preoccupanti, per gli studenti della scuola secondaria di I grado .
Il rapporto, pubblicato nei giorni scorsi, rileva i livelli di apprendimento degli studenti al quarto e all'ottavo anni di scolarità (corrispondenti in Italia alla quarta classe della primaria e alla terza classe delle secondaria di primo grado) in matematica e scienze e ha riguardato un campione di poco meno di mezzo milione di studenti di 59 paesi del mondo.
I risultati sono misurati su una scala che ha media 500. Rispetto a quella scala gli scolari della quarta elementare italiana hanno ottenuto risultati superiori alla media Timss di 500 sia in matematica (507) sia in scienze (535).
In scienze si tratta di un risultato di assoluta eccellenza, statisticamente inferiore soltanto a quello dei quattro paesi asiatici che hanno ottenuto i migliori punteggi in assoluto (Singapore, Taiwan, Hong Kong e Giappone) e superiore a quello di molti paesi europei come Germania, Paesi Bassi e Svezia.
Se gli scolari delle elementari hanno performance sopra la media internazionale, non è così invece per gli studenti di terza media che hanno ottenuto punteggi inferiori sia in scienze (495) ma soprattutto in matematica (480), un punteggio, quest'ultimo che fa registrare un significativo scostamento rispetto anche alla gran parte dei paesi europei.

Il modulo è morto e sepolto.

di Dedalus
Così ha sentenziato Mariastella Gelmini in una intervista a La Stampa (“Quante bugie! Nessun dietrofront sul maestro unico”, 12.12.2008). “Voglio essere chiara subito: il maestro unico resta. Chiaro? Anzi: resta “solo” il maestro unico. Il modulo dei tre docenti su due classi è morto e sepolto per sempre”. Ora, è evidente il tentativo da parte del fronte governativo di nascondere lo stato di difficoltà in cui si è venuto a trovare dopo le ingenti manifestazioni di dissenso e di protesta di genitori, insegnanti e studenti. Alcuni parziali passi indietro sono stati fatti. Congelata la situazione sulle superiori. Ammessa, almeno a parole, l’assegnazione di due insegnanti per ogni classe di tempo pieno. Confermato il tempo di 40 ore nella scuola dell’infanzia. E via dicendo. Ma a queste parziali e non ancora ben definite aperture il ministro Gelmini ha voluto far seguire alcune precisazioni, ribadendo alcuni punti fermi.Innanzi tutto si riafferma la fine del modulo nella scuola primaria. “Il “modulo” come è stato concepito fino ad oggi non c’è più” ha ribadito il ministro.Questo conferma da un lato il fatto che - sul piano politico-ideologico - l’obiettivo di fondo è “tornare a prima del ‘68” (Tremonti), “smantellando gli ultimi quarant’anni” (Gelmini). In questo senso si colpisce al cuore l’idea forte della riforma del 1990, il “gruppo docente”, il team, il principio del lavoro cooperativo in équipe. Dall’altro si conferma – sul piano economico - che il grosso del risparmio, nella scuola primaria, dovrà derivare dall’abolizione dei moduli (il 75% delle classi sul piano nazionale) e dalla loro sostituzione con l’insegnante unico, con conseguente riduzione di organico.Una cosa comunque è certa: la fine dell’organizzazione modulare nella scuola elementare. Su questo la Gelmini ha ragione. In questo senso, come si evince dalle dichiarazioni del ministro, non cambierà tanto il tempo scuola, la “quantità” oraria. L’orario di 27 e 30 ore di lezione (attuale orario dei moduli) rimarrà a disposizione dei genitori. La differenza è che quel tempo scuola non sarà più gestito da più insegnanti contitolari (due docenti ogni tre classi) ma da un solo insegnante, il maestro “prevalente”, con l’aggiunta di alcune ore di straordinario. Le famiglie, come ai tempi della Moratti, avranno a disposizione diversi modelli orari (24, 27, 30 e “fino a 40 ore”). Quello che cambia radicalmente è la sostanza, il modello organizzativo e didattico.Ma l’intervista alla Stampa è rivelatrice anche dell’idea di tempo pieno che ha la Gelmini. Quando le si fa notare che, stando alle affermazioni, i maestri nel caso del tempo pieno sono due, la Gelmini risponde significativamente “Già, ma sono due nel senso che uno fa un certo numero di ore e quando ha finito arriva l’altro. Non c’è compresenza, non c’è modulo. Prima lavora uno poi lavora l’altro”.E ancora, alla domanda “Ma se in una classe si alternano due docenti, il maestro unico salta?” risponde “Uno sarà il maestro prevalente. Il “modulo” come è stato concepito fino ad oggi non c’è più”. Chiarissimo. Uno sarà l’insegnante di classe, di serie A, l’altro l’insegnante aggiuntivo, di serie B. Di qui al doposcuola di vecchia memoria il passo è breve.Un tempo pieno dunque, quello prefigurato dalla Gelmini, senz’anima, deprivato delle compresenze e senza la pari titolarità dei due docenti di classe. Il Presidente del Consiglio, nella sua spensierata ignoranza in materia di scuola, parla già esplicitamente di “doposcuola che verrà garantito alle famiglie”.Ma su questo fronte, ribadiamo, la partita resta aperta. Il decreto legislativo sull’autonomia, Dpr 275/1999, stabilisce che le modalità di impiego dei docenti (quindi l’attribuzione degli ambiti disciplinari, la suddivisione degli insegnamenti, l’organizzazione didattica) sono di competenza delle istituzioni scolastiche. La legge n.176 del 25 ottobre 2007 (quella che ripristina l’art.130 del testo unico n.297/2004) non è ancora stata espressamente abrogata. La vicenda del tempo pieno, il rebus “40 ore o Tempo pieno” si chiarirà soltanto, da tempo lo diciamo, allorchè verranno assegnati alle scuole gli organici.La situazione resta pertanto indefinita e confusa. Determinante, ancora una volta, sarà Tremonti e quanto il superministro dell’economia sarà disposto a concedere in termini di possibile (o meno) riduzione dei tagli previsti.Non tutti i giochi insomma sono fatti. Per questo è importante non abbassare la guardia, continuare a contrastare queste scelte rovinose e mantenere la mobilitazione in difesa della scuola pubblica.

sabato 13 dicembre 2008

SCUOLA E UNIVERSITA’PROCLAMANO LO SCIOPERO GENERALE DEI CONSUMI DIC 2008

NON PAGHEREMO NOI LA CRISI FATTA DA UNA “CLASSE DIRIGENTE” DI FURBETTI INCAPACI, EGOISTI, INTRALLAZZONI CHE SI SONO RIEMPITI LE TASCHE DI SOLDI

- Il Governo ha varato la “SOCIAL CARD”, un aiuto MISERO Ridicolo e VERGOGNOSO di soli 40 EURO, con un costo nazionale complessivo molto modesto di SOLI 450 MILIONI di EURO mentre ha REGALATO BEN 140 MILIONI di EURO al comune di CATANIA per RIPIANARE I BUCHI DI BILANCIO creati dal precedente Sindaco che è AMICO e MEDICO personale del PRESIDENTE del CONSIGLIO !!!

- Gli IMPRENDITORI AMICI con un gesto di PURA PIRATERIA ECONOMICA hanno DEPREDATO la comp. aerea ALITALIA !!!

- Questa “CLASSE DIRIGENTE” di furbetti ARROGANTI e DECISIONISTI con LE TASCHE PIENE DI SOLDI ha fermamente deciso di TAGLIARE la SCUOLA, l’UNIVERSITA’ e il FUTURO degli STUDENTI e dei LAVORATORI !!!

ORA BASTA! SCIOPERIAMO COMPATTI
CHIEDIAMO SUBITO :
- IL RITIRO IMMEDIATO DEI TAGLI ALLA SCUOLA E ALL’UNIVERSITA’
- IL TAGLIO DEI GUADAGNI DI POLITICI, MINISTRI, DIRIGENTI, TOP MANAGER
CHE SONO I PIU’ PAGATI D’EUROPA
- LA REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO

Gelmini: "Se io copiavo? A scuola ci si dà una mano"

di CLAUDIO SABELLI FIORETTI La Stampa ROMA
Il ministro dell'Istruzione: «Al liceo ero una brava studentessa. Ogni tanto passavo i compiti ai compagni»

Ha detto: «Il governo Berlusconi è un governo di sinistra».
«Perché crede nel cambiamento e aiuta i ceti più deboli come dimostrano i provvedimenti sulla social card e sull’aiuto alle famiglie. E poi la detassazione degli straordinari».
La detassazione degli straordinari favorisce le aziende. «Favorisce l’occupazione».
Favorisce gli occupati.
«Favorisce i lavoratori. E poi la scuola. Molti si affannano a difendere la scuola pubblica ma poi mandano i figli alla privata. Io voglio una scuola pubblica di qualità per tutti. Anche per chi non è ricco».
L’accusano del contrario, di voler distruggere la scuola pubblica per favorire quella privata.
«E’ una sciocchezza. La finanziaria evidenzia un contenimento della spesa nella scuola pubblica come nella privata».
I tagli…
«Tagliamo sprechi, spese inutili, doppioni. E investiremo nell’edilizia, nei laboratori, nella formazione degli insegnanti. Il 30 per cento dei risparmi andrà agli insegnanti, secondo un criterio di merito».
I tagli lei li ha trattati con Tremonti?
«Certamente».
Cosa gli ha strappato?
«Due miliardi di euro».
Esempi di tagli?
«Abbiamo il doppio dei corsi di laurea che hanno i Paesi europei. 5.500 corsi di laurea, 170 mila insegnamenti, 320 sedi distaccate…».
Ne cancelliamo la metà?
«Almeno un trenta per cento delle sedi distaccate andrebbe eliminato».
E i corsi di laurea?
«Di metà potremo fare a meno».
Perché sono così tanti?
«È un problema di baronie. Si istituiscono cattedre per trovare posto ai professori».
Come andava a scuola?
«Andavo bene».
Passava i compiti?
«Qualche volta».
Copiava?
«Ci si dava una mano».
Il film della sua vita?
«Recentemente mi ha colpito “La classe”. Mi ha suggestionato la figura di un ragazzo cinese, inserito in una classe francese, che denuncia la difficoltà ad integrarsi a causa del fatto che non conosce la lingua... E questo mi ha convinto del fatto...»
... che ci vogliono le classi ponte.
«La conoscenza della lingua e della Costituzione è importante per l’integrazione».
Ma saranno classi o saranno corsi?
«Sono favorevole alle classi ponte, ma ci saranno anche corsi pomeridiani di italiano per stranieri...».
Classi o corsi? Non è la stessa cosa.
«Un supporto aggiuntivo ai ragazzi immigrati ci vuole».
Classi speciali.
Si formerà una classe, adesso non so, è un problema organizzativo, didattico, non certo di razzismo».
Ministro, se crea dei corsi è didattica, se crea delle classi è razzismo.
«Ci si divide sempre sul pro e sul contro. Stavolta tirando in ballo questo spettro del razzismo...».
Il libro della sua vita?
«Diversi. A volte rileggo i Promessi Sposi».
Il maestro unico...
«I bambini non hanno bisogno di insegnanti specialistici ma di qualcuno che insegni loro a leggere, a scrivere e a fare di conto».
Ma il tempo pieno?
«Le classi a tempo pieno aumenteranno».
Un maestro solo farà tutto il tempo pieno?
«Maestro prevalente».
Mi aiuti. Il maestro fa 22 ore. Diciamo dalle 8 alle 12. E poi?
«Ci saranno altri insegnanti».
Invece della compresenza, la presenza a seguire.
«Per questo si parla di maestro prevalente».
E il non prevalente, che fa?
«Inglese, informatica, religione, dipende...».
Il maestro di religione rimane?
«Sì».
Non è un po’ anacronistico?
«È importante difendere le nostre radici, la nostra cultura...».
La nostra cultura la facciamo difendere dai sacerdoti?
«La nostra cultura è permeata dalla cristianità».
Facciamo un’potesi: una classe composta soltanto da bambini musulmani. Gli raccontiamo di Gesù Cristo?
«Chi viene nel nostro Paese deve conoscere le radici, la cultura, le tradizioni».
Zapatero ha eliminato il crocifisso dalle scuole.
«Da noi rimane ancora. Grazie a Dio. Non offendiamo i musulmani se lasciamo nelle nostre aule il crocifisso».
Il problema non sono i musulmani, sono i laici.
«Massimo rispetto per chi non crede. Ma il crocifisso non è un’offesa per nessuno».
Lei ha cominciato a far politica a Desenzano.
«Ho fatto la gavetta. Consigli comunali, provinciali, regionali».
Un giorno improvvisamente è arrivato Giacomo Tiraboschi, detto il giardiniere, che l’ha presentata al Cavaliere. Ed è stato subito feeling...
«Il presidente mi fece i complimenti. Mi chiese come avevo fatto ad avere tanti voti alle elezioni».
E dopo poco la fece coordinatrice di Forza Italia in Lombardia…
«Molti lo criticarono. Persone con tanta esperienza più di me si trovarono davanti una giovane donna. Ma sono riuscita a farmi accettare».
In Lombardia la situazione era difficile. Formigoni non parlava più con Paolo Romani…
«C’era un po’ di conflittualità fra l’area cattolica-ciellina e l’area laica. Scegliere una persona che non c'entrava niente è stato un modo per scompaginare».
Veramente lei è un po' ciellina.
«Ho buoni rapporti con Formigoni, ho una formazione cattolica, ho molti punti di contatto con Cl».
Lei ha detto: «Veltroni parla come un rappresentante dei Cobas».
«Ho nostalgia del Veltroni del Lingotto, della sua disponibilità al cambiamento. Poi Veltroni è tornato il conservatore che è. Sulla scuola ha scelto di cavalcare la piazza e di dire alla gente cose false».
La sinistra è contraria al cambiamento?
«Ormai rappresenta le corporazioni e i portatori di privilegi».
Una sinistra di destra.
«Oggi non ci si divide più fra destra e sinistra ma tra chi vuole cambiare e chi difende lo status quo. Io non sono dalla parte dello status quo. La sinistra sì».
Berlusconi…
«Berlusconi è privo di pregiudizi, ha una fiducia enorme nel genere umano e nelle persone, sa motivarle, sa cogliere i talenti ed è molto liberale. È intelligente, pragmatico, generoso e leale. Ama l'Italia ed è un servitore dello Stato».
Colgo un pizzico di culto della personalità…
«Berlusconi è un leader. Questo ci consente di non doverne cercare uno, come succede a sinistra. Ce lo abbiamo in carne ed ossa e ce lo teniamo stretto».
Riesce a dirmi un difetto di Berlusconi?
«È troppo buono».
Non sfugge un po’ troppo ai processi?
«Le sue vicende con la giustizia sono una pagina dolorosa del Paese. La giustizia è un settore da riformare».
A causa dei processi al Presidente?
«L’accanimento è sotto gli occhi di tutti».
Ricorda Prodi? Disse: «Prodi non è cattolico, perché vuole i Pacs».
«Non ricordo questa polemica, ma non mi sembra di grande valenza».
Ha detto qualche settimana fa che vuole abolire il 18 politico. Ma il 18 politico non c’è.
«Pensavo alla cultura falsamente egualitaria, uno dei mali della scuola italiana».
Ricorda la polemica sul basso livello delle scuole meridionali?
«I giornalisti avevano travisato le mie parole».
Perfino il vostro alleato Raffaele Lombardo definì le sue parole «razziste».
«Se fossero state vere... Un signore mi aveva chiesto che cosa pensassi del fatto che i ragazzi del Sud hanno qualche difficoltà rispetto ai ragazzi del Nord. Io avevo risposto che secondo me bisogna fare della formazione a tutti gli insegnanti, dopo di che, se andiamo a valutare le scuole e vediamo quelle più in difficoltà, quegli insegnanti andranno più formati di altri».
Sono andato a sentire la registrazione. Lei disse: «E’ un dato oggettivo il dato scadente della scuola nelle regioni del Sud. Non a caso noi quest'anno andremo a fare dei corsi intensivi agli insegnanti in Sicilia, in Puglia, in Calabria, e in Basilicata. Questo perché siamo perfettamente consapevoli che nella media le regioni del Sud ci portano ad uno scadimento del livello qualitativo della nostra scuola».
«Non è colpa degli insegnanti, ma delle strutture e delle difficoltà generali del Mezzogiorno».
Poi i suoi critici le hanno ricordato l’«incidente» dell’esame di Stato, quando lei andò a farlo a Reggio Calabria, perché a Brescia era più difficile...
«Io dovevo entrare nel mondo del lavoro. Non sempre in quel tipo di esame era premiato il merito, tant’è che è stato completamente riformato. Non potevo gravare ancora sulla mia famiglia. Quindi decisi di fare l'esame a Reggio Calabria. Mi sorpresero tutte le polemiche. Sa una cosa? Chi ritiene che fare l’esame a Reggio Calabria sia un problema di immagine è razzista. Reggio Calabria è Italia, come Brescia».
Ma a Reggio passa il 70 per cento e a Brescia la metà...
«Moltissimi miei compagni che erano scesi con me da Brescia sono stati bocciati. Non è stato certo un esame semplice...».
Lei ha detto: «I professori sono stati proletarizzati dal sindacato».
«Quanto guadagna un insegnante oggi? 1200 euro»
Colpa della Cgil?
«È il risultato di anni di lotte e contrapposizioni. Lo dico con forza: questo governo sta dalla parte degli insegnanti più della Cgil».
Le proteste hanno unito gli studenti ai professori.
«È un po’ sospetta questa protesta che vede dalla stessa parte baroni e studenti. C’è qualcosa che non torna».
Che cosa non torna?
«Non voglio dire oltre».
Lo scrittore Andrea Camilleri ha detto che lei non è un essere umano...
«Anche per la Cortellesi sono un robot...».

giovedì 11 dicembre 2008

ADESIONE ALLO SCIOPERO GENERALE 12 DICEMBRE


ADESIONE ALLO SCIOPERO GENERALE
Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia

E’ tempo di crisi, una crisi della scuola che è specchio della crisi sociale.
Una crisi che è economica, ma non solo: ciò che vediamo è il rischio di rottura dei legami sociali, che possono aiutarci ad uscire insieme.

Da tempo nelle nostre scuole abbiamo segnalato l’aumento di fenomeni di vulnerabilità sociale, ovvero del rischio che, a causa dei fenomeni di impoverimento e migrazione molti soggetti, che vivono “dentro il recinto del benessere e della conoscenza”, rischiano di perdere i livelli di qualità della vita di cui hanno goduto e sono spinti ai margini della società; in questo modo perdono il ritmo e la motivazione alla partecipazione sociale allo studio e provano senso di fallimento, mancanza di futuro.
Oggi alla crisi economica vediamo aggiungersi azioni che ci inquietano.
Quale disegno vi può essere dietro atti come il tentativo di prendere le impronte ai minori Rom; di schedare i clochard, di sottoporre i ragazzi stranieri a test d’ingresso per inviarli a classi separate?
Noi educatori del Movimento di Cooperazione educativa vediamo una unica volontà: innalzare muri per la difesa a oltranza del privilegio di alcuni e impedire l’accesso ad altri. Vediamo la volontà di negare l’art. 2 della Costituzione che ci chiama tutti non solo al diritto, ma anche al dovere della solidarietà.
Di fronte ai tentativi di esclusione pensiamo che la scuola debba essere più consapevole del proprio ruolo di Laboratorio sociale: affermare orgogliosamente le proprie procedure di inclusività, di accoglienza e di promozione, di interazione e integrazione, di confronto inter-culturale. La scuola deve saper dire no a tentativi di dividere su base religiosa, linguistica, sessista o economica i propri alunni, il suo compito, noi crediamo, è continuare a tenere aperta la porta d’ingresso, per riqualificarsi come luogo deputato a promuovere nuove alfabetizzazioni per tutti; ri-alfabetizzazione, ed educazione permanente per coloro che sono usciti precocemente dalla formazione.
Il decreto Gelmini (ora legge169) è la punta dell’iceberg che ci ha permesso di leggere il disegno di una scuola che risponde all’economia e non alla pedagogia; che strizza l’occhio a stereotipi culturali anacronistici e razzisti; che sorregge un’idea (illusoria) di semplificazione dei problemi complessi. Un disegno solo apparentemente incompetente e nostalgico, perchè mira a ridurre e svuotare di senso lo spazio comune, pubblico, aperto a tutti: nello specifico mira a ridurre la scuola da istituzione pubblica a servizio a domanda individuale e il tempo della scuola dell’infanzia a poco più che aiuto assistenziale.
Molte realtà si sono spontaneamente mosse per protestare contro il ripristino di una scuola corta, unica, selettiva e autoritaria. In ogni riunione, assemblea abbiamo illustrato il piano governativo sulla scuola cogliendo l’occasione critica come momento di apertura di dialogo e confronto sul ruolo educativo e sociale, sulla mission della scuola stessa
Gli insegnanti e i dirigenti scolastici del Movimento di Cooperazione educativa credono che i cortei e le manifestazioni siamo momenti utili di incontro affinché il mondo della scuola non sia mai separato dal contesto sociale , dal paese reale.
Per questi motivi il MCE ha scelto di praticare un’idea di scuola aperta, inclusiva che si fa motore di cultura e democrazia, di diffusione di competenze di cittadinanza; una scuola che si attiva per accogliere ed ospitare tutte le diversità, ma che si oppone a che queste possano scivolare verso le disuguaglianze.
Per questi motivi il MCE invita tutti insegnanti e dirigenti a partecipare allo sciopero del 12 dicembre

dicembre 2008
La segreteria nazionale
del Movimento di Cooperazione educativa

giovedì 4 dicembre 2008

PROPOSTA DI PARERE ALTERNATIVO al Piano programmatico del Ministero dell’Istruzione

Schema di Piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze (di cui all’art. 64 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 - Atto n 36)

PROPOSTA DI PARERE ALTERNATIVO
La VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati
esaminato lo schema di Piano programmatico di interventi per la razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico di cui all’art. 64 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
tenuto conto dei contributi offerti nel corso delle audizioni informali del 21 e del 23 ottobre 2008 (espressi da organizzazioni sindacali, associazioni di dirigenti, insegnanti di ruolo e precari, rappresentanti di associazioni di genitori e di studenti, dal Comitato di lavoro nazionale per l’apprendimento pratico della musica) e del 4 novembre 2008 (pronunciati da rappresentanti dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dell’Unione delle Province Italiane e dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani);
preso atto del parere della Conferenza Unificata Stato, Regioni e Autonomie Locali del 13 novembre 2008;
considerato che nel Piano la riduzione drastica delle risorse finanziarie ed umane (tagli per 7 miliardi e 832 milioni di euro, corrispondenti a 87.341 posti di personale docente e 44.500 posti di personale ATA in meno) è motivata con affermazioni generiche, non supportate da dati certi e coerenti, come quelle relative:
1.alla spesa per alunno. Non è chiaro se essa si riferisca alla spesa pubblica o alla spesa complessiva. La mancanza di indicazioni è rilevante dal momento che dai dati OCSE relativi all’anno 2003 si evince che la spesa pubblica in Italia è pari al 3,5% del PIL (pari alla media OCSE), mentre la spesa privata rappresenta lo 0,1% del PIL (media OCSE è 0,4). Risulta così evidente che la maggiore spesa pubblica per alunno si giustifica per il minore apporto dei privati. Già nel Rapporto OCSE 2007 relativo ai dati dell’anno 2004 la spesa pubblica scende al 3,4 del PIL. Per una corretta rappresentazione dei dati occorre inoltre tener conto degli andamenti relativi agli ultimi 4 anni durante i quali la spesa statale per l’istruzione è passata dal 3,1% del PIL al 2,8%. Per quanto riguarda, in particolare, la spesa per il personale secondo la pubblicazione del 2007 “La scuola in cifre” del Ministero della Pubblica Istruzione tale spesa è sotto il 90% di quella complessiva del Ministero e non il 97% come ha dichiarato più volte il Governo. Se poi si prende in considerazione la spesa pubblica complessiva (Stato, Regione, Enti Locali) come fa l’OCSE (pubblicazione “Education at a Clance 2007) l’Italia destina per il personale l’80,7% dei finanziamenti come la Francia e poco meno della Germania (85,1%). Pertanto, i problemi del nostro sistema d’istruzione non sono riconducibili ad una spesa eccessiva, semmai ad una sua maggiore efficacia ed efficienza e a maggiori investimenti in alcuni settori critici per migliorarne la qualità e adeguarla alla nuove sfide che il Paese deve affrontare. A tal fine sarebbe necessario considerare la scuola una priorità, una leva e un punto di forza per superare la crisi economica e finanziaria e promuovere una nuova prospettiva di crescita per l’Italia e far fronte alle sfide della società della conoscenza e dei mercati globalizzati. Per questo occorrerebbe investire sulle giovani generazioni, sui loro saperi e sulle loro competenze;
2.al rapporto insegnanti alunni. Si tiene conto degli insegnanti di sostegno, ma non si considera il minor numero di alunni previsto per le classi che accolgono studenti disabili;
3.ai divari tra gli esiti scolastici degli studenti italiani, rispetto a quelli di altri paesi e all’interno del territorio nazionale. Non si tiene conto che in altri paesi gli studenti della formazione professionale non partecipano alle prove. Non vengono esplicitate le forti differenze tra le tipologie degli istituti e le macro aree geografiche. I dati OCSE ci informano che il punteggio medio conseguito dagli studenti varia sensibilmente dal Nord al Sud del Paese: Nord Ovest 501, Nord Est 520, Centro 486, Sud 448, Sud Isole 432. Gli studenti dei licei conseguono risultati migliori (punteggio 518) rispetto a quelli di tutti gli altri indirizzi di studio, seguiti dagli studenti degli istituti tecnici (punteggio 475) e da quelli degli istituti professionali (418). Gli studenti dei licei del Nord Ovest, del Nord Est e del Centro e gli studenti degli istituti tecnici del Nord Ovest e del Nord Est si collocano al di sopra della media OCSE. Non viene, inoltre, evidenziato che i livelli di apprendimento degli studenti sono correlati ai livelli di sviluppo economico del territorio, alla spesa per l’istruzione sostenuta anche dalle Istituzioni locali, ai tassi di scolarizzazione della popolazione adulta e alle caratteristiche socio-culturali familiari;
rilevato che non si fa cenno agli esiti scolastici positivi degli alunni della scuola primaria, che collocano l’Italia tra i primi posti nel Mondo e in Europa come risulta dai dati dell’indagine IEA PIRLS;
considerato che il Piano è contrassegnato da una visione centralista che stride con il quadro normativo definito dal Titolo V della Costituzione, dalla normativa sull’autonomia scolastica e con il principio di sussidiarietà e di federalismo responsabile;
considerato che il principio della leale collaborazione istituzionale avrebbe richiesto di praticare un dialogo e un confronto aperto con le Regioni, gli Enti Locali e le Istituzioni scolastiche autonome (confronto che non si è realizzato come risulta nelle audizioni informali tenute presso la VII Commissione); che nel Piano, inoltre, non sono indicati neanche per la successiva fase attuativa percorsi e strumenti di verifica di sostenibilità delle misure previste condivisi con le Regioni, gli Enti Locali e le istituzioni scolastiche autonome. A tal proposito anche il richiamo al “Quaderno Bianco” del settembre 2007 e alla linea di continuità con le leggi finanziarie relative agli anni 2007 e 2008 appare strumentale alla realizzazione della drastica riduzione della spesa. Infatti non si tiene in alcun conto la sperimentazione del modello organizzativo volto a innalzare la qualità del servizio di istruzione e ad accrescere l’efficienza e l’efficacia della spesa contenuto nella legge finanziaria 2008 (Legge 24.12.2007, n. 244, art. 2 commi dal 417 al 425). La sperimentazione prevede misure per affrontare alcune criticità, quali la distribuzione dell’offerta formativa e il rapporto alunni/docenti, in una visione integrata delle risorse destinate all’istruzione nei vari territori e della gestione locale dei risparmi derivanti dalla razionalizzazione della rete scolastica e dell’offerta formativa. Senza questa valutazione integrata, i tagli lineari previsti dalla legge 133/2008 e ribaditi nel Piano si traducono inevitabilmente in una pesante riduzione della qualità oltre che della quantità dell’offerta formativa nei vari territori e in una assoluta insostenibilità per le scuole;
considerato che il “Quaderno Bianco”, oltre alla diagnosi ed alla comparazione con il quadro europeo, contiene una proposta rigorosa di riqualificazione della spesa, da riorientare verso le aeree di criticità del nostro sistema (livelli di apprendimento di base, emergenza Sud, meccanismi di reclutamento-valorizzazione della professionalità docente, incentivazione dell’autonomia scolastica e delle verifiche dei risultati, sistemi locali di “governance” virtuosa tra gli attori locali). Il Quaderno poi suggerisce di perseguire l’obiettivo di elevare di mezzo punto, e non di 1 punto come previsto nella L. 133/08 e nel Piano, il rapporto medio alunni/docenti in 5 invece che in tre anni. Una scelta che, tra l’altro, avrebbe consentito di dare piena attuazione al programma di assunzione del personale precario predisposto dal precedente Governo. Di tutte queste proposte non si tiene conto nel Piano, che convalida con alcuni teoremi il pesante taglio lineare alla spesa e al personale, da conseguire mediante: la riduzione degli orari scolastici, l’impoverimento delle professionalità, la semplificazione dei contenuti culturali dei piani di studio;
considerato, inoltre, che l’elevamento del rapporto numerico alunni-insegnanti (che pure rappresenta un indicatore ragionevole per descrivere il funzionamento di un sistema educativo) non può essere utilizzato in modo indifferenziato come avviene nel Piano (aumento di 1 punto in tutte le situazioni) senza considerare i diversi fattori che incidono su tale rapporto (orario di funzionamento della scuola, consistenza delle classi, orario di insegnamento, modello organizzativo) e alcune scelte caratterizzanti il nostro sistema scolastico (integrazione degli alunni disabili, insegnamento concordatario della religione, capillare diffusione delle sedi scolastiche) e senza distinguere fra le situazioni virtuose e quelle più critiche. Una generica manovra sugli indici numerici, come ad esempio l’elevamento di 0,40 del numero degli allievi per classe, non consente di apprezzare il “carico” problematico cui deve far fronte l’organizzazione scolastica nei vari contesti territoriali: la diversa incidenza di alunni stranieri, l’85% di classi a tempo pieno nella scuola primaria in alcuni territori e in altri solo il 3-4%, la presenza diffusa nei piccoli comuni di scuole con un numero limitato di alunni, o ancora lo stato degli edifici scolastici e il rispetto delle norme sulla sicurezza degli ambienti;
ritenuto che in un quadro di rigoroso utilizzo delle risorse umane sarebbe stato opportuno promuovere nel Piano una più equa distribuzione delle risorse disponibili con l’adozione del criterio “dell’organico funzionale d’istituto”, per tenere conto in modo più efficace delle diverse caratteristiche dell’offerta formativa: dalla numerosità delle classi agli orari di funzionamento, dalle tipologie di indirizzo alle varie realtà sociali e alle emergenze negli apprendimenti. Nel Piano programmatico non vi è traccia di questo criterio che invece rappresenta lo strumento principe per il governo delle risorse, nel rispetto dell’autonomia scolastica e nella responsabilizzazione di tutti i soggetti istituzionali. La stessa scelta di privilegiare il modello orario delle 24 ore settimanali con l’insegnante unico contrasta con la previsione dell’autonomia e con la possibilità di una riflessione negoziata sulla rimodulazione dell’organizzazione didattica della scuola primaria prevista dall’art. 64 della legge 133/2008. È una scelta in palese contrasto con il Regolamento sull’autonomia (DPR 275/1999 art. 5, commi 1 e 5) che affida alle scuole il compito di adottare “anche per quanto riguarda l’impiego dei docenti, ogni modalità organizzativa che sia espressione di libertà progettuale….”, e prevede che le “modalità di impiego dei docenti possono essere modificate nelle varie classi e sezioni in funzione delle eventuali differenziazioni nelle scelte metodologiche ed organizzative……..”;
tenuto conto che anche da una sommaria analisi dei dati ufficiali forniti dal MIUR (primavera 2008) si dimostra che non è il modello didattico della scuola elementare che comporta un maggior fabbisogno di insegnanti (la media è di 1,77 docenti per classe, rispetto a 1,93 per le superiori, 1,97 per la scuola dell’infanzia, 2,10 per la scuola media), ma la capillare presenza della scuola primaria nel territorio (circa 16.000 plessi scolastici e oltre 136.000 classi). Il problema dunque non può essere affrontato con un generale impoverimento del modello organizzativo, ma con una incisiva capacità di gestione della rete scolastica, con il pieno consenso delle comunità locali, con l’adozione di organici di istituto, con l’attivazione di modelli flessibili, con la dotazione di nuove tecnologie, con moderni ambienti di apprendimento e attività laboratoriali;
sottolineato che la riduzione del tempo scuola e della pluralità degli insegnamenti produrranno un impoverimento dell’offerta formativa che acuirà le diseguaglianze sociali e territoriali, colpirà i soggetti e le realtà più deboli e creerà disagi e difficoltà alle famiglie, in particolare per la conciliazione degli orari lavorativi con gli orari della scuola dei figli;
rilevato che per la scuola dell’infanzia il Piano prevede: di introdurre il modello dell’insegnante unico e dell’orario scolastico a 24 ore settimanali; di reintrodurre l’anticipo dell’ingresso dei bambini a 2 anni e 6 mesi; di marginalizzare la sperimentazione delle sezioni primavera, progetto condiviso e cofinanziato da Regioni e Comuni, che ha avuto riscontro e diffusione notevoli in tutto il Paese;
rilevato che per quanto riguarda la scuola primaria si prevede: che siano eliminate le compresenze del personale docente e che sia “privilegiata, ai sensi del decreto legge 1 settembre 2008, n. 137, l’attivazione di classi affidate ad un unico docente e funzionanti per un orario a 24 ore settimanali”; che la possibilità di attivare una più ampia articolazione del tempo scuola a richiesta delle famiglie, sia comunque subordinata alla dotazione organica assegnata alle scuole (tali opzioni sono a 27 ore, corrispondente all’orario di insegnamento di cui al decreto legislativo 59/2004, con esclusione delle attività opzionali facoltative; a 30 ore, comprensiva dell’orario opzionale facoltativo e con l’introduzione del maestro prevalente, nei limiti dell’organico assegnato, integrabili con le risorse disponibili presso le scuole; fino a un massimo di 40 ore settimanali, comprensive della mensa); che l’insegnamento della lingua inglese sia affidato ad insegnanti di classe, formati con un corso della durata di 150/200 ore, che sostituiranno progressivamente tutti gli insegnanti specialisti;
rilevato che per quanto riguarda la scuola secondaria di primo grado si prevede: la riduzione dell’orario scolastico normale nella fascia antimeridiana a 29 ore settimanali; la riduzione delle classi con orario prolungato e la riconduzione ad orario normale delle classi con meno di tre rientri pomeridiani e non inserite in un ciclo completo;
considerato che da quanto sopra detto emerge in tutta evidenza l’intenzione di voler perseguire solo l’obiettivo della riduzione drastica degli orari scolastici della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, limitandoli prevalentemente alla fascia antimeridiana senza tener conto di alcun progetto pedagogico e didattico e delle diverse problematiche ed emergenze che riguardano l’infanzia e l’adolescenza dei vari territori del Paese nonché senza prendere in considerazione le esigenze e i tempi di organizzazione della vita quotidiana delle famiglie.
ritenuto che l’opzione prevalente dell’orario a 24 ore settimanali con il maestro unico indica di fatto l’adozione di tale modello come livello essenziale della prestazione per la definizione del costo standard a danno del modello modulare a 30 ore e dell’orario a 40 ore (il cosiddetto tempo-pieno mai espressamente citato nel Piano);
tenuto conto che la riduzione dell’orario scolastico non consentirà di sviluppare le attività curriculari relative alla musica e alle scienze come indicato dai Comitati scientifici istituiti presso il Ministero né di portare avanti e sviluppare la sperimentazione avviata nel 2007 sulla promozione dell’educazione motoria con il supporto di docenti di educazione fisica e laureati in Scienze motorie;
considerato che si espropriano le Regioni e gli Enti locali delle prerogative relative alla programmazione dell’offerta formativa, che implica la competenza in materia di distribuzione territoriale dei diversi modelli di tempo scuola; che le misure previste nel Piano per la scuola dell’infanzia mettono colpevolmente in crisi uno dei punti di forza del sistema educativo italiano, unanimemente apprezzato dalle famiglie e dalle comunità locali e di cui sarebbe necessaria la generalizzazione in tutto il Paese; che si demolisce, di fatto, la scuola primaria riformata con la legge n. 148/1990, nata per andare oltre il solo insegnamento del saper scrivere, leggere e far di conto e per rispondere alle nuove sfide educative e formative (l’integrazione dei bambini disabili, l’integrazione in tempi brevi di migliaia di alunni migranti, le difficoltà e le crisi delle famiglie e dei contesti sociali, l’emergere di nuove forme di povertà, di marginalità), anche grazie all’interdisciplinarietà e al lavoro collegiale sperimentato nell’ambito del team di docenti; che anche le misure e i tagli previsti per il personale e per il tempo normale e prolungato della scuola secondaria di primo grado non tengono conto dell’evoluzione dei modelli organizzativi flessibili e della necessità di investire su questo anello “critico” del sistema scolastico per far ritrovare a questo segmento dell’istruzione una missione credibile per la formazione di base dei ragazzi, anche in relazione all’elevamento dell’obbligo d’istruzione a 16 anni, vale a dire un obiettivo strategico per portare il nostro Paese ai livelli europei e per il quale nel Piano manca ogni riscontro e indicazione;
considerato che anche per quanto riguarda l’istruzione superiore di secondo grado si procede con la sola logica dei tagli senza un progetto complessivo. Le misure previste appaiono del tutto aleatorie e prive di una rigorosa valutazione dell’impatto e dei tempi necessari per una loro realistica attuazione. A solo titolo di esempio si citano, la riduzione dell’orario settimanale nei licei senza tener conto delle diffuse sperimentazioni in atto, la riconduzione del Liceo della Scienze Sociali in Liceo delle Scienze Umane, le fumose indicazioni relative al futuro dell’Istruzione professionale, del transito di alcuni indirizzi nell’istruzione tecnica, del permanere di taluni istituti, della marginalità di altri corsi brevi, delle ristrutturazioni che irrealisticamente confermano i tempi di attuazione previsti;
rilevato per quanto riguarda gli Istituti tecnici e professionali: che a poco più di due mesi dalla scadenza per le iscrizioni, non è ancora definita la riorganizzazione degli istituti e che scelte formative di questa portata richiedono coinvolgimento e condivisione; che la riduzione degli indirizzi, degli orari e delle attività laboratoriali del 30% delle ore di compresenza con i docenti teorici-pratici e che le quote di orario affidate all’autonomia scolastica (nelle misure del 30% nel terzo e quarto anno degli istituti tecnici, del 35% nel quinto anno degli stessi istituti, del 25% nei primi due anni degli istituti professionali, del 35% nel terzo e quarto anno e del 40% nell’ultimo anno) implicano valutazioni sulla comparabilità dei curricola e dei titoli rilasciati sul territorio nazionale, oltre che problematiche sulla piena ed efficace utilizzazione delle professionalità e sulla gestione del personale, che il Piano non esamina; che è mancato qualsiasi confronto con le Regioni per un esame del rapporto tra questi nuovi modelli e i percorsi di istruzione e formazione professionale a partire dai percorsi triennali sperimentali;
tenuto conto che per quanto concerne le nuove tipologie dei licei, degli istituti tecnici e professionali è previsto un accorpamento delle cattedre e delle classi di concorso, che prescinde dalla competenza disciplinare specifica dei docenti, con gravi conseguenze sulla qualità dell’offerta formativa ;
rilevato che, per quanto concerne i licei classici, linguistici, scientifici e delle scienze umane il Piano prevede la riduzione a 30 delle ore settimanali, con conseguente revisione dei quadri orari previsti dagli allegati al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, senza prevedere le modifiche delle Indicazioni nazionali sui piani di studio e sugli obiettivi specifici di apprendimento e che il Governo non ha fornito indicazioni chiare sulle discipline il cui monte ore sarà confermato, su quelle il cui monte ore sarà diminuito e su quelle delle quali sarà aumentato. Il Piano manca del tutto di una visione complessiva del sistema di istruzione superiore ed è privo di indicazioni sugli obiettivi specifici di apprendimento e dei conseguenti piani di studio; che il Piano non fa alcuna menzione delle sperimentazioni attivate negli anni nei predetti licei, non tiene conto dei risultati ottenuti, in quanto nessuna valutazione di merito su tali sperimentazioni è stata effettuata, e che tutto ciò conferma che quella del Governo non ha nulla a che fare con una riforma ma mira solo alla drastica riduzione della spesa;
rilevato che gli Istituti d'Arte, che non vengono nel piano neanche citati, costituiscono una risorsa da preservare e potenziare e che i Licei Artistici, rappresentano fino ad oggi il luogo fisico dove si attua l’esperienza diretta di un fare che è indispensabile per la traduzione estetica delle forme costruite intorno a noi; che la riduzione dell'orario obbligatorio a 32 ore dei licei artistici, senza alcun cenno agli Istituti d'Arte, e senza la modifica degli ordinamenti, dei piani di studio e degli obiettivi di apprendimento confermano la mancanza di un progetto di riforma e che la riduzione dell'orario settimanale dei licei artistici preclude l'azione formativa delle discipline di indirizzo che hanno modalità di svolgimento ed assetti organizzativi in aula diversi da quelle esistenti negli altri indirizzi della scuola superiore;
considerato che non emergono nel Piano impegni concreti in direzione dello sviluppo del Life long learning e che anche per i Centri provinciali per gli adulti e per i corsi serali prevale la logica di ridurre l'offerta formativa piuttosto che il suo progressivo ampliamento richiesto dall'Europa;
considerato che per quanto riguarda le indicazioni curriculari e programmatiche per tutti i settori scolastici gli unici principi indicati sono quelli dell’essenzializzazione e della semplificazione e che, invece, sarebbe importante che i principi e gli indirizzi fossero ispirati dalla necessità della messa a fuoco degli apprendimenti di base, del profilo educativo e culturale degli alunni, dell’organizzazione progressiva delle conoscenze attorno ad assi culturali, della ricerca di standard di riferimento. Sarebbe, altresì, importante che le necessarie elaborazioni avvenissero in stretto rapporto con il mondo della scuola e si tenesse conto in particolare delle buone pratiche sperimentate nelle tante realtà scolastiche di eccellenza del Paese;
considerato che il taglio lineare del 17% del personale ATA non tiene in alcun conto delle varie tipologie degli edifici scolastici e delle diverse esigenze in relazione agli orari di funzionamento delle scuole, all’offerta formativa e alla caratteristiche della popolazione scolastica nonché delle diverse azioni di razionalizzane già avviate nelle varie realtà territoriali;
rilevato che nel Piano non è prevista alcune verifica di sostenibilità da parte delle istituzioni scolastiche e che le misure previste mettono a rischio anche i livelli minimi di funzionamento delle scuole;
tenuto conto che il Piano non prende in considerazione i suggerimenti del “Quaderno Bianco” più sopra richiamati, circa il rapporto alunni/docenti e incrementa inopinatamente tale rapporto di un punto in tre anni; tale scelta, che ignora la relazione tra turn-over e riduzione dei posti, che determinerà situazioni di soprannumero per il personale a tempo indeterminato facendo venir meno la prospettiva della piena attuazione del Piano di assunzione del personale precario avviato dal precedente Governo, che aveva autorizzato l’immissione in ruolo di 150.000 docenti e 30.000 unità di personale ATA nel triennio 2007-2009;
preso atto dell’accordo tra il Governo, le Regione e Gli Enti Locali che per gli anni scolastici 2010/2011 e 2011/2012 prevede, entro il 15 giugno 2009 nella sede della Conferenza Unificata, la stipula di un’intesa per disciplinare l’attività di dimensionamento della rete scolastica con particolare riferimento ai punti di erogazione del servizio scolastico, rinviando così di un anno il cosiddetto “ridimensionamento”;
considerate che il Governo, con i tagli effettuati, anziché affrontare i problemi di efficacia, di efficienza e di qualità del sistema di istruzione ha determinato una situazione di preoccupazione e di incertezza che attraversa tutto il mondo della scuola e che ha alimentato la protesta di un movimento ampio, sereno e diffuso di genitori, insegnanti e studenti;
considerato che il Piano costituisce il presupposto per la realizzazione di delegificazione regolato secondo quanto stabilito dall’articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 23 agosto 1997, n. 281, appare necessario che, fatte salve le disposizioni di legge rientranti nella legislazione concorrente, esso indirizzi la stesura dei regolamenti attenendosi unicamente al pieno rispetto delle “norme generali regolatrici della materia” presenti nell’articolo 64 della legge 133/08 e successive integrazioni e disponga che le norme regolamentari prevedano l’eventuale abrogazione delle norme vigenti, con effetto dalla loro entrata in vigore;
considerato nella nota di chiarimenti del Governo – sollecitata dalla V Commissione della Camera – si legge : “l’effettivo conseguimento degli obiettivi di risparmio previsto all’art. 64, comma 6, … è garantito dall’attività di monitoraggio del processo attuativo dei vari interventi (art. 64, comma 7) e dalla prescritta clausola di salvaguardia finanziaria (art. 64, comma 8).” Si tratta di parole inequivocabili che non lasciano dubbi circa gli intendimenti del Governo e sulla incompatibilità delle condizioni posta dal relatore nel parere al Piano.
valutata attentamente la proposta di parere del Relatore che condiziona il parere favorevole ad alcune condizioni condivisibili, finalizzate a modificare sostanzialmente il Piano, ma che tuttavia sono in palese contrasto con i tagli previsti. Pertanto il parere, in coerenza con le condizioni poste, dovrebbe contenere la richiesta di modificare i saldi fissati dalla legge 133/2008 nel senso di ridurre i tagli previsti;
considerate le valutazioni sopra esposte, i tempi irrealistici di attuazione del Piano in vista delle ravvicinate scadenze per le iscrizioni degli alunni, la necessità di rivedere le previsioni dei tagli alla luce dell’intesa sottoscritta dal Governo con le Regioni e gli Enti Locali nonché delle condizioni poste nel parere del relatore, risulta evidente l’opportunità di procrastinare l’attuazione del Piano programmatico e la sua rielaborazione con la partecipazione attiva del mondo della scuola, delle Regioni, degli Enti Locali e del Parlamento;
Per i motivi su esposti
si esprime parere negativo sullo schema di Piano programmatico.
Maria Coscia, Manuela Ghizzoni, Pierfelice Zazzera, Giovanni Bachelet, Emilia De Biasi, Rosa Bruna De Pasquale, Letizia De Torre, Dario Ginefra, Ricardo Levi, Giovanni Lolli, Eugenio Mazzarella, Luigi Nicolais, Caterina Pes, Pina Picierno, Sabina Rossa, Antonino Russo, Alessandra Siragusa,

28 febbraio 2009 fissazione del termine per le iscrizioni relative all’anno scolastico 2009/2010

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Dipartimento per l’Istruzione
Roma, 03 dicembre 2008
Oggetto: Riordino degli ordinamenti scolastici e conseguente fissazione al 28 febbraio 2009 del termine per le iscrizioni relative all’anno scolastico 2009/2010, ai fini di un’adeguata azione di orientamento per gli studenti e le famiglie.

Le innovazioni didattiche che verranno introdotte nel sistema scolastico con i Regolamenti in corso di definizione, conseguenti all’attuazione delle leggi n. 40 del 2 aprile 2007, n. 133 del 6 agosto 2008 e n. 169 del 30 ottobre 2008, richiedono una conoscenza approfondita delle nuove opportunità educative e formative che, a partire dell’anno scolastico 2009-2010, verranno offerte all’intero mondo della scuola, e in particolare alle famiglie e agli studenti.

L’Amministrazione scolastica, coadiuvata dall’Agenzia Nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, promuoverà strumenti di informazione e accompagnamento dei processi di innovazione per le scuole, chiamate a comunicare alle famiglie e agli studenti la nuova organizzazione dei percorsi di studio.

Entro la fine del mese di dicembre, successivamente alla emanazione dei Regolamenti, saranno presentati a tutte le componenti scolastiche sia i materiali informativi messi a punto, sia l’insieme delle azioni attraverso le quali si articola il piano di informazione.

Nell’ambito del predetto piano sono previsti, altresì, incontri con le Associazioni professionali dei docenti e con i Forum delle Associazioni dei genitori e degli studenti, per una capillare e completa comunicazione dei punti qualificanti le novità sul piano didattico ed educativo.

Nella medesima prospettiva sarà attivato, nei prossimi giorni, all’interno del sito del Ministero, un apposito spazio, nell’ambito del quale verranno fornite ai docenti, alle famiglie e agli studenti dettagliate informazioni sui contenuti delle innovazioni previste, anche attraverso l’utilizzo di aree interattive dedicate.

Verranno, inoltre, costituiti gruppi tecnici di lavoro presso gli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, con il compito di promuovere iniziative di supporto e di assistenza alle scuole nell’organizzazione degli incontri destinati alle famiglie per l’illustrazione delle novità introdotte.

I mesi di gennaio e febbraio 2009 saranno dedicati alla realizzazione delle attività di informazione, al fine di approfondire i contenuti dei Regolamenti di prossima emanazione e per consentire ai Dirigenti scolastici di organizzare nelle diverse sedi i consueti incontri di presentazione delle nuove opportunità formative, destinati alle famiglie ed agli studenti, in modo da garantire loro tutte le informazioni utili per un più efficace orientamento.

Conseguentemente, il termine di scadenza per la presentazione delle domande di iscrizione per l’anno scolastico 2009/2010 è fissato al 28 febbraio 2009.

Lo spostamento della data delle iscrizioni permette, inoltre, anche sulla base di quanto previsto dall’art. 3 del D.L. 7 ottobre 2008, n. 154, una più adeguata attivazione, da parte degli enti locali competenti, delle iniziative territoriali che da anni accompagnano e sostengono gli studenti e le loro famiglie nella individuazione dei percorsi scolastici, soprattutto a conclusione del I ciclo di istruzione.

IL CAPO DIPARTIMENTO
F.to Giuseppe Cosentino

venerdì 28 novembre 2008

La scure della Gelmini risparmia gli insegnanti di religione.

dall' Espresso on line
Dio non si taglia di Roberta Carlini
La scure della Gelmini risparmia gli insegnanti di religione. Che sono 25mila. E costano 800 milioni l'anno Zona protetta, qui non si taglia. E neanche si riordina. I 25.694 insegnantidi religione nella scuola pubblica italiana sono al riparo dallo tsunami ditagli e proteste che l'ha investita. Anzi, sono destinati ad assumere unpeso crescente, essendo le loro ore intoccabili nella generale riduzionedell'orario delle lezioni in classe. Lo dice anche la Gelmini: macché maestro unico, c'è anche l'insegnante di religione. Che alle elementari ealle materne fa due ore a settimana per classe. Solo che adesso sono due su30 (o 40, se c'è il tempo pieno), dall'anno prossimo saranno 2 su 24: l'8,3per cento dell'orario curricolare. Quadro orario a parte, a fare i conti in tasca alla spesa della scuolapubblica per gli insegnanti di religione si trova qualche sorpresa. Apartire dal numero complessivo: in aumento costante, per le massicceimmissioni in ruolo fatte negli ultimi anni. Tra il 2004 e il 2007 sonostati assunti oltre 15mila tra maestri e professori di religione. Adessosuperano i 25mila, e cifra più cifra meno costano 800 milioni all'anno.Ottocento milioni pagati da tutti, incomprimibili e insindacabili. E nonsolo perché oggetto di un accordo sottoscritto con uno Stato estero: non èche nei patti col Vaticano siano stati scritti anche i dettagliorganizzativi e burocratici, e spesso sono questi a fare la differenza. Unesempio: mentre da tutte le parti ci si affanna per razionalizzare,accorpare, risparmiare, l'insegnante di religione è attribuito rigidamenteper classe. Questo vuol dire che c'è sempre, anche se solo uno studente diquella classe opta per l'insegnamento della religione. Ma anche senzaarrivare al caso estremo, facciamo un'ipotesi vicina alla realtà di moltiquartieri delle grandi città: se ci sono due classi con dieci studenticiascuna che scelgono la religione, queste non si possono accorpare perquell'ora. Un meccanismo che moltiplica le ore e le cattedre. Diventainteressante, a questo punto, sapere quanti studenti scelgono l'ora direligione, per capire perché il numero degli insegnanti è cresciuto e sepotrebbero essere utilizzati meglio: senonché la Pubblica istruzione questainformazione non la fornisce. È un dato che gli uffici statistici delministero hanno, ma non è a disposizione del pubblico. Allora bisogna andare alla fonte direttamente interessata, la Cei, persapere qualcosa. E la Cei ci dice che nella media italiana il 91,2 per centodegli studenti si avvale dell'ora di religione: si va dal 94,6 delleelementari all'84,6 delle superiori. Sembrano tantissimi. E però sono incalo dal 2000 (allora erano sul 94 per cento). Il che segnala un primoparadosso: mentre diminuiva il numero degli studenti 'avvalentisi',aumentava quello dei maestri e prof di religione. I quali sono per lamaggioranza donne, quasi sempre non ecclesiastici, mediamente un po' piùgiovani degli altri insegnanti. Quello che la Cei non dice (e il ministerosi guarda bene dal far sapere) è come sono distribuiti: si sa che nellescuole delle grandi città e nei quartieri con maggiore presenza di stranierile percentuali scendono molto, ma nel dettaglio non si può andare. Ancheperché, qualunque numero venga fuori, vale la rassicurazione del ministroGelmini: "Gli insegnanti di religione non si toccano". Può toccarli solo lastessa Curia che ha dato loro l'idoneità all'insegnamento, revocandogliela,anche per motivi morali o personali, come una convivenza fuori dalmatrimonio o cose simili. In quel caso, si è stabilito qualche anno fa,l'insegnante di religione immesso in ruolo non perde il posto, ma può farvalere i suoi titoli per insegnare altre materie: scavalcando altri precaricon meno santi in paradiso. Santissimi crediti Quanto vale l'ora di religione? Può il credito dato dal prof di religioneessere determinante per evitare una bocciatura? Certo che sì. L'ultimaconferma viene dal ministro Gelmini, che ha bocciato l'operato degliinsegnanti di un istituto di Modena (il Guarini), nel quale il collegio deidocenti si era opposto alla richiesta del prof di religione di riconoscerealla sua materia crediti formativi per i giudizi di fine anno, affermandoche ammettere ciò avrebbe comportato una discriminazione ai danni di chi nonfrequenta l'ora di religione. Niente affatto, ha detto il ministro: il giudizio del professore direligione pesa come gli altri, dunque la delibera dei ribelli di Modena èillegittima.

martedì 25 novembre 2008

L’androide Gelmini

Furio Colombo su Micromega 25.11.08
L’androide Gelmini

Il soffitto del liceo scientifico a Rivoli (Torino) è appena crollato sulla classe quarta. E, uccidendo il ragazzo Vito (anni 17), ferendo quattro studenti (uno grave), nel terrore di tutti, e quasi subito si materializza sul posto Mariastella Gelmini, Ministro della Pubblica Istruzione. Indossa giacca di colore grigio, attillata all’estremo, su torso di colore rosso, pantaloni scuri altrettanto stretti in modo che la figura risulti nettamente disegnata, e scarpe senza tacco. Gli astanti sono travolti dello spavento, dal dolore. Ma molti, sia sul posto che nell’assistere alla scena in televisione, hanno la netta impressione che la Gelmini in versione disgrazia si sia mossa all’istante dalla vetrina di abbigliamento più vicina. Per stabilire l’identificazione immediata la Gelmini di vetrina indossa, come un manto da Superman, gli occhiali d’ordinanza. Qualcuno, troppo precipitoso e solerte, non ha regolato il passo del manichino, che è rapido, da manager con buona palestra, e con una posizione rigida e priva di esitazione o incertezze che è proprio degli androidi nei film a effetti speciali. L’androide Gelmini, probabilmente la migliore imitazione di creatura simil-umana (se si eccettua la durezza meccanica della voce) è stata fermata di scatto da apposita cellula di fronte allo ostacolo di microfoni e tv. Subito la voce meccanica ha incominciato a dire il numero delle scuole a rischio la cui messa in sicurezza è già prevista dal preveggente e saggio governo della libertà. Il problema degli androidi è che qualcuno, dal centro di controllo, avrebbe dovuto cambiare tempestivamente il tabulato della voce meccanica. Per una incresciosa svista non è stato fatto. E così l’androide Gelmini, in un luogo di disperazione ha detto: “100 scuole a rischio” invece di quarantamila, e ha indicato la cifra di alcuni milioni di euro invece delle centinaia di milioni di euro necessarie per fronteggiare l’emergenza crolli delle scuole. Nessuno ha poi provveduto a cambiare l’espressione di confidente ottimismo, nel luogo sbagliato e nel tempo sbagliato, che emanava dal volto dell’androide, grave negligenza del centro di controllo. E così, nelle persone vere, protagoniste di una disgrazia vera con morti e feriti veri, all’angoscia si è aggiunta la rabbia. Che è aumentata quando, nel corso di un festoso raduno in Abruzzo, il mago di Oz ha dichiarato, chiudendo ogni discussione, che il ragazzo di Torino morto sotto il crollo del soffitto della sua scuola, era stata “pura fatalità”.

L’androide Gelmini

Furio Colombo su Micromega 25.11.08L’androide Gelmini Il soffitto del liceo scientifico a Rivoli (Torino) è appena crollato sulla classe quarta. E, uccidendo il ragazzo Vito (anni 17), ferendo quattro studenti (uno grave), nel terrore di tutti, e quasi subito si materializza sul posto Mariastella Gelmini, Ministro della Pubblica Istruzione. Indossa giacca di colore grigio, attillata all’estremo, su torso di colore rosso, pantaloni scuri altrettanto stretti in modo che la figura risulti nettamente disegnata, e scarpe senza tacco. Gli astanti sono travolti dello spavento, dal dolore. Ma molti, sia sul posto che nell’assistere alla scena in televisione, hanno la netta impressione che la Gelmini in versione disgrazia si sia mossa all’istante dalla vetrina di abbigliamento più vicina. Per stabilire l’identificazione immediata la Gelmini di vetrina indossa, come un manto da Superman, gli occhiali d’ordinanza. Qualcuno, troppo precipitoso e solerte, non ha regolato il passo del manichino, che è rapido, da manager con buona palestra, e con una posizione rigida e priva di esitazione o incertezze che è proprio degli androidi nei film a effetti speciali. L’androide Gelmini, probabilmente la migliore imitazione di creatura simil-umana (se si eccettua la durezza meccanica della voce) è stata fermata di scatto da apposita cellula di fronte allo ostacolo di microfoni e tv. Subito la voce meccanica ha incominciato a dire il numero delle scuole a rischio la cui messa in sicurezza è già prevista dal preveggente e saggio governo della libertà. Il problema degli androidi è che qualcuno, dal centro di controllo, avrebbe dovuto cambiare tempestivamente il tabulato della voce meccanica. Per una incresciosa svista non è stato fatto. E così l’androide Gelmini, in un luogo di disperazione ha detto: “100 scuole a rischio” invece di quarantamila, e ha indicato la cifra di alcuni milioni di euro invece delle centinaia di milioni di euro necessarie per fronteggiare l’emergenza crolli delle scuole. Nessuno ha poi provveduto a cambiare l’espressione di confidente ottimismo, nel luogo sbagliato e nel tempo sbagliato, che emanava dal volto dell’androide, grave negligenza del centro di controllo. E così, nelle persone vere, protagoniste di una disgrazia vera con morti e feriti veri, all’angoscia si è aggiunta la rabbia. Che è aumentata quando, nel corso di un festoso raduno in Abruzzo, il mago di Oz ha dichiarato, chiudendo ogni discussione, che il ragazzo di Torino morto sotto il crollo del soffitto della sua scuola, era stata “pura fatalità”.

lunedì 24 novembre 2008

CROLLO SCUOLA: BINDI, C'E' RESPONSABILITA'

articolo(AGI) - Roma, 24 nov. - "Non condivido quanto ha detto il premier. Non si tratta di fatalita', ma c'e' la responsabilita' di tutti". Cosi' Rosy Bindi (Pd), vicepresidente della Camera, a proposito del crollo della scuola a Rivoli, commenta le parole di Silvio Berlusconi. "Tutti devono reagire - osserva - perche' non si puo' andare a scuola o a lavoro e rischiare la vita. Il tema della sicurezza e' un tema antico - aggiunge - da troppo tempo mancano gli investimenti. Certamente c'e' un problema di tagli e le risorse sono insufficienti".

Crollo in una scuola nel torinese, muore uno studente


Torino, 22 novembre 2008

Rai.it
Un studente di 17 anni, Vito Scafidi, è morto e altri 17 sono rimasti feriti - 4 sono gravi, uno rischia di rimanere paralizzato - per il crollo di una controsoffittatura in una classe dello scientifico Charles Darwin di Rivoli.

L'incidente questa mattina verso le 11, mentre i ragazzi rientravano in aula dopo l'intervallo. In base a una prima ipotesi, potrebbe essere stato il cedimento di un pesante tubo di ghisa, collocato tra soffitto e la controsoffitto, a causare la tragedia. La Procura di Torino ha aperto un'inchiesta e il pm Raffaele Guariniello si e' recato sul posto per un sopralluogo.

La scuola è un edificio dei primi anni del '900 situato sulla collina di Rivoli.

Nato come seminario, ha subito l'ultima ristrutturazione negli anni '70 quando è stata realizzata una nuova ala. L'incidente nella parte vecchia dell'istituto. A Rivoli sono arrivati, oltre ai presidenti di Regione e Provincia, Mercedes Bresso e Antonio Saitta, anche il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini che ha anche visitato i ragazzi feriti e incontrato i genitori della vittima.

Intervento del ferito grave è riuscito
L'intervento chirurgico è tecnicamente riuscito ma serviranno alcuni giorni, forse settimane, per sapere se Andrea Macrì, il ragazzo rimasto gravemente ferito nel crollo dell'istituto Darwin di Rivoli (Torino) tornerà a camminare, e i medici non escludono una nuova operazione. L'operazione è durata sei ore: l'equipe dei medici del Cto, guidata dai chirurghi Stefano Aleotti e Antonio Bruno, ha operato per stabilizzare la colonna vertebrale, ridurre la frattura-lussazione della terza vertebra che si è creata in seguito all'urto e decomprimere il midollo osseo, rimasto schiacciato nella frattura. Il giovane è attualmente in coma farmacologico.

Le altre due ragazze che avevano riportato le lesioni più gravi, Federica Ariotti e Cinzia Palumbo, sono ricoverate al Cto nei reparti di Chirurgia Vertebrale e Ortopedia, con una prognosi fra 60 e 90 giorni.

Il sindaco di Rivoli, una morte bianca
"La tragedia di oggi e' una morte bianca": e' il primo commento a caldo del sindaco di Rivoli, Guido Tallone, sull'incidente avvenuto questa mattina all'interno del liceo scientifico statale Darwin. "Non si risparmia sulla sicurezza nelle scuole - aggiunge - bisogna mettere da parte le tante inutili parole che sono state fatte ultimamente sulla scuola". Sul posto, oltre al sindaco di Rivoli, e' presente il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, e l'assessore provinciale all'Istruzione, Umberto D'Ottavio.

La visita del ministro Gelmini
Sul posto dell'incidente è arrivata intorno alle 15 Il ministro Maria Stella Gelmini. Ad attenderla c'era la presidente della Regione Mercedes Bresso, il presidente della Provincia Antonio Saitta e il prefetto Paolo Padoin. "Una tragedia veramente incomprensibile, non e' possibile che un ragazzo perda la vita a scuola". Lo ha detto il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, al termine di un incontro con le istituzioni locali e le forze dell'ordine svoltosi a Rivoli. "Sono qui per esprimere la mia vicinanza personale e del Governo - ha aggiunto - a tutte le persone che sono state coinvolte in questa tragedia. Ai ragazzi e alle loro famiglie e, in modo particolare, alla famiglia del ragazzo che qui ha perso la vita".

Napolitano, inquietanti interrogativi su sicurezza scuole
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, profondamente addolorato per la sciagura di questa mattina nel Liceo Darwin di Rivoli, solleva inquietanti interrogativi sulle garanzie a presidio della sicurezza negli istituti scolastici, ed ha incaricato il Prefetto di Torino Paolo Padoin di rappresentare alla famiglia della vittima le espressioni del suo cordoglio ed esprimere agli studenti feriti il fervido augurio di pronta guarigione. Lo rende noto un comunicato dell'ufficio stampa del Quirinale.

La Procura ipotizza omicidio e disastro colposo
Omicidio colposo e disastro colposo. Sono i reati contro ignoti ipotizzati nel fascicolo aperto dalla Procura di Torino sul crollo della controsoffittatura di un'aula avvenuta questa mattina al liceo scientifico Darwin di Rivoli, nel torinese, che ha travolto e ucciso un ragazzo di 17 anni e ferito altri 20 studenti. La procura ha sentito per tutta la giornata vari testimoni e acquisito documenti presso la scuola della tragedia e la Provincia di Torino, l'ente che ha la responsabilita' delle scuole superiori del torinese.

giovedì 20 novembre 2008

SCUOLA E UNIVERSITÀ Chi si rivede, i maestri unici saranno in piazza il 29 novembre

Da Il Manifesto del 20 novembre 2008

SCUOLA E UNIVERSITÀ
Chi si rivede, i maestri unici
Approvata la legge il governo sperava che la protesta si placasse,
ma le elementari saranno in piazza il 29 novembre
Luca Fazio

Non bisogna farsi ingannare dalla calma piatta, perché sta arrivando lo tsunami. Ci sono onde che hanno origine da un terremoto sottomarino, scrutando l'orizzonte piatto delle notizie telecomandate sembra che non stia succedendo niente, e invece tutte le sere, in tutta Italia, centinaia di scuole si riempiono di maestre, maestri e genitori. Sanno già tutto, ma continuano a discutere. Vogliono durare un minuto in più del ministro Mariastella Gelmini. L'energia è invisibile ma costante e quando l'onda si avvicina alla terra la sua altezza aumenta e coglie tutti all'improvviso. Il prossimo approdo - perché negli abissi della scuola elementare ci si sta attrezzando per durare tre anni - è già stato fissato per sabato 29 novembre e conviene non stupirsi se altre centinaia di migliaia di persone (senza l'appoggio di partiti o sindacati) riempiranno di nuovo le piazze del paese.
La macchina organizzativa, messa in piedi da un impressionante reticolo di contatti che fa capo all'associazione ReteScuole, è già al lavoro dallo scorso 31 ottobre, il giorno dopo lo straordinario sciopero generale in difesa della scuola pubblica. Ma già dopodomani, a macchia di leopardo, le scuole elementari di decine di città scenderanno in piazza per un primo ritorno di visibilità (Bologna, Cologno Monzese, Merate, Concorezzo, Sesto San Giovanni, Lucca, Torino...).
«In tutto il paese - spiega Mario Piemontese, che tutte le sere rimbalza nelle scuole della provincia di Milano - stiamo facendo una valanga di riunioni con uno scopo ben preciso. In ogni scuola elementare stiamo lavorando affinché si formi un comitato di genitori e maestre, mentre nelle superiori cerchiamo di costruire comitati che tengano insieme studenti e professori. Questa sorta di meticciato tra ordini di scuole diverse, dalle elementari all'università, è un fatto assolutamente nuovo». E sta funzionando? «La prova ce l'avremo il 29 novembre», dice Piemontese. Si direbbe però che la fiducia non manca, considerando che a Milano, la città dove ReteScuole è da anni il primo vero motore della protesta, sono già stati convocati non uno ma tre cortei che convergeranno su piazza Duomo trascinati da camion musicali, clown, bambini e compagnie cantanti. Decine di migliaia di persone diranno «Io non ci sto» partendo da piazzale Baracca (ritrovo per le scuole dei comuni della zona nord e ovest), da piazza Lima (scuole dei comuni dell'est) e da Porta Romana (zona sud). Viste le premesse, qualcuno, incrociando le dita, si azzarda a dire che sarà una manifestazione più grande di quella che riempì piazza Duomo ai tempi della famigerata riforma dell'allora ministro Moratti (grasso che cola se paragonata allo scempio preparato da questo governo Berlusconi). Un altro corteo, ancora da preparare nei dettagli, è previsto a Roma, mentre a fare da contorno sono già fissate manifestazioni a Torino, Bologna, Parma, Napoli, Reggio Emilia e Venezia...
Si fa presto a chiedere «e dopo?», come se sempre le proteste potessero vivere di fiammate improvvise e spettacolari. Eppure «il dopo», alle elementari, è già stato preparato con cura. La «botta grossa», infatti, è prevista tra febbraio e marzo, quando dal ministero arriveranno i regolamenti attuativi che entreranno nello specifico dei tagli: quali, quanti e soprattutto in quali scuole andranno ad incidere. «La rete sottotraccia di maestre e genitori - dice Piemontese - è destinata a durare tre anni, il tempo che ci metterebbero a distruggere la scuola pubblica». La prima mossa è già stata preparata da tempo. Alle preiscrizioni di gennaio, i docenti proporranno ai genitori che ancora hanno i bambini all'asilo un modello di domanda di iscrizione in cui possano espressamente richiedere il tempo pieno e la scuola di 40 ore, in modo da confermare l'offerta dei programmi dell'anno precedente. I genitori - insieme alle maestre - sono la chiave del successo di questo movimento sotterraneo. Lo spiega così Roberto Ciullini, un «prototipo» interessante, visto che da quando è esplosa la protesta passa la serate nelle scuole elementari (non solo in quella di sua figlia) e poi stila la lista delle iniziative dei giorni successivi. «Un mese fa - spiega - ci sbattevamo solo noi genitori di sinistra, oggi invece abbiamo dalla nostra parte anche i genitori di destra e quelli politicamente non schierati. Questo ci spinge ad andare avanti, è chiaro che il lavoro delle maestre ormai è riuscito a spostare l'opinione dell'elettore non di sinistra».
Non è un caso se Berlusconi fa lo sprezzante con l'Onda universitaria mentre è costretto a muoversi con cautela con il «popolo» di maestre e genitori che si agitano nel mare della scuola pubblica italiana.

I PARLAMENTARI:VOTANO I TAGLI E INTANTO SI AUMENTANO GLI STIPENDI

DALL'Espresso di qualche settimana fa.
recentemente il Parlamento ha votato all'UNANIMITA' e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa Euro 1.135,00 al mese.
Inoltre la mozione é stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.
STIPENDIO: Euro 19.150,00 AL MESE;
STIPENDIO BASE: circa Euro 9.980,00 al mese;
PORTABORSE: circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare);
RIMBORSO SPESE AFFITTO: circa Euro 2.900,00 al mese;
INDENNITA' DI CARICA: (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00);TUTTI ESENTI DA TASSE
+
TELEFONO CELLULARE: gratis;
TESSERA DEL CINEMA: gratis;
TESSERA TEATRO: gratis;
TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA: gratis;
FRANCOBOLLI: gratis;
VIAGGI AEREO NAZIONALI: gratis;
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE: gratis;
PISCINE E PALESTRE: gratis;
FS: gratis;
AEREO DI STATO: gratis;
AMBASCIATE: gratis;
CLINICHE: gratis;
ASSICURAZIONE INFORTUNI: gratis;
ASSICURAZIONE MORTE: gratis;
AUTO BLU CON AUTISTA: gratis;
RISTORANTE: gratis
(nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00).

INOLTRE:
Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi ( per ora!!!);

Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera.
(Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio);

La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI
di EURO.

La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!

IL PERCHE' DI UN NO DECISO AL MAESTRO UNICO

Lettera aperta della Dott.ssa Tiziana Franceschini
Psicologa dell'Età Evolutiva, Psicoterapeuta Clinica.

Per valutare la pertinenza della proposta di tornare al maestro unico è utile inquadrare la situazione dal punto di vista di un bambino che a sei anni fa il suo ingresso a scuola.

Come clinico, è frequente avere in consulenza bambini di questa età, perché il passaggio alle scuole elementari è un momento di grande cambiamento e, quindi, di vulnerabilità. La sfida evolutiva che il bambino deve affrontare è quella di uscire dalla famiglia e confrontarsi con quel microcosmo che è la scuola, specchio della società.

Le problematiche che possono avere i bambini a questa età (rifiuto della scuola, ansia da separazione, oppositività, sintomi regressivi…) riflettono la difficoltà ad adattare le proprie modalità relazionali, finora valide in famiglia, alla scuola.

Quando il bambino si confronta con più docenti, ne trae un insegnamento prezioso: comprende che esistono molti modi di porsi, modi diversi di dare e ricevere attenzione e affetto, capisce che la modalità utilizzata finora in famiglia non è l'unica, che per lavorare con persone diverse bisogna comportarsi diversamente, perché al maestro di italiano da fastidio una cosa che il maestro di matematica non nota nemmeno…In altre parole, il bambino comprende che la flessibilità è una risorsa preziosa. In questo modo, la personalità si sviluppa dinamicamente, complessificandosi.

Ciò costituisce forse il più grande fattore di protezione dal rischio di psicopatologia, definibile come una forma di rigidità, che limita le possibilità della persona di mettersi alla prova e adattarsi alle mutevoli richieste dell'ambiente.

Reintrodurre il maestro unico vuol dire bloccare drasticamente questo processo di crescita del bambino.

Il maestro unico lavora con la "sua" classe e non ha confronti con altri docenti. Utilizzando una metafora che spesso usano gli stessi insegnanti, egli "chiude la porta" e fa il suo lavoro.

Se il bambino lavora con un solo insegnante si confronta con un solo modello relazionale/didattico.

L'insegnante unico si offre come figura di riferimento forte per i bambini, che traslano naturalmente verso di lui i modelli di attaccamento che hanno interiorizzato dal rapporto genitoriale.

Se però il confronto del bambino si ferma ad una sola persona, è facile assistere ad una mera riproposizione di questi modelli familiari, che possono essere più o meno compatibili con ciò che l'adulto si aspetta da lui. Se i modelli del maestro unico e quelli del bambino non sono compatibili, ne risulta una difficoltà di adattamento da parte del bambino.

In queste condizioni, il bambino ha meno possibilità e può capitare che rimanga intrappolato in un ruolo relazionale univoco, una stigma che l'accompagnerà irrimediabilmente per tutta la durata delle Elementari: c'è il più bravo, il più svogliato, il più indisciplinato, il più simpatico e così via. Sono ruoli pericolosi, perché il bambino di questa età è ancora in formazione e sviluppa la sua personalità proprio conformandosi a come gli adulti significativi lo vedono e rispecchiano. Per questo motivo, è indispensabile fornire al bambino quante più figure di riferimento possibili. Per questo motivo, è impensabile tornare indietro di anni. Questo il perché di un no deciso al maestro unico.

Dott.ssa Tiziana Franceschini

Psicologa dell'Età Evolutiva, Psicoterapeuta Clinica.
Cultore della materia presso la Cattedra di Neuropsichiatria Infantile della Facoltà di Psicologia dell'Università di Roma "La Sapienza". Da anni lavora a progetti contro la dispersione scolastica e il bullismo (Laboratori di Scrittura Creativa, Cinema e Fumetto, Psicomotricità) presso le scuole Elementari, Medie e Superiori del VII Municipio del Comune di Roma. Presidente dell'Associazione Culturale "Adyton – Psicoterapia e Sogno", nata per le diffusione della cultura psicodinamica. Collabora con L'Italian Hospital Group, Servizio di Psicologia dell'Età Evolutiva, dove effettua consulenze psciodiagnostiche, psicoterapie e laboratori

mercoledì 19 novembre 2008

L’efficacia dell’Onda: le commissioni di camera e senato chiedono un dietro front alla Gelmini.

I pareri che le commissioni istruzione di camera e senato si apprestano a dare, quasi certamente favorevoli ma che passeranno a maggioranza, pare prevedano un sostanziale dietro front su alcune delle questioni che hanno fatto esplodere l’Onda(ta) di proteste in questi mesi.

Questi i punti: nelle scuole dell’infanzia dovrebbe essere garantito l’orario obbligatorio per 40 ore (non più fino alle 12,30 come prevede il decreto) si suppone con due insegnanti (una/o al mattino una/o al pomeriggio);

il maestro unico a 24 ore settimanali ci sarà ma in maniera residuale, ovvero solo lì dove viene richiesto dai genitori (nel decreto è il modello da preferire); il tempo pieno va garantito con due docenti per classe;
resterebbe anche il tempo prolungato alle medie;
chieste delle garanzie per gli insegnanti di lingua inglese che dovranno restare ad affiancare l’insegnante di classe; per le superiori, dovendo essere ridotti indirizzi ed orari (specie ai tecnici ed ai professionali) pare si chieda uno slittamento delle iscrizioni.
Sembra ci sia una marcia in dietro anche sull’aumento degli alunni per classe.
Si chiede di innalzare il numero medio e non più quello massimo, poiché quest’ultimo metterebbe a rischio la sicurezza degli alunni e dei docenti.
Per quanto riguarda i disabili, dovrà essere garantito un docente di sostegno ogni due alunni.
In merito agli Ata, bisognerà prestare attenzione a dove si opereranno i tagli; sarebbe bene non tagliare, per esempio, sui bidelli poiché potrebbero essere utilizzati anche per le pulizie, lavoro che oggi viene esternalizzato.

Sarà d’accordo il ministro Tremonti? Francamente sono misure, anche se accolte, insufficienti, parziali e che non intaccano la gravità dei provvedimenti complessivi di questo governo. Non abbiamo alcuna garanzia in merito agli organici, per ese mpio; resta infatti da capire come questi provvedimenti saranno realizzati. E i precari?
Comunque nulla di tutto questo sarebbe ovviamente accaduto se l’Onda non avesse aperto delle crepe. Anche il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione nella seduta di ieri ha espresso preoccupazione e dissenso per i provvedimenti del governo su scuola, università e ricerca.

Intanto sul piano programmatico, in conferenza unificata stato/regioni, gli enti locali si spaccano: le regioni di centro sinistra continuano ad opporsi, quelle di centro destra votano a favore tranne la Sicilia che si è astenuta. L’Upi (Unione delle province) chiede alla ministra un tavolo di confronto. Esplodono le contraddizioni e questo solo grazie al Movimento.
La lotta paga. In questi anni forse lo avevamo un po’ dimenticato.
O meglio. In molti hanno cercato di convincerci dicendo che in fondo ci si può accontentare anche del meno peggio. Non è così e l'Onda lo ha dimostrato e continua a farlo con le proteste e le proposte. Facciamone tesoro e continuiamo sulla strada intrapresa. Il 12 dicembre, sciopero generale indetto dalla Cgil, al quale hanno aderito anche i Cobas, la Cub e l’Sdl, è il prossimo, non ultimo, grande appuntamento. Noi ci saremo!

Roma 18 Novembre 2008
Gennaro Loffredo
Resp. Naz. PRC Scuola e Formazione
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Forse le cose non stanno proprio come dice Gennaro Loffredo.
Abbiamo chiesto all'on. Rosa De Pasquale chiarimenti sulla famosa Relazione del Governo (da cui sembra che Loffredo abbia tratto i dati):
Data: 18 novembre 2008
Da: Rosa On. De Pasquale A sergio_tamborrino
Oggetto: Rif: Trasmesso via Sito - C'è un nuovo testo del Piano programmatico?

Gentilissimo signor Tamborrino,
Innanzitutto le preciso che il piano programmatico non è cambiato, è sempre il solito atto parlamentare n.36, solo in data 6 novembre il sottosegretario Pizza ci ha consegnato in commissione una relazione sullo stesso piano prodotta dal governo.
Capisco il suo disorientamento, le assicuro che è anche il nostro di parlamentari dell'opposizione, infatti come avrà visto dai verbali sommari stilati dal funzionario della settima commisssione a seguito degli interventi effettuati dai membri della stessa, gli interrogativi che sono nati dalla lettura del piano programmatico sono davvero tanti considerata la genericità e la frequente incomprensibilità di parti dello stesso.
Anche l'intervento del Governo, nella persona del sottosegretario Pizza, non ha contribuito a chiarire la lettura del piano programmatico, ma in alcuni punti, come lei stesso evidenzia, ha contribuito a creare ancora più confusione.
Adesso in Commissione siamo giunti a valutare il prescritto parere da indirizzare al governo e la relatrice Valentina Aprea ne ha depositato uno di natura favorevole ma condizionato a numerose specificazioni delle quali il governo dovrebbe tener conto nella stesura dei decreti applicativi del piano programmatico.
Noi, come partito democratico probabilmente presenteremo un parere alternativo, ed in ogni caso voteremo contro un parere favorevole, se pur condizionato, al piano programmatico stesso che di fatto modifica l'assetto della scuola in funzione di una riduzione di risorse a favore dell'istruzione.
Inoltre il parere della relatrice non ci convince perchè non va a toccare e non chiede di modificare la fonte primaria, la norma base dalla quale e per la quale ha preso vita il piano programmatico di cui si parla, e cioè l'art.64 della legge 133/08 finanziaria triennale del governo Berlusconi.
Per cui a parere nostro rimangono parole vane tutte le condizioni (che in ogni caso già di per se non sarebbero sufficienti a garantire qualità alla nostra scuola) che l'On Aprea intende inserire nel parere in parola fino a quando non si elimina il "vulnus" degli ingenti tagli di risorse all'istruzione. Tagli che sino a meno di una settimana fa sono stati incrementati ulteriormente dalla finanziaria di dicembre che è stata licenziata dalla camera dei deputati.(sono stati fortemete ridotti gli stanziamenti per l'edilizia, per il funzionamento delle Istituzioni scolastiche, per il diritto allo studio, per la legge 440/97 a sostegno della autonomia scolastica, per il sostegno del sistema pubblico di istruzione, ecc.)
Il Governo non ha accettato nessun emendamento presentato dall'opposizione nè al decreto legge 112/08, nè al decreto legge 137/08, nè alla finanziaria n.1145/08 e per ora non ha manifestato alcuna volontà esplicita e concreta a cambiare politica sulla scuola.
Comunque quelli che speriamo ci chiariranno le idee e che alla fine hanno valore concreto sono i decreti applicativi che il Ministero dovrà, in tempi stretti, emanare relativamente alle diverse azioni di razzionalizzazione ed in applicazione del piano programmatico.
Pare che i citati decreti siano già pronti al Ministero, allora aspettiamo di leggerli e poi speriamo di capirne qualcosa di più.
Certo poi il passaggio successivo che costituirà una concreta verifica sarà quello relativo alle risorse in organico che verranno dal Ministro realmente assegnate ai singoli Uffici Scolastici Regionali, infatti solo allora saremo in grado di conoscere concretamente che modelli di insegnamento e di modalità didattica si potranno realmente attuare in ogni regione, provincia e singola istituzione scolastica.
Continuiamo comunque a rimanere in contatto e a portare avanti, ognuno con il proprio specifico impegno, un discorso costruttivo e migliorativo per la nostra scuola.
Cordiali saluti Rosa De Pasquale

martedì 18 novembre 2008

CLASSI PONTE PER STRANIERI Approvata dalla Camera dei Deputati, con parere favorevole del Governo, il 14/10/2008

Mozione (1-00033)
Approvata dalla Camera dei Deputati, con parere favorevole del Governo, il 14/10/2008
(Presenti 512
Votanti 511
Astenuti 1
(Maggioranza 256
Hanno votato sì 265
Hanno votato no 246)
La Camera,
premesso che:
il crescente fenomeno dell'immigrazione ha modificato sensibilmente il modello organizzativo del sistema scolastico italiano;
l'elevata presenza di alunni stranieri nelle singole classi scolastiche della scuola dell'obbligo determina difficoltà oggettive d'insegnamento per i docenti e di apprendimento per gli studenti;
il diverso grado di alfabetizzazione linguistica si rivela, quindi, un ostacolo per gli studenti stranieri che devono affrontare lo studio e gli insegnamenti previsti nei programmi scolastici, e per gli alunni italiani che assistono a una «penalizzante riduzione dell'offerta didattica» a causa dei rallentamenti degli insegnamenti dovuti alle specifiche esigenze di apprendimento degli studenti stranieri;
tale situazione è ancora più evidente nelle classi che vedono la presenza di studenti provenienti da diversi Paesi, le cui specifiche esigenze personali sono anche caratterizzate dalle diversità culturali del Paese di origine, tanto da indurre gli insegnanti ad essere più tolleranti e meno rigorosi in merito alle valutazioni volte a stabilire i livelli di competenza acquisiti dagli alunni stranieri e italiani sulle singole discipline;
dai dati forniti dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca la crescita di alunni stranieri, registrata nell'anno scolastico 2007-2008, è pari a 574.133 unità, con un incidenza del 6,4 per cento rispetto alla popolazione scolastica complessiva;
tale situazione è determinata dalla crescita degli alunni stranieri nel triennio 2003-2005 intensificatasi anche per effetto dei provvedimenti di regolarizzazione (legge n. 189 del 2002 e legge n. 222 del 2002);
rispetto alle nazionalità si confermano ai primi posti i gruppi di studenti provenienti dai Paesi dell'Est europeo, in particolare la Romania che, nell'arco di due anni, è passata dal 12,4 per cento (52.821 alunni), al 16,15 per cento (92.734 alunni), superando la numerosità degli alunni provenienti dall'Albania (85.195 pari al 14,84 per cento), e dal Marocco (76.217 presenze, pari al 13,28 per cento);
la disomogenea distribuzione territoriale di alunni con cittadinanza non italiana, molto concentrata al Centro-Nord e scarsa al Sud e nelle Isole, interessa circa 37.000 punti di erogazione del servizio scolastico, rispetto ai 57.000 presenti in ambito nazionale. È evidente il divario esistente tra i primi e i secondi, determinato dalla necessità per i primi di adeguare gli aspetti organizzativi e didattici all'attività di integrazione degli alunni stranieri;
la più elevata consistenza di alunni stranieri si trova nella scuola primaria e secondaria di I grado (il 7,7 per cento frequenta la primaria, il 7,3 per cento la secondaria di I grado, il 6,7 per cento le scuole dell'infanzia). Gli istituti di istruzione secondaria di II grado, pur non raggiungendo complessivamente i valori delle presenze registrate nella scuola primaria e secondaria di I grado, registrano l'8,7 per cento del totale degli studenti. Tra questi ultimi la maggior parte è concentrata nei professionali, dove rappresentano l'8,7 per cento del totale degli studenti, mentre nei tecnici raggiungono il 4,8 per cento e nei licei sono appena l'1,4 per cento;
l'osservazione a livello territoriale evidenzia che l'incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana è particolarmente significativa in Emilia-Romagna,Umbria, Lombardia e Veneto dove essi rappresentano più del 10 per cento della popolazione scolastica regionale;
la presenza di studenti stranieri nel Centro-Nord è quindi superiore alla media italiana fino a raggiungere i 12 studenti stranieri ogni 100 in Emilia-Romagna, mentre nel Mezzogiorno l'incidenza percentuale varia tra l'1,3 e il 2,3 per cento ad eccezione dell'Abruzzo con il 5 per cento;
di grande attualità risultano i dati sulla presenza di alunni nomadi, essi raggiungono le 12.342 unità e pertanto rappresentano il 2,1 per cento degli alunni stranieri. Più della metà degli alunni nomadi frequenta la scuola primaria;
relativamente al rapporto tra la frequenza delle scuole statali e non statali e le loro suddivisioni tra i diversi gradi della scuola, si registra la presenza del 90,3 per cento di alunni stranieri in scuole statali, mentre il restante 9,7 per cento risulta iscritto in istituzioni scolastiche non statali;
i Paesi di provenienza degli alunni stranieri, sui 194 censiti dall'Istituto nazionale di statistica, sono ben 191. Nelle scuole della provincia di Bergamo, ad esempio, i dati del 2005 registravano la rappresentanza di 118 cittadinanze, a Perugia 109, a Pesaro 90, a Siena 80, a Latina 78;
l'osservazione sull'esito scolastico degli alunni italiani a confronto con quello degli alunni stranieri rivela che nelle scuole dove sono presenti alunni con cittadinanza non italiana si riscontra una maggiore selezione nei loro riguardi che finisce per incidere sui livelli generali di promozione: il divario dei tassi di promozione degli allievi stranieri e di quelli italiani è -3,36 per cento nella scuola primaria, -7,06 per cento nella secondaria di I grado, -12,56 per cento nella secondaria di II grado, in cui più di un alunno straniero su quattro non consegue la promozione;
la presenza di minori stranieri nella scuola si inserisce come fenomeno dinamico in una situazione in forte trasformazione a livello sociale, culturale, di organizzazione scolastica: globalizzazione, europeizzazione e allargamento dell'Unione europea, processi di trasformazione nelle competenze territoriali (decentramento, autonomia ed altro), trasformazione dei linguaggi e dei media della comunicazione, trasformazione dei saperi e delle connessioni tra i saperi, processi di riforma della scuola;
il fenomeno migratorio sta assumendo caratteri di stabilizzazione sia per le caratteristiche dei progetti migratori delle famiglie, sia per la quota crescente di minori di origine immigrata che nascono in Italia o comunque frequentano l'intero percorso scolastico;
la Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia sancisce che tutti devono poter contare su pari opportunità in materia di accesso alla scuola, nonché di riuscita scolastica e di orientamento;
la scuola italiana deve quindi essere in grado di supportare una politica di «discriminazione transitoria positiva», a favore dei minori immigrati, avente come obiettivo la riduzione dei rischi di esclusione;
la maggior parte dei Paesi europei ha costruito luoghi d'apprendimento separati per i bambini immigrati, allo scopo di attuare un percorso breve o medio di alfabetizzazione culturale e linguistica del Paese accogliente. La presenza di bambini stranieri, ma anche nomadi o figli di genitori con lo status di rifugiati politici, implica l'aggiunta di finanziamenti e di docenti, e l'organizzazione di classi di recupero successive o contemporanee all'orario normale, di classi bilingue, oppure con la presenza di assistenti assunti a tal fine;
in Grecia, ad esempio, le scuole con un gran numero di alunni stranieri, figli di genitori nomadi o di greci rimpatriati, organizzano delle classi propedeutiche o delle sezioni preparatorie per l'insegnamento del greco, ma anche della linguad'origine, per facilitare l'integrazione di questi bambini nel sistema educativo. Queste classi e sezioni usano materiale didattico specifico e possono essere seguite da insegnanti ordinari che effettuano delle ore supplementari, insegnanti di sostegno temporanei o da insegnanti con qualifiche specifiche a orario ridotto. Il rapporto ufficiale alunni/insegnanti da rispettare è di 9-17 alunni per insegnante nelle classi propedeutiche e di 3-8 alunni per insegnante nelle sezioni preparatorie. L'assegnazione delle risorse dipende dalla presenza di un numero di alunni sufficiente per poter organizzare una classe o sezione;
le gerarchie istituzionali del precedente Governo di centro-sinistra hanno rigettato la proposta della Lega Nord, sulla necessità di istituire dette «classi propedeutiche», considerandole addirittura «luoghi di segregazione culturale», o «mere strategie di integrazione degli alunni immigrati», ritenendole «soluzioni compensatorie di carattere speciale», avvolte in schemi stereotipi e folkloristici;
la pedagogia interculturale del centro-sinistra, attraverso l'affermazione dell'«universalismo», ha lasciato l'iniziativa alle singole scuole e agli enti locali che, pur avendo agito in maniera equilibrata, non possono attuare strategie per il superamento dei problemi derivanti dall'accoglienza e dalla formazione degli studenti stranieri. Le normative sull'immigrazione del 1998 e del 2002 (Testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 e legge n. 189 del 2002) contengono indicazioni utili sulla funzione e sull'uso dei cosiddetti «spazi dotati di strumenti appositamente dedicati», demandando alle scuole e agli enti locali l'iniziativa e la gestione di tali spazi e strumenti mirati all'istituzione di percorsi specifici di alfabetizzazione linguistica di durata variabile;
i dati forniti dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca evidenziano come il problema dei ripetenti e della dispersione scolastica incida soprattutto sui ragazzi stranieri. Secondo tali dati, il numero degli studenti stranieri ripetenti è del 4 per cento nella scuola primaria, dell'8 per cento nella scuola secondaria di primo grado e arriva al 14 per cento nella scuola secondaria di secondo grado. In riferimento a quest'ultimo ciclo di istruzione si rilevano, inoltre, incongruenze tra la classe frequentata e l'età, incongruenze che riguardano circa il 75 per cento degli studenti stranieri;
la dimensione della scuola, la quantità di stranieri rispetto alla popolazione scolastica e la quantità di cittadinanze concorrono al successo o all'insuccesso scolastico di tutti gli studenti;
dai dati ministeriali si rileva che per i diversi ordini di scuola gli alunni stranieri sembrano ottenere maggiori risultati quando sono ridotti di numero;
la densità della presenza di alunni con cittadinanza non italiana in piccole scuole sembra non favorire livelli elevati di esiti positivi. Tale fattore si determina maggiormente nelle scuole secondarie di secondo grado dove il decremento degli esiti in rapporto alla maggiore consistenza di alunni stranieri è ancora più accentuato: negli istituti di piccole dimensioni con gruppi minimi di studenti non italiani, il tasso di promozione degli alunni stranieri scende dal 93,29 per cento (da 1 a 5) fino al 78,64 per cento (da 11 a 30) se vi sono consistenti gruppi di alunni stranieri. Negli istituti di medie dimensioni (da 101 a 300 alunni complessivi) si passa dal 91,79 per cento al 78,46 per cento; negli istituti maggiormente dimensionati si passa dall'89,87 per cento all'80,26 per cento; ciò vuol dire che il tasso di promozione di alunni stranieri nelle scuole primarie e secondarie di I grado è inversamente proporzionale alla dimensione della loro presenza nella scuola;
l'elemento della presenza di molte diverse cittadinanze nelle scuole, pur non coincidendo necessariamente con esiti negativi finali degli alunni stranieri, rappre senta un fattore condizionante del complesso sistema educativo e formativo che influenza l'intera classe;
le sopraccitate analisi sugli esiti scolastici sono importanti poiché consentono di comprendere determinate categorie di alunni per i quali l'obiettivo, oltre a quello degli apprendimenti, è anche quello dell'integrazione del sistema scolastico e del sistema sociale;
questa tipologia di alunni con cittadinanza non italiana consegue determinati esiti scolastici, in rapporto al livello di conoscenza della lingua italiana, alla dimensione temporale di scolarizzazione nel nostro Paese, alle misure di accompagnamento per la loro integrazione all'interno e all'esterno dell'ambito scolastico;
tali misure risultano infatti determinate sia dal numero degli studenti stranieri, sia dalle diverse nazionalità presenti nella stessa classe o scuola e dalle conseguenti differenti situazioni culturali e sociali che generano molteplici esigenze cui dare risposta,
impegna il Governo:
a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione;
a istituire classi di inserimento che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti;
a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole e a prevedere, altresì, una distribuzione degli stessi proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri;
a favorire, all'interno delle predette classi di inserimento, l'attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l'elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell'educazione alla legalità e alla cittadinanza:
a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente);
b) sostegno alla vita democratica;
c) interdipendenza mondiale;
d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi;
e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente;
a prevedere l'eventuale maggiore fabbisogno di personale docente da assegnare a tali classi, inserendolo nel prossimo programma triennale delle assunzioni di personale docente disciplinato dal decreto-legge n. 97 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 143 del 2004, alla cui copertura finanziaria si provvede mediante finanziamenti da iscrivere annualmente nella legge finanziaria.
(1-00033) (Ulteriore nuova formulazione) «Cota, Goisis, Grimoldi, Rivolta, Maccanti, Aprea, Frassinetti, Granata, Latteri, Baldelli, Garagnani, Centemero, Barbieri, Barbaro, Caldoro, Carlucci, Ceccacci Rubino, Di Centa, Renato Farina, Giammanco, Lainati, Mazzuca, Murgia, Palmieri, Massimo Parisi, Perina, Rampelli, Ghiglia».

SCUOLA: HACKER NEL SITO DEL MINISTERO ISTRUZIONE

SCUOLA: HACKER NEL SITO DEL MINISTERO ISTRUZIONE
Il sito web del Ministero dell'Istruzione e' stato preso di mira da studenti hacker. Non appena si clicca www.ministeroistruzione.net compare un video che occupa l'intera on page in cui si vedono gli studenti in corteo e una voce di sottofondo che dice: "sono Anna Adamolo, voglio portare tutte queste voci in questo palazzo, le nostre voci hanno gia' suonato e urlato e pianto".

lunedì 17 novembre 2008

BRUNETTA attacca: «I fannulloni stanno a sinistra»

Brunetta attacca: «I fannulloni stanno a sinistra»



Dall'inviato Giancarla Rondinelli
MONTECATINI L'ultima giornata del congresso dei Circoli di Dell'Utri si caratterizza per i fannulloni. Non come soggetti in carne e ossa, ma per un botta e risposta tra Brunetta ed Epifani. Sì perché da ieri la categoria dei fannulloni, ha trovato con il ministro della Funzione Pubblica, una collocazione politica precisa: «Spesso stanno a sinistra».
Dal palco del congresso dei Circoli del Buongoverno il ministro, davanti ad una platea trepidante, lancia delle precise stilettate. Non solo. Nella stessa assemblea, Brunetta difende anche il rinnovo del contratto nel settore avvenuto senza la Cgil e, sulla mobilitazione del sindacato di Epifani, sottolinea: «Se dovessi misurare l'impatto della Cgil nello sciopero del pubblico impiego questo è del 7-14%, ovvero un 7-14% di iscritti alla Cgil che hanno protestato contro il contratto. In una democrazia bisogna tener conto anche di loro, ma il 7-14% mi sembra ben lontano dal 51% e quindi si va avanti». Incontenibile, sicuro e determinato Brunetta vuole scavare nei «depositi nascosti di potenzialità» della macchina pubblica, per aumentare del 30-40% la produttività. Un volano straordinario per l'Italia, come lo chiama il ministro, che deve essere messo in moto.
All'ex ministro Franco Bassanini che ha criticato i tagli, Brunetta replica secco: «Lui adesso è impegnato a studiare da banchiere e forse non ha letto bene le mie cose. Io, non voglio tagliare, ma aumentare i beni e i servizi. Io voglio più scuola, più salute, più efficienza della magistratura, più sicurezza: è questo il mio riformismo». La «cura Brunetta» sta trovando opposizioni che, però, non smuovono il ministro. «Non tutto poteva andare bene - sottolinea Brunetta - perché ho toccato i santuari della sinistra. Questo non poteva non turbare i sogni dei fannulloni. Ma il Paese è con me, ma un pezzo no e me ne sono fatto una ragione. Non è con me il Paese delle rendite e dei poteri forti e quello dei fannulloni che spesso stanno a sinistra».
Parole subito registrate dal segretario della Cgil Guglielmo Epifani che, replica a stretto giro di posta. «I fannulloni sono di sinistra? Ci dia una prova di quello che dice, perché se non ha prove di quello che afferma è un bugiardo». Ma Brunetta non si ferma, anzi rincara la dose: «Quanto nervosismo sui fannulloni a sinistra! È bastata una frase e "apriti cielo". Ribadiamo che se i fannulloni non sono nè di destra nè di sinistra, certamente i loro difensori

venerdì 14 novembre 2008

E Mosca non è più prefetto di Roma

E Mosca non è più prefetto di Roma Volevo continuare, non me l' hanno permesso
Repubblica — 14 novembre 2008 pagina 18 sezione: POLITICA INTERNA

ROMA - Se l' aspettava. Sapeva che sarebbe successo, prima o poi. Troppi i contrasti sulla sicurezza con il sindaco Alemanno e il ministro dell' Interno Maroni, che già quest' estate - in piena bagarre sul censimento dei nomadi - avevano chiesto la testa del prefetto di Roma, contrario a far prendere le impronte ai bambini rom. Un braccio di ferro durato quattro mesi, anche all' interno dello stesso governo, con il sottosegretario Gianni Letta impegnato a battersi come un leone per scongiurarne la sostituzione. Fatica vana. Ieri mattina il consiglio dei ministri ha deciso di sollevare dall' incarico Carlo Mosca e di designare al suo posto Giuseppe Pecoraro, capo dipartimento dei Vigili del Fuoco. Liquidando la questione in poche righe, in fondo al lungo comunicato diramato da Palazzo Chigi. Nel quale però il braccio destro di Berlusconi ha voluto far mettere a verbale «le alte doti di responsabilità, professionalità e senso dello Stato che hanno caratterizzato l' intera carriera del prefetto Mosca». Un attestato che non consola. «Avrei voluto continuare a fare il prefetto di Roma, non me lo hanno consentito» ha commentato a caldo l' inquilino di Palazzo Valentini. Un attimo di smarrimento. Poi, con la serenità e la forza d' animo che sono il suo tratto distintivo, ha ripreso il lavoro di sempre. Come se nulla fosse accaduto. Anche se per lui, al momento, il posto promesso in Consiglio di Stato non c' è ancora. Come non c' è la data precisa dell' avvicendamento, che probabilmente scatterà il primo dicembre. Nel frattempo dovrà «riorganizzare l' esercizio delle funzioni di rete degli uffici territoriali del governo». A prevalere è l' amarezza di quest' ultimo affronto. L' esecutivo - dicono gli uomini a lui più vicini - non ha avuto neppure il buon gusto di aspettare il valzer dei prefetti, decine di cambi di incarico e di trasferimenti, che di norma avviene a fine anno. Una carriera decisamente breve, la sua: 14 mesi vissuti all' insegna di una fede profonda e della Costituzione. Con le quali subito sfidò il sindaco Alemanno sulla gestione della sicurezza. Entrando in rotta di collisione con il Viminale. Le prime frizioni arrivano a luglio, sul censimento dei rom. Il governo vuole prendere le impronte digitali anche ai bambini ma Mosca dice no, suscitando il plauso del mondo cattolico. Ad ispirare la sua azione istituzionale, sottolineano i collaboratori, è un grande spirito umanitario. «Prima di sgomberare campi nomadi e stabili occupati bisogna trovare una soluzione per le famiglie che ci abitano» ha ripetuto fino allo sfinimento. Uno scontro concluso con la soluzione suggerita da Mosca: a Roma solo foto e non impronte per i piccoli zingari che non hanno compiuto 14 anni. Proprio quella che consentì all' Italia di scongiurare la pesante accusa di razzismo ventilata dalla Ue. Tuttavia, chiuso un fronte se ne aprirono subito altri: lo sbarco dei militari nelle città, che il prefetto volle lontani dal centro, e il patto per Roma sicura, la cui cabina di regia il sindaco Alemanno gli avrebbe volentieri scippato per affidarla al generale Mori. Incassando da Mosca l' ennesimo rifiuto. Forse quello fatale. E' stato lo stesso Alemanno, ospite a Uno Mattina, il primo a congratularsi con il nuovo prefetto, ignorando però del tutto l' uscente. Gaffe cui riparerà solo molte ore dopo, smentendo ogni illazione: «Il consiglio dei ministri non decide in base a delle frizioni».
GIOVANNA VITALE

Disinformatija!

Disinformatija!
Il testo seguente è preso dal sito del Ministero della Pubblica Istruzione ( http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2008_miur/241008.shtml ). Contiene notizie e dati falsi. In un paese normale un ministro sa di cosa parla, e non tira numeri a caso. Ma questo, evidentemente, non è un paese normale. Ricercatori di Ingegneria contro la 133,

Dichiarazione del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini. Roma, 24 ottobre 2008

Ho chiesto ai ragazzi se la scuola e l’università così come sono li soddisfino. Un’università ed una scuola che non preparano al lavoro e che non consentono loro di farsi un futuro. Non è vero che in Italia si spenda poco per l’istruzione, anzi siamo tra i primi d’Europa. Il problema è che si spende male.
E’ inaccettabile che:

l’università italiana produca meno laureati del Cile
----- Oltre a essere falso, è anche palesemente inverosimile. I laureati in Italia sono circa 301mila l’anno (2005, MIUR), in Cile sono 87mila (2006, min. dell’Istruzione cileno, dati consultabili via web).

abbiamo 94 università, più 320 sedi distaccate nei posti più disparati
----- Potresti cominciare chiudendone qualcuna. Ti diamo un’idea: l’Ateneo e-Campus, Università telematica istituita con Decreto Ministeriale 30/1/2006 (governo Berlusconi bis, guarda caso). Per chi non lo sapesse, sono quelli del CEPU che si sono fatti la propria università (non stiamo scherzando). Oppure la Korè di Enna, l’università di Salvo Andò, che ha recentemente conferito la laurea “honoris causa” al ministro Alfano (neanche questo è uno scherzo).

ci siano 37 corsi di laurea con 1 solo studente
----- Facci due esempi. Scommettiamo che non sei capace? A meno che non ti riferisca a corsi di laurea disattivati (tipo quelli del vecchio ordinamento), ai quali risulta ancora iscritto uno studente. Per quelli esistono i corsi mutuati. Nessuno tiene un corso di laurea in piedi, pagando venti e più professori, per un solo studente, anche perché la legge non lo consente: per tenere aperto un corso sono necessari dei “requisiti minimi”. Un ministro dovrebbe saperlo.

327 facoltà non superino i 15 iscritti
----- Ancora: facci due esempi (che non siano finti, come quelli di sopra). E, se ne trovi qualcuna, chiudila. Tanto di guadagnato per tutti. E poi che scusa sarebbe questa per tagliare i fondi ad università con 50mila studenti, facoltà con 10mila, e corsi di laurea con più di cento?

negli ultimi 7 anni siano stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi siano stati 26.000. Nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza che ci fossero i posti disponibili facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro
----- È grossolanamente falso. Gli idonei, (e non promossi: non siamo, infatti, alle elementari) sono 26000. I concorsi per associato, per legge, hanno la doppia idoneità. Quindi, ogni posto bandito comporta due idonei. Uno si prende il posto, l’altro si tiene l’idoneità, che non comporta spese per nessuno. La spesa c’è se un idoneo viene chiamato in servizio da un’università, che per farlo deve avere del budget disponibile. Se è disponibile, vuol dire che c’è. Quindi non c’è nessuna spesa pazza da giustificare. E comunque, negli ultimi sette anni il numero di associati in servizio è cresciuto di 930 unità, non di 26000, né di 13232 (dati 2005, MIUR). Nello stesso periodo gli studenti sono cresciuti di 150mila unità.

si siano moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze didattiche dei ragazzi, aumentando la spesa per l’università in maniera inaccettabile
----- Chiacchiere. Giusto per dare due numeri: dal 2002 al 2008, a Pisa, il numero di docenti è calato di 65 unità, e quello di tecnici amministrativi di 226 (dati del Rettorato).

non ci sia un’università italiana che figuri tra le migliori 150 del mondo
----- Giusto. Le classifiche in vigore premiano la produzione scientifica, non la produttività scientifica, cioè la quantità di lavoro prodotto per euro speso. Se lo facessero, saremmo primi, e di gran lunga. Dacci gli stessi finanziamenti, vedrai che ti facciamo fare un figurone.

ci siano 5500 corsi di laurea, mentre in Europa ne troviamo la metà. Siano insegnate 170.000 materie rispetto alle 90.000 della media europea. Nel 2001 i corsi di laurea fossero 2444, oggi 5500
----- Peccato che dal 2001 ad ora siamo passati dal vecchio ordinamento, con lauree quinquennali, al nuovo ordinamento, con lauree su due livelli. Il fatto che i corsi siano raddoppiati è pertanto abbastanza ovvio. Se sono più che raddoppiati è perché il senso del 3+2 è di allargare l’offerta specialistica mantenendo contenuta quella di base.

i ragazzi siano sottoposti ad un carico di ore di lezione triplo rispetto alla media europea per trovare giustificazione a corsi fatti solo per dare cattedre.
----- Ancora chiacchiere. Il sistema dei crediti formativi prevede un numero di ore standard. E poi, se anche fosse, cosa dovremmo fare? Dare via lauree facendo studiare le persone un terzo di quello che studiano adesso? È questa la tua idea di università di qualità?

Inaccettabile è che chi fa il ministro non sappia di cosa parla.
Inaccettabile è pubblicare dati falsi sul sito del ministero per fini di propaganda.

Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano

Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano,
In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da parte Vostra.
In essi vi sono domande volte a cercare di comprendere meglio la attuale situazione, sono espresse preoccupazioni per il futuro di Voi giovani e del nostro Ateneo.
Siamo tanti, più di 2.500 fra docenti, tecnici e amministrativi, quasi 40.000 gli allievi: non possiamo certo riunirci tutti.
Userò quindi il web per mettere a Vostra disposizione quello che so e  che ho imparato in questi anni, presentandovi soprattutto i punti che non sempre appaiono chiari nel confuso dibattito che i media ci presentano. Cercherò di individuare i vostri dubbi e di rispondere alle vostre
domande. Presenterò le mie opinioni e il percorso che stiamo intraprendendo, terminerò con alcune conclusioni.

I decreti Gelmini
Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano  due realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini sulla Scuola elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della spesa pubblica, il cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti.
Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università.

La legge 133/08 sul contenimento della spesa riguarda tutte le amministrazioni pubbliche, dai Ministeri alle Regioni, dai Comuni alla Polizia, dalle Università a tutte gli innumerevoli enti che sono prevalentemente finanziati dallo Stato.
Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente, senza considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle varie tipologie di amministrazioni.
Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell'Agosto  2008 sono le seguenti:
* una riduzione del finanziamento statale al sistema universitario  (FFO = Fondo di Finanziamento Ordinario) a partire dal bilancio 2010 (quindi  dal 1 gennaio 2010);
* la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che vanno in pensione, ne possono entrare soltanto 2 fino al 2012 e poi 5 dal 2013)
* la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato.

Il Finanziamento statale del sistema universitario
Ogni anno la Finanziaria stabilisce l'ammontare del Fondo di  Finanziamento Ordinario (FFO), cioè i soldi che vanno al Sistema Universitario  statale. Questa somma è a disposizione del Ministero che la ridistribuisce fra i differenti Atenei. La somma è cresciuta dal 1995 al 2005 ed è  praticamente
stazionaria da tre anni. Vale oggi circa 7 Miliardi di euro. La legge prevede una riduzione di circa il 20% in tre anni di tale somma senza considerare che, nel nostro Paese, il finanziamento alle Università è  fra i più bassi di Europa. (Basta guardare i dati dell'OCSE).
Bisogna combattere affinché tale riduzione non avvenga: ciò è reso difficile non solo dalla situazione economica mondiale che sta  peggiorando di giorno in giorno, ma anche dalla disuniformità e dalla credibilità attuale del sistema universitario.
Vi sono Atenei che hanno utilizzato bene la loro autonomia ed altri meno bene.
Vi sono Atenei che hanno investito per migliorare i servizi agli  studenti e le infrastrutture di ricerca, altri hanno soltanto assunto persone, talvolta calpestando il merito di altre.

Ma non si può fare di tutta l'erba un fascio, altrimenti si finisce col dire che nulla funziona e si butta via il bambino con l'acqua calda!
Gli effetti del taglio di finanziamento possono essere ricondotti a due tipologie differenti.
La prima riguarda quegli Atenei che hanno esagerato nelle assunzioni di personale ed oggi hanno un costo del personale che praticamente mangia tutta la loro dotazione statale (forse avete sentito dire che il  rapporto fra spese di personale e FFO di ogni Ateneo non dovrebbe superare il  90%, che vi sono Atenei che hanno superato tale rapporto, che con gli adeguamenti stipendiali questo rapporto continuerà ad aumentare). Questi Atenei, se la legge venisse mantenuta inalterata, sono destinati,  chi subito, chi fra due - tre anni a fallire perchè non saranno più in grado di pagare i loro dipendenti.
La seconda riguarda quegli Atenei, come il nostro, che, pur avendo aumentato negli anni il loro personale docente, tecnico e  amministrativo, sono stati attenti a non caricarsi da impegni di spesa troppo onerosi  (il Politecnico di Milano ha spese fisse di personale pari al 67% di FFO a
fronte di una media nazionale dell'86%) ed hanno utilizzato la  differenza per investimenti in attrezzature, infrastrutture, creazione e miglioramenti dei servizi offerti. Di fronte a un taglio di  finanziamento statale, questi Atenei non sono condannati al fallimento, ma  dovranno
ridurre spese e servizi. Chi, come noi, ha già fatto ogni tipo di razionalizzazione e di economia, dovrà cercare, in tutti i modi  possibili, di mantenere la qualità di tutti quei servizi che vi fanno apprezzare il nostro Ateneo.
Io confido che, a meno di cataclismi economici, il Governo dovrà  rivedere le sue decisioni, almeno nei riguardi di quegli Atenei che hanno dimostrato di saper bene gestire le risorse loro assegnate.
Se insisterà nella sua decisione, vorrà dire che il Governo desidera uccidere le nostre università, portando il nostro Paese a diventare vassallo di altre Nazioni, in particolare di quelle che molto stanno investendo in formazione e ricerca.

La riduzione del turn over
La riduzione imposta dalla legge per il turn over nasce forse da un ragionamento meramente economico, ma non considera le conseguenze che  sono devastanti per tutti.
Il ragionamento è il seguente: riduciamo le persone, così riduciamo il costo degli stipendi e quindi compensiamo con tale riduzione il minor finanziamento. A supporto di tale ragionamento si portano i difetti del sistema: modalità di reclutamento non sempre irreprensibili, proliferazione di corsi di laurea istituiti per soddisfare più gli interessi dei docenti che le necessità formative degli allievi, scarsa presenza dei docenti negli Atenei, incapacità di auto governarsi correttamente, autoreferenzialità e mancanza di valutazione dei  risultati. In fondo si è contribuito a creare uno slogan che purtroppo sta attecchendo nella opinione pubblica: le amministrazioni pubbliche sono
costose e inefficienti, l'università è una amministrazione pubblica, quindi la università è inefficiente e sprecona.
E' un ragionamento che combatto da 5 anni e che non è facile da  contestare perché l'opinione pubblica è sempre più attenta agli aspetti negativi  che le vengono presentati che a quelli positivi. Basta una truffa a un  test di medicina in un Ateneo per dire che tutti gli Atenei stanno truffando,
basta una assunzione chiacchierata per dire che tutti i concorsi universitari sono truccati, basta dire che una università ha scoperto un buco nel suo bilancio per dire che il sistema delle università  pubbliche è fallito.
Il gusto della generalizzazione purtroppo ormai caratterizza tutti,  molti si accontentano di soli slogan, pochi amano ancora conoscere prima di parlare.
La legge è devastante perché colpisce tutti indiscriminatamente e ingiustamente. Chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una programmazione attenta dei ricambi generazionali viene colpito irrimediabilmente.
La legge colpisce drammaticamente tutti i giovani che oggi collaborano a vario titolo con i docenti (dottorandi, post doc, assegnisti di  ricerca) e che contavano un giorno non troppo lontano di entrare in una posizione stabile in università.
In definitiva si deve combattere per modificare la decisione legislativa perché è profondamente ingiusta, perché taglia le gambe al ricambio generazionale, perché colpisce le aspettative dei giovani, perché va esattamente nel senso contrario al riconoscimento del merito, perché indebolisce in modo irreversibile l'università che, senza  l'immissione di giovani, diventerà vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni.

La possibilità di trasformare le università in Fondazioni
E' stato detto in molti interventi che l'articolo di legge che consente alle università statali di trasformarsi in Fondazioni di diritto  privato e non dice come e con la partecipazione di chi, che è talmente vago da essere non attuabile, che, con esso, si annuncia un cambiamento di strategia da parte del Governo nei riguardi del sistema della  formazione e della ricerca italiano.
Vediamo di ragionarci un attimo. Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione se, accanto allo Stato, intervenissero dei partners privati disposti a sostenere economicamente l'Ateneo.
L'On. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, si è chiesto recentemente in un convegno: dove si può trovare un imprenditore così pazzo da caricarsi l'onere di contribuire finanziariamente alle spese correnti di un Ateneo o di una Scuola che, per definizione, non sono in grado di restituire utili? Quale privato può investire a fondo perduto?
Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia, Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si  dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore del 50% per rendere "privata" una fondazione e quindi per renderla indipendente  dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri
di Maastricht).
E' oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga misura allo Stato per finanziare annualmente  il sistema della  formazione e della ricerca e quindi gli Atenei.
Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università  funzionano perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi. Nel primo caso l'Università si caratterizza come pubblica, nel secondo come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non  statale).
Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale. Il secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività personale.
In Europa è sicuramente prevalente il primo modello tanto che la quasi totalità di studenti universitari frequentano università pubbliche (in Italia sono oggi il 94%).

Cosa fare
Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente  non si possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D'altra  parte è evidente che azioni non coordinate non possono che essere inutili e controproducenti.
Credo che ognuno, prima di partecipare ad una qualsiasi iniziativa, dovrebbe ragionare non in base ai propri sentimenti, bensì valutando razionalmente le possibili conseguenze.
Mi spiego con un esempio: le attuali manifestazioni spontanee  possono essere considerate esaltanti da chi vi partecipa per il loro forte  impatto mediatico, ma il monitoraggio delle loro conseguenze sembra  dimostrare che nella opinione pubblica sta crescendo il fastidio e quindi il rafforzamento delle posizioni più contrarie alla nostra università. Ciò rende ancora meno condiviso dalla maggioranza dell'opinione pubblica il tentativo di mitigare gli effetti della legge e di mantenere pubblico il nostro sistema universitario. Rende invece più condiviso qualsiasi atto
teso a penalizzare i nostri Atenei. Quello che bisogna fare subito, tutti insieme, riguarda soprattutto la politica interna degli Atenei. E' quanto mai necessario che ogni Ateneo risponda, il più rapidamente possibile, alle critiche che vengono  mosse in modo generalizzato, o per dimostrare di esserne esente o per  modificare i propri comportamenti.

Quali sono queste critiche?
a)      Le Università sono accusate di aver prolificato i corsi di  laurea e gli insegnamenti per favorire i desideri dei docenti. Si deve  rimodulare la didattica in modo da erogarla sempre più all'insegna del principio della effettiva centralità della formazione dell'allievo e delle sue concrete possibilità di trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti.
b)      Le Università sono accusate di dissipare tempo e soldi in una ricerca inutile e costosa che serve soltanto alla carriera accademica di chi la produce. Si deve  promuovere una ricerca sempre più al servizio della competitività internazionale del  nostro Paese e quindi ci si deve battere affinché il Governo promuova il riconoscimento della qualità  e del merito a seguito di valutazioni attendibili, analoghe a quelle ormai abituali  in molti paesi europei.
c)      Le Università sono accusate di seguire processi poco trasparenti nel reclutamento dei giovani e nell'avanzamento di carriera dei docenti. Si deve promuovere un sistema di valutazione che porti a una qualità certificata da parametri obiettivi e procedure innovative nel  reclutamento
dei docenti e dell'inserimento dei giovani.
d)      Le Università sono accusate di aver prolificato a dismisura le loro sedi didattiche. Si deve promuovere una revisione della  distribuzione a livello regionale o macroregionale della propria offerta formativa e della ricerca nell'interesse dei territori, anche sviluppando  interazioni ed integrazioni forti tra Atenei in un'ottica di complementarietà;
e)      Le Università sono accusate di avere una visione corporativa  nelle proprie modalità di governo. Bisogna testimoniare l'impegno di  modificare il proprio assetto di governance interno per evitare derive autoreferenziali attraverso una netta separazione tra funzioni di indirizzo delle attività didattiche e scientifiche, e responsabilità di gestione delle risorse;
f)        Le Università sono accusate di non riuscire a verificare l'impegno dei propri docenti nella didattica e nella ricerca. Ci deve attivare per garantire sempre di più il rispetto di un codice etico di
comportamento, anche misurando la produttività dei propri docenti

Allora cosa fare verso l'esterno?
Bisogna combattere per convincere tutti gli Atenei ad attivarsi in  queste direzioni. Bisogna combattere perché alcuni imbocchino questa strada fin da subito, nella speranza di essere di esempio per gli altri. Bisogna mettersi in discussione di fronte al Paese all'insegna della  trasparenza e dell'obiettività. Bisogna essere disponibili a confrontarsi con esperti del Ministero dell'Economia e delle Finanze sui propri bilanci e sui criteri di gestione adottati, superando ogni forma di  autoreferenzialità.
Come vedete bisogna imboccare una strada stretta, difficile e in salita che richiede l'impegno di tutti e soprattutto il rispetto delle Istituzioni di appartenenza.
Il Politecnico di Milano, insieme ad altri Atenei, può già dimostrare di essere esente da molte delle critiche che vi ho sopra riportato e di  aver già preso la decisione di attuare processi che gli consentano ulteriori miglioramenti.
Noi, Rettori di questi Atenei, abbiamo il compito di combattere su  diversi tavoli per fare in modo che il Governo possa riconoscere la utilità di queste azioni, per convincerlo a stipulare un "patto di stabilità", cioè un accordo di programma individualizzato Ateneo per Ateneo, che  accordi un
finanziamento dignitoso a fronte di precisi obiettivi da raggiungere  nella didattica, nella ricerca, nella gestione.

Conclusioni
Insieme ad altri Rettori sto combattendo in tutte le direzioni che Vi ho delineato, ho bisogno dell'appoggio di tutti e soprattutto di Voi  allievi.
Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità alla discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà chiara la sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al cambiamento ed i loro Rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell'intero sistema universitario pubblico del Paese.
Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare un futuro a tutti Voi.
Resto a Vostra disposizione per approfondire i temi che più Vi interessano, per confrontarmi con Voi, convinto che soltanto  attraverso il dialogo possiamo costruire un futuro sempre migliore del nostro Ateneo.

Giulio Ballio

rettore

giovedì 13 novembre 2008

riceviamo da Viale Trastevere..

riceviamo da Viale Trastevere..
Cari studenti facinorosi,
sono la vostra amata ministra Gelmini. Dopo il cinque in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che potrà risollevare la scuola italiana. Da dove inizia l'istruzione? Dall'asilo. E proprio qui bisogna intervenire, perchè i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere. E le favole, con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato spreco di personaggi, li allontanano dal sano realismo e dal doveroso conformismo e alimentano il pericolo del fuori tema, della deboscia, della droga e del bullismo facinoroso.
Perciò per decreto legge istituisco il Mostro Unico. Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si dovrà , in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro. Secondo il Dmu (decreto mostro unico) sono proibiti ad esempio Biancaneve e i sette nani, perchè Grimilde e la strega sono un costoso e inutile sdoppiamento di personalità nocivo all'immaginario dei giovani alunni, per non parlare dell'ambigua convivenza tra Biancaneve e i sette piccoli operai, di cui uno, Brontolo, sicuramente della Cgil. Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si sottolinei come il cacciatore è evidentemente della Lega e il lupo di origine transilvana e rumena. Proibito Ali Babà e i quaranta ladroni, ne basta uno. Abolito Peter Pan, troppi pirati che gravano sulle casse dello stato. Abolito Pinocchio, anche accorpando il gatto e la volpe in un unico animale, restano il vilipendio ai carabinieri e il chiaro riferimento a Mediaset del paese dei balocchi. Ammesso Pollicino ma dovrà chiamarsi Allucione ed essere alto uno e settanta, per non costituire un palese sberleffo al nostro amato presidente del consiglio. Proibito Hansel e Gretel, perchè i mostri sono due, la madre e la strega, e inoltre si parla troppo di crisi economica. Proibito il brutto anatroccolo. Se uno è¨ brutto, lo è per motivi genetici e tale resterà . Inoltre Andersen era gay. Parimenti proibito il gatto con gli stivali per la connotazione sadomaso. Proibita, anzi proibitissima Cenerentola. Le cattive sono tre e assomigliano tutte a me. Cioè alla vostra ministra superficiale, impreparata e ciarliera. Ma la vostra Ministra Unica.
( Stefano Benni)

Lettera aperta dell'ex presidente della Repubblica Cossiga alla Polizia

Lettera aperta dell'ex presidente della Repubblica alle forze dell'ordine
"Sbagliate le cariche adesso, bisogna aspettare che sparino a qualcuno"
I consigli di Cossiga alla Polizia
"Prima una vittima, poi mano dura"Fini frena: "Chi usa le cinte è solo una minoranza rumorosa"
Alemanno: "La Gelmini si è mossa male, senza partecipazione"
Francesco Cossiga ROMA - Aveva iniziato consigliando l'uso di infiltrati nei cortei edevocando le maniere forti da parte delle forza dell'ordine. Oggi Francesco Cossiga torna a dispensare suggerimenti, non richiesti, al capo dellapolizia Antonio Manganelli. E sono di nuovo parole destinate ad alimentarepolemiche.
"Serve una vittima e poi si potranno usare le maniere forti",dice.
Considerazioni tutt'altro che condivise dal presidente della Camera,Gianfranco Fini: "Ci sono minoranze rumorose che poi ricorrono alle cinghie.Sono molto rumorose ma rimangono molto minoranze".
Intanto il suo collega dipartito e sindaco di Roma, Gianni Alemanno, critica il ministro dell'Istruzione: "La Gelmini si è mossa male".
Cossiga: "Per il consenso serve la paura". Il ragionamento dell'expresidente è affidato a una lettera aperta: "Un'efficace politicadell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e ilconsenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso imanifestanti". Per Cossiga, che pensa alle tensioni che hanno segnato lemanifestazioni degli studenti di questi giorni, è stato "un grave errore strategico" reagire con "cariche d'alleggerimento, usando anche glisfollagente e ferendo qualche manifestante". La "tattica cossighiana". In pratica si tratta di disporre "che al minimocenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino". A questo punto, continua Cossiga, "l'ideale sarebbe che di queste manifestazionifosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino,rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti:basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senzapericolo per la vita". "La gente deve odiare i manifestanti". Una situazione che farebbe crescerefra la gente "la paura dei manifestanti e con la paura l'odio verso di essie i loro mandanti o chi da qualche loft, o da qualche redazione, ad esempioquella de L'Unità, li sorregge". Tra i danneggiamenti invocati, Cossiga siaugura che possano accadere alla sede dell'arcivecovo di Milano o a qualche sede della Caritas o di Pax Christi.
I tempi dell'intervento. "Io aspetterei ancora un po' - continua Cossiga - esolo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti conmilitanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade,negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenutaordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, ancheuccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forzedell'ordine contro i manifestanti".
La replica di Fini. Una visione apocalittica, quella di Cossiga, che però non trova proseliti. "Sono convinto che oggi ci sia un maggiore senso diappartenenza - osserva Gianfranco Fini - ed è bello vedere che nelle scuole,anche in questi giorni, giovani di destra e di sinistra si confrontano".
Alemanno: "Gelmini si è mossa male". Non entra nel merito della riforma, il sindaco di Roma, ma critica l'atteggiamento del ministro Gelmini che sisarebbe mossa "senza partecipazione", lasciando "alla sinistra una funzioneche non avrebbe potuto avere se avessimo avviato il confronto con i giustiinterlocutori del mondo della scuola per tempo, e non in ritardo comeabbiamo fatto". Chiaro il riferimento al comportamento del ministro,sottolineato dalla precisazione del portavoce di Alemanno, SimoneTurbolente, che smentisce "categoricamente" che il sindaco "abbia maiespresso giudizi negativi riguardo la riforma Gelmini, come riportato dalleagenzie di stampa. Le sue parole sono state evidentemente male interpretate".
8 novembre 2008

mercoledì 12 novembre 2008

NESSUNO PUO' PERMETTERSI DI STARE A GUARDARE

NIENTE TAGLI AI PARTITI...

NIENTE TAGLI AI PARTITI...TREMONTI GLI DA' 24 MILIONI di euro...
24.376.540 è la somma che il Tesoro trasferisce alla Camera e da questa
ai Partiti a saldo dei rimborsi per 9 elezioni dal 2003 ad oggi.

Tremonti,però, taglia fondi a disabili, talassemici e bimbi
maltrattati.
Il governo continua a propinarci dei provvedimenti sola.
Il decreto che elimina l’ICI è solo una sola.
Togliere una tassa è a
prima vista un provvedimento positivo, perché di tasse ne paghiamo fin
troppe.
Il problema sono le coperture finanziarie che si trovano per un
provvedimento. Se uno si prende la briga di leggere il lunghissimo
elenco di voci di spesa tagliate dal governo sembra di scorrere la
sceneggiatura di un film di Dario Argento, tanto fa paura.Non si tratta
solo della Scuola.
E' scandaloso il fatto che il governo abbia
completamente cancellato il milione e mezzo dato al telefono azzurro, 4
milioni destinati ai disabili e 9 milioni per la lotta alla talassemia,
oltre ad una lunga serie di altri tagli tra cui i 20 milioni per il
contrasto alla violenza sessuale.
Per quanto riguarda i bimbi
maltrattati, i disabili e i talassemici Tremonti non ha avuto problemi
nel tagliare ma ai partiti da più di 24milioni di euro ed i
parlamentari si danno l'aumento all'unanimità.
Provvedimenti
scellerati della quale l’opinione pubblica non è informata e che chiedo
di divulgare via internet.

MANDIAMOLI A LAVORARE :- Sull'Espresso di
qualche settimana fa c'era
un articoletto che spiega che recentemente
il Parlamento ha votato
all'UNANIMITA' e senza astenuti (ma và?!) un
aumento di stipendio per i
parlamentari pari a circa Euro 1.135,00 al
mese. Inoltre la mozione é
stata camuffata in modo tale da non
risultare nei verbali ufficiali.
STIPENDIO: Euro 19.150,00 AL MESE;
STIPENDIO BASE: circa Euro 9.980,00
al mese; PORTABORSE: circa Euro
4.030,00 al mese (generalmente parente
o familiare); RIMBORSO SPESE
AFFITTO: circa Euro 2.900,00 al mese;
INDENNITA' DI CARICA: (da Euro
335,00 circa a Euro 6.455,00); TUTTI
ESENTI DA TASSE +TELEFONO
CELLULARE: gratis; TESSERA DEL CINEMA: gratis;
TESSERA TEATRO: gratis;
TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA: gratis;
FRANCOBOLLI: gratis; VIAGGI
AEREO NAZIONALI: gratis; CIRCOLAZIONE
AUTOSTRADE: gratis; PISCINE E
PALESTRE: gratis; FS: gratis; AEREO DI
STATO: gratis;AMBASCIATE:
gratis; CLINICHE: gratis; ASSICURAZIONE
INFORTUNI: gratis;
ASSICURAZIONE MORTE: gratis; AUTO BLU CON AUTISTA:
gratis;RISTORANTE:
gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per
Euro 1.472.000,00).
INOLTRE: Intascano uno stipendio e hanno diritto
alla pensione dopo 35
mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a
35 anni di
contributi ( per ora!!!); Circa Euro 103.000,00 li incassano
con il
rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul
finanziamento
ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati
Presidenti
della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra
Pivetti ha
a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto
blu ed una
scorta sempre al suo servizio);La classe politica ha causato
al paese
un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO. La sola camera
dei
deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !! Far
circolare.......si sta promovendo un referendum per l' abolizione dei
privilegi di tutti i parlamentari............ queste informazioni
possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i
massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani...... PER
FAVORE CONTINUATE LA CATENA

che amarezza!!!!

giovedì 30 ottobre 2008

Quel camion pieno di spranghe

Quel camion pieno di spranghe
Repubblica — 30 ottobre 2008

Aveva l' aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo de' Fiori colmo di gente. Certo, c' era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. «Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane» sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un' onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo de' Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi. Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove. Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano «Duce, duce». «La scuola è bonificata». Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent' anni, ma quello che ha l' aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un' altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell' università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. «Basta, basta, andiamo dalla polizia!» dicono le professoresse. Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. «Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!» protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: «E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!». Il funzionario urla: «Impara l' educazione, bambina!». La professoressa incalza: «Fate il vostro mestiere, fermate i violenti». Risposta del funzionario: «Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra». C' è un' insurrezione del drappello: «Di sinistra? Con le svastiche?». La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: «Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un' azione di violenza da parte dei miei studenti. C' è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c' entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire». Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: «Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra». Monica, studentessa di Roma Tre: «Ma l' hanno appena sentito tutti! Chi crede d' essere, Berlusconi?». «Lo vede come rispondono?» mi dice Laura, di Economia. «Vogliono fare passare l' equazione studenti uguali facinorosi di sinistra». La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: «Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov' è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l' avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto». Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. «È contento, eh?» gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand' ero ministro dell' Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell' ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all' ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì». È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un' azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. «Lei dove va?». Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: «Non li abbiamo notati». Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: «Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!». L' altro risponde: «Allora si va in piazza a proteggere i nostri?». «Sì, ma non subito». Passa il vice questore: «Poche chiacchiere, giù le visiere!». Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra. Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s' affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l' assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s' avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell' Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae. A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all' occupazione, s' aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. «Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l' idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo».
CURZIO MALTESE

martedì 28 ottobre 2008

SILVIA COSTA: "UN MINISTRO SOTTO TUTELA CHE NON TUTELA LA SCUOLA"

Comunicato dell'Assesore alla Scuola della Regione Lazio Silvia Costa
MARTEDÌ 28 OTTOBRE 2008 LAZIO
SILVIA COSTA: "UN MINISTRO SOTTO TUTELA CHE NON TUTELA LA SCUOLA"

"La Regione Lazio non procederà ad alcuna chiusura di scuole, ma staprovvedendo, insieme ai Comuni e alle Province, a riorganizzare leautonomie scolastiche, accorpando eventualmente le dirigenzescolastiche, secondo quanto prevede la normativa vigente, ovvero lalegge 233/98."
"Nel rapporto numerico tra dirigenti scolastici e alunni e trainsegnanti e studenti nelle scuole di ogni ordine e grado, il Lazio èuna Regione 'virtuosa', con indici superiori alla media nazionale.Quindi il Ministro Gelmini non potrà procedere a tagli di organiciindiscriminati."
E' quanto ha dichiarato Silvia Costa, Assessore all'Istruzione dellaRegione Lazio e coordinatore della IX Commissione Istruzione dellaConferenza delle Regioni.
"Secondo questa normativa, che è l'unica a cui le Regioni devonoattenersi, le autonomie scolastiche tendenzialmente devono avere nonmeno di 500 alunni e non più di 900. Sono previste deroghe per lepiccole isole e per i Comuni montani, ma, naturalmente, la programmazione territoriale tiene conto anche delle particolari esigenze didattiche e logistiche delle scuole e dei Comuni."
"Se il Ministro Gelmini avesse incontrato le Regioni, come promesso a luglio, avrebbe sicuramente evitato clamorosi errori di valutazione d'impatto delle sue politiche di soli tagli ed avrebbe risparmiato al paese questa assurda stagione di confusione, di incertezza e di grave allarme sociale." "Ma tant'è. Sei Regioni, tra cui il Lazio, hanno dovuto presentare ricorso alla Corte Costituzionale contro l'art. 64 della Manovra finanziaria di agosto (legge 133/08), per le gravi intromissioni del Governo nelle competenze regionali."
"Migliaia di famiglie e di docenti delle scuole elementari sono prive di qualunque garanzia del mantenimento della qualità didattica e dell'orario scolastico delle scuole elementari, dovendosi accontentare di promesse inattuabili."
"Nulla di quanto detto dal Ministro nei 'talk show' televisivi è stato inserito nel decreto 137 sul 'Maestro unico' che oggi è in votazione al Senato."
"Centinaia di migliaia di studenti delle superiori e dell'Università le chiedono di confrontarsi sul ripensamento e sulla praticabilità dei tagli apportati al sistema dell'istruzione e dell'Università, senza alcuna risposta."
"Regioni, Province e Comuni da tre mesi le chiedono inutilmente di dare seguito alla sua cosiddetta volontà di confronto."
"Tutto questo non basta al Ministro per dubitare che forse dovrebbe cominciare ad essere un po' meno sotto tutela del Ministro dell'Economia ed un po' più a tutela della scuola e dell'Università."
"Come coordinatore degli Assessori regionali all'Istruzione in tre anni di confronto con ministri di diversi Governi, non mi è mai successo,come accade ora, di non avere un interlocutore che sappia creare un clima di leale collaborazione, pur nella legittima diversità delle posizioni."
"Non bastano le fughe in avanti di un improbabile federalismo fiscale, se poi i comportamenti del Governo sono da centralismo non democratico e dirigista" ha concluso l'Assessore Costa.

Daniela Delli Noci Capo Ufficio Stampa Assessorato Istruzione Diritto allo studio e Formazione Regione Lazio
Via Cristoforo Colombo, 212 00145 Roma
tel: +39.06.51.68.54.87
fax: +39.06.51.68.57.77
cell.:+39.340.6727065
ddellinoci@regione.lazio.it
www.sirio.regione.lazio.it

lunedì 27 ottobre 2008

E non è finita qui

27 Ottobre 2008
E non è finita qui

Il decreto Gelmini era solo un aperitivo. La vera rivoluzione della scuola cova in un progetto di legge firmato Valentina Aprea. Che non piacerà affatto ai paladini della mediocrità

di Roberto Persico

Ce n’est qu’un debut. Cioè il bello deve ancora venire. Il contestatissimo decreto Gelmini, infatti, contiene solo alcune misure urgenti, necessarie per far fronte alle distorsioni più gravi del sistema d’istruzione. Ma la vera rivoluzione si aggira silenziosa nei meandri della Camera, sotto le spoglie della proposta di legge 953, recante “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti”, proposta dal presidente della commissione Cultura della Camera dei deputati, Valentina Aprea. Scuole trasformate in fondazioni, risorse distribuite secondo il principio “i soldi seguono gli studenti”, carriera per i docenti, albi regionali degli insegnanti e un contratto ad hoc per la categoria: quando la 953 sarà approvata, la scuola italiana non sarà più quella che abbiamo sempre conosciuto. Vediamo perché.
Autonomia degli istituti scolastici. È la madre di tutte le riforme. Basta col papocchio postsessantottino dei Consigli d’istituto, parlamentini scolastici che giocano alla finta democrazia mentre le decisioni che contano rimangono saldamente nelle mani di viale Trastevere: dando piena attuazione al titolo V della Costituzione (riscritto, per chi avesse la memoria corta, dal fu governo D’Alema), le scuole verranno affidate a veri e propri consigli di amministrazione, responsabili in tutto e per tutto della gestione degli istituti e dell’amministrazione dei fondi che lo Stato affiderà loro. Composizione dei Consigli? Una novità inaudita nel monolitismo dello Stato italiano: ciascun Consiglio, di «non più di undici membri», «delibera il regolamento relativo al proprio funzionamento, comprese le modalità di elezione, sostituzione e designazione dei suoi membri». Tradotto: non sarà il ministro a decidere se in tutte le scuole della Repubblica dovranno esserci due o tre insegnanti, due o tre genitori, due o tre bidelli, con le relative infinite di-scussioni che negli anni passati hanno bloccato ogni iniziativa analoga; ma ciascuna scuola valuterà la composizione del proprio Consiglio, che potrà comprendere anche «rappresentanti delle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi». Come a dire: siete maggiorenni, siete in grado di valutare da soli quale sia l’assetto più funzionale. E magari di cambiarlo, in tempi ragionevoli, senza attendere quelli biblici del Moloch di viale Trastevere. Accanto al Consiglio di amministrazione, il Collegio dei docenti, che si dota da sé di un regolamento che ne determini il funzionamento, e un «nucleo di valutazione dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità complessive del servizio scolastico», composto da «docenti esperti» e anche da «membri esterni». Anche qui la composizione è lasciata alle singole scuole. Chissà se sapranno usare bene tutta questa libertà? E chissà se gli insegnanti troveranno il modo di lamentarsi anche di questa?

Le risorse seguono gli alunni. Tanto più decisiva la riforma degli organi di governo in quanto la legge prevede che le risorse necessarie al funzionamento delle scuole – tutte, da quelle per riparare il tetto a quelle per pagare i docenti – siano conferite tramite le Regioni a ciascun istituto, «sulla base del criterio principale della “quota capitaria”, individuata in base al numero effettivo degli alunni iscritti a ogni istituzione scolastica, tenendo conto del costo medio per alunno, calcolato in relazione al contesto territoriale, alla tipologia dell’istituto, alle caratteristiche qualitative delle proposte formative, all’esigenza di garantire stabilità nel tempo ai servizi di istruzione e di formazione offerti, nonché a criteri di equità e di eccellenza». I protagonisti, cioè, sono gli istituti, lo Stato fa un passo indietro: qui ci sono le risorse, nessuno ha ricette magiche, ciascuno provi la sua ipotesi, sarà la realtà delle cose (la soddisfazione di studenti e famiglie) a indicare quali sono le migliori, e a dirottare automaticamente con la propria scelta le risorse verso le soluzioni più efficaci.

Da istituti a fondazioni. Recita il Pdl 953: «Ogni istituzione può – a beneficio di tutti quelli che in questi giorni sbraitano che “le università diventeranno fondazioni”, sottolineiamo la parola “può”: ha la possibilità, può decidere, in base a una valutazione delle circostanze che è lasciata a ciascuna realtà – costituirsi in fondazione, con la possibilità di avere partner che ne sostengano l’attività», partecipando anche ai suoi organi di governo. È quel che nei paesi che ci sorpassano nelle classifiche Ocse-Pisa avviene abitualmente, è quel che già oggi le scuole più attente al rapporto col territorio, cioè al futuro vero dei propri studenti, cercano di fare, aggirando i mille bastoni che la normativa attuale mette tra le ruote della collaborazione col mondo reale. I soliti okkupanti abbaieranno che così si svende la scuola ai privati. Studenti, famiglie e insegnanti attenti alla realtà dei fatti sanno bene che il rapporto col mondo imprenditoriale significa miglioramento della qualità dell’offerta formativa.
Docenti in carriera. Non c’è cosa più frustrante, oggi, per un’insegnante, di vedersi trattato allo stesso modo di tutti gli altri, qualunque sia il proprio impegno. Dovunque – negli altri settori e nelle scuole di altri paesi – chi lavora bene viene premiato. Solo nella scuola italiana questo non avviene. In omaggio a un dogma sovietico, gli insegnanti sono tutti uguali. Con la nuova legge la professione docente è articolata in tre livelli (docente iniziale, docente ordinario e docente esperto) a cui corrisponde un distinto riconoscimento giuridico ed economico della professionalità maturata. La formazione degli insegnanti avviene nei corsi di laurea magistrale e nei corsi accademici di secondo livello, con la previsione di un periodo di tirocinio e la creazione di un albo regionale da cui attingere. Sono previste valutazioni periodiche dei docenti, in base all’efficacia dell’azione didattica. Che non è certo facile da valutare, ma se altri paesi ci riescono, noi siamo forse più stupidi?

Un contratto ad hoc. Dulcis in fundo, viene istituita un’area contrattuale della professione docente. Vale a dire: il contratto degli insegnanti sarà scorporato da quello di segretari e bidelli, mestieri indispensabili ma di natura differente. E scompariranno le attuali rappresentanze sindacali d’istituto (le famigerate Rsu) in cui sono sovente appunto degnissimi bidelli a decidere come vanno ripartite anche fra gli insegnanti le (poche) risorse aggiuntive. Forse anche l’Italia diventerà un paese moderno.

Caro Cossiga,

Caro Cossiga ,

è forse la sua ‘veneranda‘ età che l’autorizza a confessare i più turpi segreti della sua mente e a rivendicare ciò che ha personalmente fatto? Allora agiva nell’ombra e forse….??? con un po’ di timore .Ora, senza più remore, esce finalmente alla luce e, senza equivoci :

“ le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue, e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano […] soprattutto i docenti “ .

Questa inaccettabile dichiarazione rende ancora più chiaro il suo operato di quando, cinicamente, esprimeva la sua teoria dello scontro e giustificava l’azione di agenti infiltrati che creavano condizioni di tensione e di violenza.
Ricordiamo Giorgiana Masi – alunna del nostro liceo - e la sua morte.
Oggi Lei è tornato tra noi, parla di nuovo di manganelli e di percosse, tanto non si è mai veramente preoccupato di rappresentare quell’Italia che, immeritatamente, l’ha avuta come Presidente.

E adesso cosa farà? A chi continuerà a proclamare la sua criminale teoria del potere ?
Si ricordi che la ascoltano solo quelli che le assomigliano, per tutti gli altri Lei rimane e rimarrà soltanto un brutto, triste ricordo.

Roma, 27 ottobre 2008

I docenti del Liceo scientifico statale ‘ L.Pasteur ‘ di Roma

sabato 25 ottobre 2008

Il dizionario italiano sotto il cuscino

Lettera indirizzata da un insegnante all'On. Cota della Lega.
Quello che, ad AnnoZero ha appena finito di confermare a tutti l'assoluta mancanza di un qualsiasi progetto pedagogico nel decreto Gelmini cercando di mascherare il "razzismo reale" contenuto nella sua mozione sulle classi differenziali.

Onorevole Cota, la invito, aiutato dalla seduzione letteraria di Tahar Ben Jelloun, a mettersi nei panni di una giovane persona che lascia il suo paese per andare a vivere altrove. "A occhi bassi" racconta le vicende e i pensieri di una pastorella berbera dell'Alto Atlante che arriva a Parigi e piena di speranze finalmente va a scuola. "Avevo undici anni, o li avrei avuti dopo poco. Volevo essere grande, per affrontare la scuola e superare la maggior parte dei bambini. Avevano con me un unico punto in comune; erano in ritardo rispetto alla norma scolastica. Io non ero nemmeno in ritardo, io ero a zero, venivo da lontano, venivo da una alta montagna dove mai una sola parola di francese era stata pronunciata. Se no, le pietre l'avrebbero ricordata e io l'avrei imparata". Un pensiero fisso: lasciare la "class d'accueil", la classe degli stranieri che testimonia il ritardo e la separatezza, e andare a scuola con i coetanei francesi. Per questo è disposta a tutto.
"Spesso dormivo con il dizionario sotto al cuscino. Ero persuasa che le parole di notte lo avrebbero attraversato per venire a sistemarsi in caselle predisposte per metterle in ordine. Le parole avrebbero così lasciato le pagine e sarebbero venute a stamparsi nella mia testa.. Una notte, tolto il guanciale, misi la testa direttamente sul libro magico. Feci fatica ad addormentarmi". Non era comodo. La sua mozione dimostra che lei sta facendo il suo lavoro di deputato, accoglie cioè le richieste dei suoi elettori, tra cui vi sono certamente anche insegnanti e genitori. Lei non si inventa niente, lei però si serve di cattivi consiglieri, pessimi.Tutti noi insegnanti sogniamo che i nostri alunni apprendano tutto quello che proponiamo loro e tutti allo stesso modo. Ma non è così. La classe, anche senza gli alunni stranieri, è già una comunità di diversi. Diversi per interessi, intelligenze, talenti, modi di imparare.Certi docenti, che oggi sono infastiditi dagli extracomunitari e ieri lo erano dai disabili e prima ancora dagli immigrati dal sud dell'Italia, vogliono degli alunni a cui fare la stessa lezione, tutta uguale, senza perdere tempo a preparare proposte differenziate, a parlare a ciascuno. Sono pigri, ignoranti, e attribuiscono sempre ai bambini e ai ragazzi le loro incapacità, i loro fallimenti didattici. I peggiori. Troppo facile insegnare a chi impara subito e lo avrebbe fatto anche senza di loro.Che dire di alcuni genitori, di quelli che le hanno manifestato la loro preoccupazione che i figli rimangano indietro per colpa dei compagni stranieri che rallentano il programma? Questi genitori li conosco. Accelerano ogni tappa dei loro bambini, che sono costretti ad anticipare il loro ingresso a scuola, che devono imparare almeno due lingue, uno strumento, sport vari ecc. Dalla culla, alla competizione del mercato.Questi elettori esistono e lei li ascolta, anzi trasforma le loro richieste in mozioni destinate, spero di no, a diventare leggi, provvedimenti. Invece di ascoltare chi insegna italiano come seconda lingua da anni, gli esperti di glottodidattica (educazione linguistica) , di linguistica acquisizionale (lo studio e la ricerca sui modi, i tempi, gli stadi di acquisizione di una lingua diversa dalla lingua madre), i pedagogisti che da anni si occupano di inserimento."La via italiana per la scuola interculturale e per l'integrazione degli alunni stranieri" è un documento elaborato da una commissione di specialisti che da anni affrontano questi temi e che hanno prestato gratuitamente la loro competenza al fu Ministero della Pubblica Istruzione. (http://www.pubblica .istruzione. it/news/2007/ allegati/ pubblicazione_ intercultura. pdf ). Presentato esattamente un anno fa, in un seminario dal titolo significativo: "Scuola e immigrazione: strategie e misure a confronto", raccolse l'interesse e l'incoraggiamento di esperti e funzionari ministeriali venuti da Francia, Germania, Inghilterra, Spagna e Svezia, che riconoscevano nel nuovo modello italiano una proposta illuminata e lungimirante. Insegnare in una prospettiva interculturale vuol dire assumere la diversità come paradigma dell'identità stessa della scuola, occasione privilegiata di apertura a tutte le differenze. Nessuno studioso, nessun docente competente potrebbe condividere l'idea che le classi separate facilitano l'apprendimento dell'italiano.Ogni anno migliaia di ragazzi italiani partono per il Regno Unito, per imparare l'inglese dove si parla. Le scuole migliori, e anche le più costose, prevedono corsi di lingua inseriti in summer camp dove si svolgono attività sportive e pratiche insieme a parlanti nativi (gli inglesi madrelingua). Perchè gli alunni venuti d'altrove devono imparare in un luogo e in un tempo che li separa dai coetanei italiani? Perché non possiamo offrire loro l'opportunità di corsi intensivi in alcune ore della giornata scolastica? Corsi a scalare, a seconda dei progressi o da incrementare, se ci sono degli intoppi.La via italiana esiste. La legga con attenzione e senza pregiudizi. Ci hanno lavorato i più importanti esperti e accademici italiani. E non sono solo parole, se si giudica dagli stanziamenti del precedenti ministro. Voglio chiudere con la risposta di Randya (nome di fantasia), una bambina di sei anni, con entrambi i genitori non udenti, a chi le chiedeva come avesse fatto a imparare l'italiano: Bè io camminavo da Esselunga, ho visto gli italiani, ho sentito tutto e poi ho imparato bene e loro parlavano tanto e poi guardavo la televisione, e poi a scuola i miei amici che parlavano bene. Rendiya è trilingue: lingua madre, la lingua dei segni; seconda lingua, quella del suo paese d'origine; terza lingua l'italiano, imparato spontaneamente in poco più di un mese.Non tutti i bambini stranieri sono così veloci, né speciali, sono bambini. Ci sono quelli che imparano per tentativi ed errori, quelli che parlano solo quando sono sicuri, quelli che non hanno attitudine per le lingue ecc. Bambini e adolescenti destinati comunque ad essere bilingui e anche di più, perché la malattia del monolinguismo affligge particolarmente gli italiani.In una cosa però sono diversi: conoscono due paesi e due culture. Hanno attraversato "un ponte sospeso tra due mondi" e imparato presto a fare confronti, a interrogarci.
Che cosa penserebbe Randya della sua mozione e dei suoi test?
Se ascoltasse questa piccola persona che ha la responsabilità di fare da interprete ai suoi genitori, forse potrebbe cambiare idea e chissà, ritirare quella proposta incompetente e anacronistica.

Arcangela Mastromarco, insegnante di italiano lingua seconda da 18 anni

MAESTRO UNICO GIUDIZIO UNICO

APPELLO DELLA SOCIETA' ITALIANA DI MEDICINA DELLE MIGRAZIONI

Appello SIMM: ritirare l’emendamento che modifica l’art. 35 del T.U.!
Un atto inutile e dannoso anzi pericoloso.

Nell’ambito della discussione in Senato del cosiddetto “Pacchetto Sicurezza” (atto 733), in commissione congiunta Giustizia ed Affari Costituzionali, è stato depositato da quattro senatori ed una senatrice della Lega Nord un emendamento che mina radicalmente uno dei principi base della politica sanitaria nei confronti dei cittadini stranieri nel nostro paese e cioè la garanzia di accessibilità ai servizi per la componente irregolare e clandestina.

Sono previste due modifiche al comma 4 e comma 6, e l’abrogazione del comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione).

Partiamo dal comma 5, la cui cancellazione è di estrema gravità: esso infatti attualmente prevede che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”. Questa disposizione normativa è presente nell’ordinamento italiano già dal 1995, attraverso l’art. 13, proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n. 489/95, più volte reiterato, voluto ed approvato dal centro destra anche con i voti della Lega. La “logica” della norma non è solo quella di “aiutare/curare l’immigrato irregolare” (per altro deontologicamente assolutamente corretta!) ma in particolare di tutelare la collettività come prevede l’articolo 32 della Costituzione; il rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria, creerebbe una barriera insormontabile per l’accesso e spingerebbe ad una “clandestinità sanitaria” pericolosa per l’individuo ma anche per la popolazione laddove possano esserci malattie trasmissibili. Ormai esiste una significativa documentazione sul tema, compresa la posizione della Federazione degli ordini dei medici italiani, di alcune Società scientifiche e dei Ministri della sanità europei ... che sottolineano l’indispensabilità di questa impostazione per garantire concretamente la salute per tutti (è assolutamente intuitivo come le malattie non facciano distinzione di etnia, status giuridico o colore della pelle). L’effetto della cancellazione di questo comma vanificherebbe il lavoro fatto negli ultimi 13 anni che ha prodotto importanti successi nell’ambito sanitario tra gli immigrati testimoniato ad esempio dalla riduzione dei tassi di Aids, dalla stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale ...). E tutto questo con evidente effetto sul contenimento dei costi in quanto l’utilizzo tempestivo e appropriato dei servizi (quando non sia impedito da problemi di accessibilità) si dimostra non solo più efficace, ma anche più “efficiente” in termini di economia sanitaria.

La modifica al comma 4 (vedi allegato) introduce invece un rischio di discrezionalità che amplificherebbe la difficoltà di accesso facendo della “barriera economica” e dell’eventuale segnalazione (in netta contrapposizione al mandato costituzionale di “cure gratuite agli indigenti”), un possibile strumento di esclusione, forse compromettendo la stessa erogazione delle prestazioni.

Il comma 6 (vedi allegato), sembra invece soltanto un aggiustamento rispetto al mutato quadro delle competenze sanitarie a seguito del processo di devoluzione.

Riteniamo pertanto inutile e dannoso il provvedimento perchè:

spingerà all’incistamento sociale, rendendo invisibile una popolazione che sfuggirà ad ogni forma di tutela sanitaria e di contatto sociale legittimo;
potrà produrre percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie parallele al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (rischio di aborti clandestini, gravidanze non tutelate, minori non assistiti, ...);
creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile;
avrà ripercussione sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili a causa dei ritardi negli interventi e la probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione;
produrrà un significativo aumento dei costi in quanto comunque le prestazioni di pronto soccorso dovranno essere garantite e le condizioni di arrivo saranno significativamente più gravi e necessiteranno di interventi più complessi e prolungati;
spingerà molti operatori ad una “obiezione di coscienza” per il primato di scelte etiche e deontologiche.

Riteniamo estremamente pericoloso il provvedimento poichè soprattutto in un momento di trasformazione sociale e di sofferenza economica, questo atto va ad intaccare il cosiddetto “capitale sociale” della società (contrasto tra italiani e stranieri, diritti negati e nascosti, radicale differenza nella vision dell’approccio professionale) che una significativa letteratura scientifica definisce condizione per una deriva nel conflitto sociale (le cui prime avvisaglie stiamo già vivendo negli ultimi tempi).

Come medici ed operatori sanitari ci appelliamo perchè piuttosto che logiche di partito prevalga, alla luce delle evidenze tecnico scientifiche e di consolidate politiche sanitarie, un approccio intelligente e concreto di sanità pubblica come è già avvenuto nel 1995.

Il Consiglio di Presidenza della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni

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giovedì 23 ottobre 2008

Gli studenti rilanciano:'La Celere non ci fermerà'


© APCOM
Roma, 23 ott. (Apcom) - La polizia nelle università? Gli sgomberi a forza degli istituti? Il ministro Gelmini che parla di "proteste politiche di pochi prepotenti con la regia della sinistra"? "Sono solo segnali di debolezza del governo rispetto alle mobilitazioni di questi giorni: non ci fermiamo, noi continueremo ancor più ad occupare fino a quando non sarà ritirata la legge 133": gli studenti non hanno intenzione di arrendersi neanche davanti alla 'Celere'. E se il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alza la voce e annuncia l'uso delle forze dell'ordine per evitare le occupazioni di scuole e università, gli studenti dei collettivi rilanciano annunciando proteste ad oltranza e programmando nuove iniziative e mobilitazione.
"Dichiarazioni gravissime delle quali Berlusconi dovrà prendersi la responsabilità", tuonano i collettivi degli atenei, chiedendo ai rettori di "manifestare da che parte stanno", mentre da nord a sud Italia continuano occupazioni e assemblee: negli ultimi due giorni sono state occupate la direzione di Brera della Statale di Milano, l'aula I di Fisica dell'università di Perugia, la facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Firenze, le facoltà di Scienze politiche, Lettere, Chimica e Fisica della Sapienza di Roma, la sede delle facoltà umanistiche a Torino ed il palazzo Giusso dell'Orientale di Napoli. Molti gli atenei in stato di assemblea permanente, le lezioni in strada e i cortei: come i colleghi più anziani, anche gli studenti delle superiori continuano a bloccare le lezioni in molti istituti ad organizzare presidi in strada.
Dopo l'annuncio di Berlusconi, che ieri mattina ha tenuto una conferenza stampa a palazzo Chigi con il ministro Gelmini, sono scesi in piazza alcuni cortei pacifici a Roma e Milano: nella capitale un corteo spontaneo di un migliaio di studenti dell'università Roma 3 è partito dalla facoltà di Lettere bloccando il traffico nel quartiere -Ostiense-San Paolo, nel capoluogo lombardo un gruppo di studenti della Statale (500 secondo gli organizzatori), reduci da una 'lezione in piazza' del Duomo, ha bloccato il traffico dei Navigli con un sit-in in strada. Gli studenti universitari toscani di Firenze e Siena parlano di "intimidazioni di bassa levatura". A Torino la facoltà di fisica è stata occupata due giorni fa, mentre agraria, che ha sede a Grugliasco, è in occupazione già da due settimane e lunedì si terrà l'inagurazione dell'anno accademico al politecnico e gli studenti ne approfitteranno per portare anche lì la protesta.
L'Unione degli Universitari giudica "gravissima l'intenzione di Berlusconi di reprimere con la forza le manifestazioni del mondo dell'istruzione e della formazione" e ritiene che il presidente del Consiglio debba "tornare indietro sulla decisione di usare le forze dell'ordine per reprimere le manifestazioni di dissenso".
E, nonostante le affinità politiche, contro il governo si schierano anche gli studenti di destra, almeno quelli 'duri e puri': Lotta studentesca, il movimento giovanile di Forza Nuova, annuncia infatti che continuerà "a manifestare ed ad occupare insieme agli altri studenti fino a quando il ministro Gelmini non ritirerà il suo fallimentare emendamento. La voce degli studenti deve essere ascoltata, Berlusconi non può comportarsi come nulla fosse". Anzi, il leader di Forza Nuova Roberto Fiore definisce quelle di Berlusconi "parole di una gravità inaudita" e spiega che gli aderenti a Forza Nuova "staranno con gli studenti a prendersi le manganellate".
Alle prese di posizione degli studenti si aggiungono quelle dei sindacati. Per il settore scuola della Fsi-Usae "la protesta è sacrosanta" e l'atteggiamento "repressivo" del premier "rischia di accendere la miccia di un nuovo '68". "Non oso neanche pensare che si possa rispondere a questo movimento con delle minacce", dice il leader della Cgil Guglielmo Epifani, mentre per la Cisl scuola la tensione sui temi della scuola e dell'università "non si risolve con misure di ordine pubblico, ma aprendo a dialoghi costruttivi con tutte le forze di questo Paese che sono interessate ad affrontare i problemi che ci sono e che le scelte governative accentuano".
Per oggi, intanto sono previste nuove iniziative degli studenti: a Roma, dalle 17, universitari e docenti delle medie organizzeranno un sit-in davanti al Senato mentre a Cinecittà, sempre dalle 17, sfilerà un corteo organizzato dal coordinamento delle scuole dei municipi VIII, IX e X; a Bologna alle 18.30 gli studenti medi hanno pronta una fiaccolata e quelli universitari un'assemblea con il consiglio di facoltà a Lettere e Filosofia; nell'ateneo di Padova è previsto un 'blocco della didattica' con assemblee di facoltà. A Palermo è stato organizzato un sit-in sotto la sede dell'Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo da Azione Studentesca in difesa dei diritti degli studenti.
Sit-in della Rete degli studenti si svolgeranno infine davanti a diverse scuole superiori: a Torino, Verona, Vicenza, Treviso, Padova, Venezia, Siracusa, Bergamo, Cuneo,Prato, Massa, Pisa, Teramo, Frosinone, Roma, Catania, Savona, Reggio Emilia, Sassari, Ravenna, Alghero, Lentini, Cosenza.

mercoledì 22 ottobre 2008

UNIVERSITA': BERLUSCONI, USEREMO LA POLIZIA. SCOPPIA LA BAGARRE


UNIVERSITA': BERLUSCONI, USEREMO LA POLIZIA. SCOPPIA LA BAGARRE
di Tiziana Caroselli

ROMA - Il dipartimento di Fisica de La Sapienza sbarrato con i lucchetti; un lungo corteo funebre (come salma, ovviamente, l'università pubblica) con tanto di ceri, fiori e scialli neri inscenato dagli universitari a Bari; assemblea di studenti universitari e medi all'Orientale di Napoli per la quale è stata decisa l'occupazione; ancora occupazioni delle facoltà umanistiche a Torino... e tante, tante altre iniziative di protesta in tutta Italia, dalle scuole elementari all'università.

La rivolta contro i tagli dei finanziamenti agli atenei e contro la riforma Gelmini che ripristina il maestro unico continua. Continua anche mentre a Palazzo Chigi il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, sfoderano il pugno duro: non arretreremo di un millimetro, andremo avanti nella direzione lungamente meditata, non permetteremo che pochi contestatori - perché sono pochi, assicura Berlusconi, e dietro di loro, incalza il ministro Gelmini, c'é la regia della sinistra e dei centri sociali - tengano in ostaggio i tanti, tantissimi che vogliono studiare. E ancora, non solo non saranno permesse occupazioni (che siano di università o di licei) ma i contestatori stiano attenti perché le forze dell'ordine sono pronte a intervenire. E proprio domani al Viminale è stata convocata una riunione tecnica di analisi, monitoraggio e valutazione delle proteste, "per garantire i diritti di tutti".

Insomma, chi si aspettava che le manifestazioni di questi giorni potessero indurre il Governo a qualche ripensamento si è sbagliato di grosso. "L'ordine deve essere garantito. Lo Stato deve fare il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle aule" ha spiegato Berlusconi. Quanto ai contenuti delle proteste, secondo premier e ministro, sono infondati: la tenuta del tempo pieno è garantita - assicurano entrambi e rispondono con i numeri a chi lo mette in dubbio: in 5 anni avremo quasi 6.000 classi in più con il tempo pieno e sarà un tempo pieno "di qualità". Il maestro unico poi ("meglio chiamarlo prevalente" dice con tono di scherzoso rimprovero Berlusconi a Mariastella Gelmini) in classe non sarà solo: lo affiancheranno gli insegnanti di lingua straniera, di religione e di informatica.

Sul fronte degli atenei, il ministro dell'Istruzione insiste nel pensare che i manifestanti abbiano le idee confuse visto che - sostiene - "contestano un decreto che parla di scuola e non di università". Loro però, quelli che sono scesi in piazza, puntano l'indice su altro: il taglio delle risorse, l'ipotesi di trasformare le università in fondazioni, il blocco del turn over. E sull'università il ministro Gelmini attacca: "dal mondo universitario, professori e rettori - dice - mi sarei aspettata un po' più di autocritica per come è stata gestita l'università e per come è stata ridotta. Non c'é trasparenza nei bilanci. E per questo ho già avviato controlli in 5 atenei, guarda caso quelli dove le occupazioni sono più forti".

Parole dure, forti, mitigate soltanto dalla rinnovata disponibilità al confronto: lo abbiamo fatto prima di varare i provvedimenti, siamo pronti a farlo ora, ma - dice il ministro - stop alle strumentalizzazioni. Un'apertura al dialogo che però non smorza l'indignazione di sindacati ("Il governo - ha detto il segretario generale della Cgil Epifani - non può ricorrere alle minacce"), dei leader dei no global ("Berlusconi? un piccolo Putin in salsa nostrana" ha commentato Casarini) e naturalmente dell'opposizione che anche in aula, al Senato, durante il dibattito sul decreto Gelmini, ha parlato di "deriva autoritaria". Reagiscono gli studenti, messi sul banco degli imputati: "l' intimidazione non servirà a fermare la nostra lotta" assicura l'Unione degli studenti e aggiunge che "le azioni che mettiamo in atto non sono semplici provocazioni, ma sono strutturate in modo da essere costruttive, con lezioni autogestite, momenti di didattica alternativa, discussioni approfondite con esperti".

I rettori invitano il Governo a non assumere "atteggiamenti muscolari nei confronti dell'Università". "Dia invece segnali di disponibilità al dialogo per andare tutti insieme a parlare di cose concrete che possono ricondurre le ragioni della protesta a un ragionamento" esorta il rettore di Padova, Vincenzo Milanesi, che proprio ieri con i colleghi degli atenei che aderiscono all'Associazione Aquis ha presentato un documento sulla situazione drammatica dell'Università italiana alla luce dei tagli di bilancio. E in chiusura di giornata arrivano le parole del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che risponde alla lettera consegnatagli ieri dagli studenti de La Sapienza. Ribadisce che sul contestato decreto Gelmini decide il Parlamento, auspica che sui temi dell'istruzione "non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione" e invita tutti, istituzioni e forze sociali, al dialogo.

VELTRONI: PREMIER GARANTISCA UNITA', NON SOFFI SUL FUOCO - Le odierne parole di Berlusconi sulla scuola "sono molto gravi e cariche di conseguenze" mentre un presidente del Consiglio anziché "soffiare sul fuoco" dovrebbe "sforzarsi di garantire l'unità del Paese". Lo ha detto il segretario del Pd, Walter Veltroni, nel corso di una conferenza stampa. Berlusconi, ha detto Veltroni, "radicalizza una situazione fisiologica in democrazia. A tutti é capitato di stare al governo e avere un movimento di contestazione: questo è il sale della democrazia". "Il governo - ha proseguito - si assume la grave responsabilità di trasformare un problema sociale in un problema di ordine pubblico. I professori, gli studenti, i rettori sono un grande problema sociale che come tale va affrontato. Migliaia di persone hanno manifestato pacificamente per dire la loro come sempre è avvenuto nella democrazia. Il problema va affrontato dalla politica". "Mi domando - ha proseguito il segretario del Pd - se è ancora possibile dissentire. E' possibile esprimere una opinione diversa dal governo o no? Organizzare una manifestazione o no? Scrivere sui giornali un'opinione diversa dal governo o no? Se non è così, la cosa si fa seria. In Francia, nei giorni scorsi, c'é stata una gigantesca manifestazione ma non è stata chiamata la polizia. Spero che rimanga ancora la possibilità di dissentire".

BONAIUTI A VELTRONI, BENZINA SUL FUOCO PER LA MANIFESTAZIONE
"Chi getta benzina sul fuoco è Veltroni che da giorni continua a saltellare da una tv all'altra, imperversa sulle radio e sui giornali, spunta come un fungo sui siti internet e sempre spara sul governo e su Berlusconi". Lo afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. "Tutto questo perché? - si chiede - Solo per portare più gente alla sua manifestazione".

DI PIETRO, PREMIER FOMENTA NUOVA STRATEGIA TENSIONE - "Per come sta affrontando il capitolo della scuola, dalla riforma Gelmini alle violenze contro gli studenti, Berlusconi sta riportando la situazione a come era negli anni '70''. Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro commenta così la decisione del presidente del Consiglio di convocare il ministro dell'Interno a Palazzo Chigi "per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine" nelle scuole e nelle università per fermare la protesta. "Berlusconi - aggiunge - in questo modo sta creando le premesse come mandante politico (e di questo dovrà assumersene la responsabilità), per creare in Italia una nuova strategia della tensione".

LA RUSSA, MAESTRO UNICO? SBAGLIATO DOPO LA TERZA - "Penso che dalla terza elementare o dopo la terza sia sbagliato un solo maestro, ma va invece bene per i primi due-tre anni di vita scolastica", quando il bambino ha bisogno, a scuola, di un punto di riferimento principale. E' l'opinione di Ignazio La Russa, ministro della Difesa e padre di un bambino di 6 anni. "Io personalmente sono d'accordo con il maestro unico, l'ho detto quando abbiamo votato in Consiglio dei ministri", dice il ministro ai giornalisti, a margine della sua visita ufficiale negli Usa. "Nei primi 2-3 anni di vita scolastica - dice La Russa - oltre agli altri insegnanti che comunque ci sono (ginnastica, lingue), credo sia importantissimo" avere un punto di riferimento principale. "Mio figlio ha 6 anni e vi assicuro che è molto importante per un bambino di quell'età il rapporto che lo lega principalmente a una persona".

domenica 19 ottobre 2008

SCANDALOSO: SOLDI A TUTTE LE SCUOLE PRIMARIE NON STATALI

Il Miur detta le linee guida sulla parità, sulle scuole non paritarie e sulle convenzioni delle scuole primarie paritarie

Con l’emanazione delle linee guida di attuazione dei regolamenti, riassunte in tre decreti ed emanati in applicazione dell’art. 1 bis “Norme in materia di scuole non statali” della legge del 3 febbraio 2006 n. 27, il MIUR completa il progetto morattiano di revisione della legge di parità (legge 62/2000) consegnandoci così in maniera definitiva la nuova struttura della scuola non statale in Italia e le norme che la disciplinano. Vale la pena ricordare che i relativi regolamenti vennero emanati durante il dicastero Fioroni e che in entrambe le occasioni esprimemmo tutte le nostre perplessità sull’intera partita.
1) Il decreto n. 82/2008definisce le linee guida di attuazione del decreto 29 novembre 2007, n. 263 “Disciplina delle modalità procedimentali per l’inclusione ed il mantenimento nell’elenco regionale delle scuole non paritarie”.
Come si ricorderà la legge 27/2006, in controtendenza a quanto previsto dalla legge di parità, ha introdotto nel nostro ordinamento le scuole non paritarie. Queste per essere ritenute tali debbono soddisfare alcuni requisiti minimi (progetto educativo, locali e arredi, docenti con titoli professionali e alunni frequentanti) per essere incluse in un apposito elenco regionale e fregiarsi della denominazione di scuole non paritarie. Ovviamente non rilasciano titoli di studio, mentre la frequenza costituisce assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione. Vengono ripristinati, in questo modo, due istituti già presenti nella legislazione previgente la parità scolastica ossi la presa d’atto e l’autorizzazione. Va sottolineato che sia nella normativa primaria che in quella secondaria di riferimento non si fa menzione alcuna sui rapporti di lavoro e sull’applicazione al personale dei contratti di categoria. La legge 62/2000 ovvero la legge di parità scolastica non contempla in alcun modo la fattispecie di scuola non paritaria e a suo tempo noi giudicammo l’introduzione di questa tipologia come una evidente forzatura tesa a favorire in modo più o meno esplicito una mercificazione e feudalizzazione del sistema.
2) Il decreto n. 83 /2008definisce le linee guida di attuazione del decreto 29 novembre 2007, n. 267 “Disciplina delle modalità procedimentali per il riconoscimento della parità scolastica e per il suo mantenimento”.
Anche in questa circostanza l’immaginazione del ministero non è andata oltre quanto già emanato dalla normativa secondaria. A grosse linee, con l’eccezione di alcune piccole novità, il decreto conferma le disposizioni impartite con la CM 31/2003.
Fanno eccezione il numero minimo di alunni per classe e la limitazione della costituzione di una sola classe collaterale per le classi terminali della scuola secondaria superiore, questo per limitare il numero dei candidati privatisti esterni e porre fine alla cosiddetta piramide rovesciata. Contestualmente, però, non vengono posti limiti alla costituzione di classi collaterali intermedie anche a seguito degli esami di idoneità. Comunque sia per gli esami di idoneità che per quelli conclusivi si fa esplicito riferimento alle relative disposizioni generali.
Anche per quanto riguarda i rapporti di lavoro si fa qualche ulteriore e positiva precisazione, però si rimane ancora nella genericità. Benché non previsto sia nel regolamento che nelle linee guida sembrerebbe superata la famigerata circolare Criscuoli.
3) Il decreto n. 84/2008definisce le linee guida applicative del D.P.R. 9 gennaio 2008, n. 23 “Regolamento recante norme in materia di convenzioni con le scuole primarie paritarie”. Ora viene data piena attuazione a quanto previsto al comma 6 dell’art. 1 bis della L. 27/2006. Ferme restando le nostre perplessità di natura giuridica, tutte le scuole primarie paritarie possono accedere al convenzionamento, il che significa accedere agli specifici fondi che prima erano destinati solo alle scuole elementari parificate.
Questo vuol dire, come a suo tempo segnalato, che vengono poste in essere le condizioni per un incremento delle risorse da destinare alle scuole primarie paritarie visto che la platea di riferimento si amplierà notevolmente.
Roma, 17 ottobre 2008

Anche i Dirigenti Scolastici scioperano il 30 ottobre 2008

I Dirigenti Scolastici scioperano con tutto il mondo della scuola il 30 ottobre 2008: contro le politiche dei tagli, per il Contratto dell’Area V, per l'equiparazione retributiva.

FLC Cgil CISL Scuola SNALS Confsal, essendo stato deciso da FLC Cgil CISL Scuola UIL Scuola SNALS Confsal Gilda Unams lo sciopero generale nazionale dell’intero Comparto della scuola per il 30 ottobre 2008, hanno comunicato agli Organi competenti che lo sciopero già proclamato per il 31 ottobre 2008 è anticipato al giorno prima, il 30 ottobre.
Accanto alle motivazioni che si sono aggiunte, e cioè la necessità di contrastare la negativa politica governativa dei tagli e di destrutturazione della scuola pubblica, rimangono ferme le rivendicazioni che stanno alla base dello sciopero dei Dirigenti Scolastici: emanazione dell’Atto di indirizzo per l’avvio delle trattative del Contratto nazionale 2006-2009 scaduto da 33 mesi, l’equiparazione retributiva alle altre dirigenze di stato.

La VII Commissione Istruzione del Senato discute il decreto 137

17-10-2008 Scuola
Il testo votato dalla Camera dei Deputati lo scorso 9 ottobre è stato inviato lo stesso giorno alla VII Commissione Istruzione del Senato, dove ha assunto il n. 1108.
Il 14 ottobre, dopo le audizioni previste dall’iter dei lavori, che hanno coinvolto anche le Organizzazioni sindacali, la Commissione ha iniziato la discussione in sede referente e durante la seduta del 15 ottobre ha ricevuto anche il parere favorevole da parte della Commissione Affari costituzionali, con il voto contrario dell’opposizione. La discussione è proseguita anche il 16 ottobre.
La scadenza per gli emendamenti al testo 1108 è fissata per oggi alle ore 12, gli stessi saranno discussi dalla Commissione il 21 mattina, mentre l’inizio della discussione in Aula è fissato per il prossimo 21 ottobre alle ore 16,30. Come si potranno discutere tutti gli emendamenti in così poco tempo: si preannuncia un'altra fiducia?.

sabato 18 ottobre 2008

LA RETE DEGLI STUDENTI RISPONDE A NAPOLITANO

«Noi non diciamo solo no».
Così la Rete degli studenti ha risposto al messaggio del presidente della Repubblica. «Lanciamo un appello al capo dello Stato - scrive la Rete - perché ci aiuti a poter dire i nostri sì». L'associazione, che precisa di non essere scesa in piazza oggi, dice sì a «più investimenti per la scuola pubblica, a una riforma di scuola e università che sappia darci un futuro come cittadini e nel mondo del lavoro, a edifici scolastici sicuri e funzionali, a più collegialità nelle decisioni e a un aumento della responsabilità degli studenti all'interno della comunità scolastica».

Napolitano: non dire soltanto no.
Il presidente della Repubblica è intervenuto per chiedere che sulle proposte di cambiamento del sistema scolastico si discuta evitando di dire sempre e soltanto dei no: «Io non sono il ministro della Pubblica istruzione - premette il Capo dello Stato - posso avere un mio pensiero fino a un certo punto, perché guardo a quello che fanno il governo e il Parlamento. So che si discute, che ci sono proposte e scelte del governo che saranno discusse in Parlamento e anche con i rappresentanti delle scuole e con i sindacati». Napolitano sollecita a «essere un po' attenti a non farsi prendere da nessuna esagerazione e da nessun allarme. Certamente. Bisogna cambiare parecchie cose nella scuola, perché è una scuola che non dà tutto quello che dovrebbe dare ai ragazzi; non dà tutto ciò che sul piano della formazione e sul piano della preparazione al lavoro e alla vita la scuola dovrebbe dare. Quindi bisogna discutere sui cambiamenti da fare. Si può essere d'accordo su certe proposte e su altre non esserlo, ma non bisogna dire soltanto dei "no" né farsi prendere dalla paura».

Scuola, ancora piazze Veltroni: chiuderanno molti istituti


Dopo la grande manifestazione di venerdì a Roma, non si ferma la mobilitazione sui fronti «caldi» dell'istruzione. E mentre il ministro Mariastella Gelmini continua a tenere il punto sulla validità della sua riforma - pur con un'apertura sul blocco del turn over dei docenti universitari - il leader del Pd Walter Veltroni attacca: molte scuole chiuderanno, si favorirà la dispersione scolastica e con le classi separate «si instilla l'odio».
Da Norcia, dove ha partecipato a un convegno, Gelmini ha ribadito le sue posizioni. «Questo governo sembra essere un governo di sinistra per come ha a cuore i bisogni della gente» ha rilanciato, difendendo punto per punto la riforma, dal maestro unico («una formula che esiste in tutti i paesi europei, mentre il cosiddetto modulo è una anomalia tutta italiana») al voto in condotta. Ha poi assicurato che non sarà tagliato il tempo pieno e ha ribadito che «si stanno raccontando molte bugie» frutto di disinformazione, come le polemiche sulle classi ponte per gli immigrati. Quanto alla chiusura delle scuole con meno di 50 studenti, ha precisato che «è sbagliato chiudere le scuole di montagna, ma non è giusto che dopo un regolamento del '98 che imponeva l'accorpamento per fare economie, nulla sia stato fatto».
Sull'università, invece, il ministro ha teso una mano, ammettendo che il blocco del turn over penalizza i giovani che vogliono entrare nel corpo docenti: «entro ottobre - ha annunciato - presenterò la riforma del reclutamento dei ricercatori e dei docenti. In particolare, sarà presentato un progetto di legge per privilegiare e favorire l'assunzione di giovani nelle Università».
Ma dall'opposizione il leader del Pd Veltroni attacca pesantemente la sua riforma: «so per certo - dice - che molte scuole chiuderanno e questa riforma favorirà la dispersione scolastica». Drastico il giudizio anche sulle classi separate per gli studenti stranieri: «cosa vuol dire che un immigrato non può stare in classe con gli italiani? Queste classi differenziate sono un atto di chiusura che farà crescere gli immigrati nell'odio. Non ci si ricorda che noi siamo un Paese di immigrati. Si vuole instillare il seme dell'odio». Numerose le prese di posizioni politiche che si sono susseguite durante la giornata, con gli esponenti del centrodestra schierati a difesa del ministro e quelli del centrosinistra fortemente contrari.
Particolarmente colorito il commento del ministro ombra dell'economia, Pierluigi Bersani, per il quale sul tema della scuola il governo ha perso pragmatismo e «si sono messi in vena una "pera" ideologica incredibile e astratta».
Intanto, dopo la grande protesta di venerdì, in varie città è proseguita la mobilitazione di studenti, genitori e insegnanti. In 10.000 (secondo gli organizzatori) hanno sfilato a Firenze, tra striscioni e slogan contro il ministro Gelmini. Fra i cartelli più originali uno raffigura il volto di Dante che esclama «Questa legge è un inferno». A Milano, i bambini assieme ai genitori e alle maestre dell'associazione Rete Scuole hanno preso d'assaltò tre parchi cittadini, spargendo sui prati centinaia di palloncini colorati, giochi e merendine per dire no all'insegnante unico «che mette a rischio l'esistenza del tempo pieno» e alle classi ponte per gli alunni stranieri. Ad Ancona 2.000 persone, tra cui il presidente del consiglio regionale Raffaele Bucciarelli, il sindaco Fabio Sturani e numerosi amministratori e politici del centro sinistra, hanno preso parte a una fiaccolata promossa dai sindacati della scuola Cgil, Cisl, Uil e Snals.
Originale la forma di protesta di un gruppo di insegnanti di Vicenza e di alcuni Comuni dell'Alto Vicentino, che hanno acquistato una pagina su un quotidiano per dire «no» al maestro unico

IL RAGLIO DELLA SCUOLA

Gianluigi Paragone
Pubblicato il giorno: 18/10/08
A volte per giudicare una protesta basta guardare in faccia gli scioperanti. Ebbene, ieri a Roma è sfilato il folclore, non la politica. Tant’è che lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha commentato: «Non si può dire solo no». Facce pitturate, magliette inneggianti al solito Che Guevara o alla fu Pantera, pugni chiusi, striscioni “contro la scuola di classe” (boh…) e proteste contro “una scuola per soli ricchi” (straboh…), orecchie d’asino che spuntavano ogni due per tre. Insomma, un’autentica cretinata. Che però passerà nei titoli dei telegiornali e dei giornali come una manifestazione di protesta. «Una manifestazione senza precedenti», esultano i Cobas che hanno contato «500mila persone». Vogliamo augurarci che tra gli organizzatori non ci fossero professori di matematica, perché altrimenti saremmo messi davvero male. “Il futuro dei bambini non fa rima con la Gelmini”, gridavano alcuni genitori con figlioletti al seguito. È vero, in certi casi, il futuro dei bambini fa rima con i cretini: cosa ci fanno i bimbi agli scioperi? A Roma dicono: quando non sai come si mettono le cose, buttala in caciara. (...) (...) È esattamente quello che hanno fatto ieri: ognuno protestava con un ministro diverso; chi ce l’aveva con la Gelmini, chi con Brunetta, chi con Berlusconi, chi con Tremonti. Quando si dice non aver le idee chiare. Del resto, è difficile mettere a fuoco il motivo di questo pandemonio. Si sbraita a proposito dei tagli degli insegnanti, quando nessun insegnante resterà a casa: avete mai visto un dipendente statale con contratto a tempo indeterminato perdere il lavoro? Nemmeno col coltello sporco di sangue in mano e la madre in te

NAPOLITANO INVITA AL DIALOGO, NON SI DICA SOLO NO

di Chiara Scalise
Su alcuni cambiamenti si può essere d'accordo, su altri si può dare battaglia, ma una cosa è certa "non si possono dire solo dei no. Né bisogna farsi prendere dalla paura": nei giorni in cui il mondo della scuola scende in piazza e alza la voce, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano arrivano parole che vogliono essere un invito al dialogo. Il monito del capo dello Stato piace a tutti, maggioranza e opposizione. Il primo ad applaudire è il Pdl, che con il numero uno dei senatori Maurizio Gasparri definisce il discorso del Colle "saggio e illuminante". Ma anche l'ex ministro dell'Istruzione Beppe Fioroni (Pd) apprezza: "Sono d'accordo con Napolitano: c'é bisogno di una vera riforma" della scuola. Esattamente quanto afferma anche l'Italia dei Valori. Evitare di esagerare, cedendo agli allarmismi: il capo dello Stato invita alla calma dunque, perché che qualcosa vada cambiato - dice - nel mondo della scuola non c'é dubbio. I ragazzi non hanno tutto quello che dovrebbero "sul piano della formazione e della preparazione al lavoro. Quindi - spiega Napolitano 'intervistato' da alcuni alunni alla 'Festa d'autunnò - bisogna discutere le cose per come stanno". La riforma Gelmini della scuola elementare continua a lasciare molti dubbi all'opposizione, a partire dall'introduzione del maestro unico. Questioni di merito però che non vengono affrontate, è l'accusa dei Democratici. "La realtà - sottolinea il ministro ombra dell'Istruzione Maria Pia Garavaglia - è che il governo fugge il confronto, ricorrendo ai decreti e contingentando i tempi di discussione in Parlamento". Il provvedimento è alla seconda lettura a Palazzo Madama: terminata la discussione generale in commissione, da martedì inizierà l'esame degli emendamenti e poi velocemente, almeno nelle intenzioni della maggioranza, sarà in Aula. Il tempo a disposizione è poco, il provvedimento scade a fine ottobre, e infatti è dato quasi per certo che il governo farà il bis chiedendo la fiducia, dopo la Camera, anche al Senato. Che il testo viaggi blindato lo dimostra anche l'atteggiamento della maggioranza, che non ha presentato alcuna proposta di modifica. Al contrario, il Pd si è dato da fare: sul totale di emendamenti presentati, pari a 250, i Democratici ne hanno firmati ben 170. Certo non tutti sono qualificanti, e se il governo mostrasse un orecchio sensibile, spiega il senatore del Pd Antonio Rusconi, il pacchetto si potrebbe tagliare anche in modo significativo. "Sono tre-quattro i punti chiave", dice Rusconi e comunque le modifiche più necessarie riguardano tutte il maestro unico. Le novità sul mondo della scuola non piacciono neppure all'Italia dei Valori, che tira dalla sua parte il presidente della Repubblica: "Ha ragione Napolitano - dice Massimo Donadi - Sì alle riforme, no allo sfascio". E quella del governo proprio non va bene: "E' un atto criminoso", afferma il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica. La maggioranza invece, ovviamente, difende il governo: quello che si sta affermando è "un cambiamento responsabile. Napolitano - afferma Gasparri - richiama tutti a un maggiore realismo". Anche perché, dice il vice capogruppo vicario alla Camera Italo Bocchino, "la riforma della scuola è pienamente condivisa dalla maggior parte degli italiani".

venerdì 17 ottobre 2008

Regioni contro il governo: via la norma sul commissariamento.

Incontro Fitto-Gelmini
ROMA (16 ottobre) - I governatori delle Regioni dicono no al commissariamento degli enti e fanno sapere che, entro il 30 novembre, non metteranno in pratica il piano di ridimensionamento degli istituti scolastici, così come è previsto dall’art.3 del decreto 154. La notizia è stata comunicata dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, al termine della conferenza dei presidenti delle Regioni che si è tenuta questa mattina a Roma. Errani ha spiegato che le Regioni considerano questa disposizione un «punto istituzionalmente gravissimo» e la pongono come pregiudiziale per non abbandonare la conferenza unificata in programma questo pomeriggio al Ministero per i rapporti con le Regioni. «Il governo deve dirci che eliminerà dal testo quella norma - ha aggiunto Errani -. Questa è la condizione perché si svolga la conferenza unificata. Poniamo una questione istituzionale di principio: è inaccettabile che noi siamo venuti a conoscenza
di questo articolo che ci interessa così direttamente solo leggendo il testo, che peraltro riguarda la sanità e non la scuola, senza aver avuto dal Ministero alcun tipo di comunicazione, per noi è stata una sorpresa».
La norma è contenuta nell’articolo 3 del Decreto legge 7 ottobre 2008 (Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria): «I piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche, rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica previsti dal presente comma, già a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010 e comunque non oltre il 30 novembre di ogni anno - si legge - Il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica. Ove le regioni e gli enti locali competenti non adempiano alla predetta diffida, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, nomina un commissario ad acta».
Incontro Fitto-Gelmini. Alla richiesta delle Regioni di stralciare dal decreto 154 la parte dell’articolo 3 che stabilisce il commissariamento delle Regioni, posta come pregiudiziale, il governo ha risposto di avere bisogno di tempo. La riunione è quindi stata sospesa a data da destinarsi. Il ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto ha incontrato Mariastella Gelmini.

giovedì 16 ottobre 2008

UN ORRORE SOCIALE E UNA STUPIDAGGINE EDUCATIVA!!!

LE “CLASSI D’INSERIMENTO“ PER BAMBINI EXTRACOMUNITARI, APPROVATE
ALLA CAMERA DEI DEPUTATI IERI, 15 SETTEMBRE, SU PROPOSTA DELLA LEGA
NORD , COSTITUISCONO UN NUOVO PASSO VERSO UNA SOCIETA’ SEMPRE
PIU’ DIVISA E DISEGUALE.


SONO ANCHE UNA ENORME SCIOCCHEZZA DAL PUNTO DI VISTA
EDUCATIVO E DIDATTICO, PERCHE’ BAMBINI E I RAGAZZI PROVENIENTI DA
PAESI DIVERSI , DI ETA’ DIVERSA E CHE PARLANO TANTE LINGUE DIVERSE
TRA LORO NON IMPARERANNO MEGLIO L’ITALIANO STANDO FRA DI LORO E
SEPARATI DAI COMPAGNI ITALIANI.

LE LINGUE, COME DIMOSTRANO TUTTE LE ESPERIENZE DIDATTICHE
ANCHE INTERNAZIONALI, SI IMPARANO STANDO INSIEME, PARLANDO,
GIOCANDO, E VIVENDO OGNI GIORNO ESPERIENZE COMUNI.

NON VOGLIAMO CHE I NOSTRI FIGLI VIVANO IN UN MONDO DI CONFLITTI E DI
SEPARAZIONI.

CREDIAMO CHE LA SCUOLA DEBBA ESSERE L’AMBIENTE IN CUI I
BAMBINI E I RAGAZZI IMPARINO AD ESSERE AMICI, AD APPREZZARE LE
DIVERSITA’, A CONFRONTARSI , A VOLERSI BENE, A COLLABORARE.

COSTRUIAMO UN MONDO MIGLIORE!!

COSTRUIAMO UN MONDO DI DIVERSI MA UGUALI!!

Il coordinamento Genitori –insegnanti della Scuola “Iqbal Masih”

Dirigenti Scolastici: lettera al Ministro Gelmini

Dirigenti Scolastici: dopo la manifestazione del 15 ottobre una lettera al Ministro Gelmini

Dopo i due riuscitissimi sit in a Roma del 15 ottobre e gli incontri realizzati al Ministero dell’Economia e della Funzione Pubblica, FLC Cgil CISL Scuola SNALS Confsal scrivono al Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca per un confronto urgente relativo alle questioni aperte della Dirigenza Scolastica, equiparazione retributiva e Contratto.

Roma, 16/10/2008Prot. n. 401/2008
Al Ministro dell’Istruzione Università e RicercaOn.le Mariastella GelminiViale Trastevere 76/a00153 Roma

Oggetto: richiesta incontro urgente equiparazione retributiva e Contratto dei Dirigenti Scolastici.

On.le Signor Ministro,
le scriventi Organizzazioni Sindacali, unitariamente maggiormente rappresentative dei Dirigenti Scolastici italiani, Le chiedono un incontro urgente per discutere con Lei di due questioni che già in altre occasioni (lettere del 13 giugno 2008 e dell’8 settembre 2008) sono state sottoposte alla Sua attenzione.
Si tratta dell’equiparazione retributiva alle altre Dirigenze di stato e dell’emanazione dell’Atto di indirizzo per l’avvio delle trattative del Contratto Nazionale di Lavoro 2006-2009 dell’Area V della Dirigenza Scolastica scaduto da ormai 34 mesi.
Data la rilevanza delle due questioni - in particolare si sottolinea l’urgenza di una tempestiva decisione politica sull’equiparazione retributiva connessa alla discussione parlamentare delle misure finanziarie per il 2009 – chiediamo un incontro urgente per un confronto ravvicinato nel merito.
In attesa di sollecito riscontro cogliamo l’occasione per porgere cordiali saluti
FLC Cgil - Domenico PantaleoCISL Scuola - Francesco Scrima SNALS Confsal - Marco Paolo Nigi

mercoledì 15 ottobre 2008

Manifestazione nazionale dei Dirigenti Scolastici a Roma

Straordinaria partecipazione dei Dirigenti Scolastici alla manifestazione per l’equiparazione retributiva e per il Contratto

Si è svolta oggi a Roma la manifestazione nazionale dei Dirigenti Scolastici indetta da FLC Cgil CISL Scuola SNALS Confsal per l’equiparazione retributiva e per il Contratto.
La manifestazione, articolatasi in due momenti, con un sit in, la mattina, davanti al Ministero dell’Economia, e un altro sit in, il pomeriggio, davanti al Ministero della Funzione Pubblica, ha visto una massiccia partecipazione di centinaia di Dirigenti Scolastici arrivati con foltissime delegazioni da tutta Italia.
Oltre ai colleghi del Lazio, particolarmente numerosa e festosa la partecipazione dei colleghi della Campania (con striscione di Caserta) giunti con un pullman da tutta la regione, così come anche i colleghi dell’Umbria, mentre i colleghi della Toscana si sono schierati durante i sit in dietro un grande striscione che la delegazione aveva portato con sé. Ma tutte le regioni hanno fatto un grandissimo sforzo di partecipazione contribuendo alla riuscita della manifestazione.
Una delegazione sindacale è stata ricevuta presso i due Ministeri dove FLC Cgil CISL Scuola SNALS Confsal hanno potuto rappresentare direttamente le ragioni della Dirigenza scolastica, sia sul versante dell’equiparazione retributiva alle altre Dirigenze di stato sia sul versante dell’emanazione dell’Atto di indirizzo per il Contratto 2006-2009.
I Dirigenti Scolastici hanno manifestato la determinazione di partecipare allo sciopero del 30 ottobre con tutto il mondo della scuola contro la politica dei tagli, per una scuola di qualità e per i propri obiettivi di categoria.
A conclusione della giornata i Coordinamenti nazionali dei Dirigenti Scolastici di FLC Cgil CISL Scuola SNALS Confsal hanno emanato un comunicato congiunto in cui si impegnano a portare avanti la pressione nei prossimi giorni e settimane.

martedì 14 ottobre 2008

oggi nel sito del quirinale

SCRIVERE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI NON FIRMARE IL dl 137.
andate sul sito www.quirinale.it - cliccate su "la posta" - compilate il format e scrivete il vostro messaggio a Napolitano.
DIFFONDETE: ne stanno arrivando migliaia.
(Anche se ha già detto che non può fare niente.

La petizione www.firmiamo.it/controilmaestrounico(autore silvia melis perchè ce n'è più di una) Sono state raccolte più di più di 21.000 firme.

oggi nel sito del quirinale http://www.quirinale.it/
LA NOTA Nota sulle web-mail al Presidente della Repubblica Napolitano in relazione alla legge di conversione del decreto legge n. 137, in materia di istruzione e università.
Giunge in questi giorni al Presidente della Repubblica un gran numero di messaggi con i quali da parte di singoli, e in particolar modo di insegnanti, nonché da parte di talune organizzazioni, gli si chiede di non firmare il decreto legge 137 – o, più propriamente – la legge di conversione di tale decreto. Pur nella viva attenzione e comprensione, da parte del Presidente, per le motivazioni di tali appelli, si deve rilevare innanzitutto che il Parlamento non ha ancora concluso l’esame del provvedimento in questione. Inoltre, secondo la Costituzione italiana, è il governo che si assume la responsabilità del merito delle sue scelte politiche e dei provvedimenti di legge sottoposti al Parlamento, che possono essere contrastati e respinti, o modificati, solo nel Parlamento stesso.
Il Capo dello Stato non può esercitare ruoli che la Costituzione non gli attribuisce: la stessa facoltà di chiedere alle Camere una nuova deliberazione sulle leggi approvate incontra limiti temporali oggettivi nel caso della conversione di decreti-legge, ed il Presidente ha in ogni caso l’obbligo di promulgare le leggi, qualora le stesse siano nuovamente approvate, anche nel medesimo testo.
Roma, 13 ottobre 2008

NON MI INTERESSA

NON MI INTERESSA

dissero che volevano licenziare tutti i precari… pensai, non mi interessa, sono di ruolo!

poi dissero che volevano ridurre l’orario della scuola d’infanzia e tornare alla maestra/o unica/o nella scuola elementare… pensai, non mi interessa, non ho figli!

poi dissero che volevano tagliare il 17% del personale a.t.a…. pensai, non mi interessa, sono docente!

poi dissero che volevano ridurre l’orario della scuola media… pensai, non mi interessa, insegno alle superiori!

poi dissero che volevano ridurre i docenti di sostegno… pensai, non mi interessa, insegno lettere!

poi dissero che volevano cancellare le scuole con meno di 500 alunni… pensai, non mi interessa, lavoro in una scuola con piu’ di 600 alunni!

poi dissero che volevano ridurre l’orario della scuola superiore… pensai, non mi interessa, sono di ruolo da vent’anni!

poi dissero che volevano colpire i malati immaginari… pensai, non mi interessa, non mi ammalo mai!

poi dissero che volevano aumentare gli alunni per classe fino a 35 unita’… pensai, non mi interessa, in fondo insegnare a 30 o a 35 studenti e’ lo stesso!

poi dissero che volevano affidare ai dirigenti scolastici le assunzioni e i licenziamenti del personale della scuola… pensai, non mi interessa, dopo 25 anni di insegnamento…!

poi dissero che volevano intensificare la privatizzazione delle scuole con istituti-fondazione in mano ai privati… pensai, non mi interessa, tra 10 anni vado in pensione!

poi dissero che c’era una proposta di legge che avrebbe cancellato i diritti acquisiti per andare in pensione… pensai, non mi interessa, chissa’ quando l’approveranno!


cosi’ quando poi ebbero finito di distruggere la scuola pubblica statale ed ebbero licenziato anche me… pensai… e adesso che si fa?... non c’era rimasto piu’ nessuno a protestare!

Approvato un nuovo decreto legge in materia scolastica

Approvato un nuovo decreto legge in materia scolastica
di Reginaldo Palermo
E' il decreto 154, già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 7 ottobre. Prevede che entro il 30 novembre le regioni debbano predisporre i piani di ridimensionamento. Nelle regioni inadempienti verranno nominati commissari ad acta.
Ormai non ci sono dubbi: il Governo ha deciso che per riformare il sistema scolastico bisogna procedere con decisione e senza troppi riguardi.
Un nuovo decreto legge iguarda la scuola; questa volta, però, il provvedimento è stato approvato un po’ alla chetichella e senza annunci mediatici.
D’altronde il decreto reca un titolo che non fa certamente pensare a disposizioni sul sistema scolastico: “Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali”.
Il decreto porta il numero 154 ed è stato approvato il 3 ottobre dal Consiglio dei Ministri; l’articolo 3 riguarda espressamente la “definizione dei piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali” e prevede una integrazione all’articolo 64 del decreto 112 convertito in legge dal Parlamento solo due mesi fa.Il nuovo comma 6-bis afferma che i piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche “devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica a decorrere dall'anno scolastico 2009/2010 e comunque non oltre il 30 novembre di ogni anno”.
Il tono della disposizione è piuttosto secco e perentorio: si parla persino di diffida nei confronti degli Enti inadempienti.
Inoltre “ove le regioni e gli enti locali competenti non adempiano alla predetta diffida, il Consiglio dei Ministri ….. nomina un commissario ad acta”.
Ovviamente “gli eventuali oneri derivanti da tale nomina sono a carico delle regioni e degli enti locali”.
In poche parole questo significa che il piano di ridimensionamento che il Ministro ha presentato ai sindacati nelle scorso settimane ben difficilmente potrà essere eluso, almeno per la parte che riguarda la chiusura dei plessi sottodimensionati o delle istituzioni scolastiche che non rientrano nei parametri fissati dalla legge.
Adesso Regioni, Province e Comuni dovranno mettersi al lavoro immediatamente: siamo quasi alla metà di ottobre e un mese e mezzo di tempo per predisporre un piano di razionalizzazione è davvero poco, soprattutto per le Regioni più grandi.
10/10/2008

domenica 12 ottobre 2008

LA GELMINI CHIUDERA' 4000 ISTITUTI

Fioroni: «La Gelmini chiuderà4000 istituti». Il ministro: «Falso»
L'ex ministro Pd: «La norma sull'accorpamento nascosta nel decreto Sanità». La replica: «Disinformazione»
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Il ministro Gelmini (Inside)ROMA - Nuovo scontro sulla scuola tra l'opposizione e il ministro Gelmini. È Giuseppe Fioroni (Pd) a denunciare un taglio di 4.000 istituti con meno di 500 alunni «nascosto» in un decreto riguardante la sanità, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre. Ferma la replica del ministro: «Questa è disinformazione». FIORONI - Nel mirino di Fioroni c'è «la norma sull'accorpamento e la conseguente chiusura degli istituti scolastici con meno di 500 alunni, inserita di soppiatto dal Governo in un decreto riguardante la Sanità». Nel dibattito in Parlamento sulla riforma della scuola, la stessa Gelmini aveva escluso un provvedimento del genere. E invece, attacca Fioroni, «tutto questo conferma ciò che avevamo preannunciato in Aula: e cioè che per effettuare i tagli alla spesa scolastica imposti da Tremonti non basterà il ritorno al maestro unico. Oggi hanno cominciato con le scuole sotto i 500 alunni, più di 4000 istituti, domani toccherà a quelli con meno di 300 finora coperti da deroga, per arrivare poi al taglio degli insegnanti di sostegno. Queste sono le bugie della Gelmini». Rincara la dose Maria Pia Garavaglia, ministro dell'Istruzione del governo ombra del Pd: «Siamo di fronte a scelte distruttrici, altro che riformatrici. Chiedo alla ministra di dirci come faranno, dopo la chiusura imposta per decreto degli istituti con meno di 500 alunni, i ragazzi di Capri o delle Eolie a raggiungere la terra ferma? E chiedo alla Lega di farci sapere come possa condividere un attacco tanto diretto e smodato all'autonomia degli Enti locali su di un tema di loro esclusiva competenza? È questo il modo con cui ci prepariamo ad andare al federalismo?». GELMINI - Immediata la replica di Maria Stella Gelmini: «Le dichiarazioni di Fioroni e Garavaglia sono incomprensibili ed arbitrarie: non ci saranno la paventata chiusura di 4.000 istituti, né il taglio degli insegnanti di sostegno, né l'attacco all'autonomia degli enti locali». Secondo il ministro dell'Istruzione, «come al solito, la Sinistra tenta di fare disinformazione con la vecchia tecnica secondo cui una falsità ripetuta molte volte diventerebbe una verit. Ormai però gli italiani hanno capito, non credono più a certi trucchi e sostengono in pieno l'azione del Governo».DIMENSIONAMENTO DEGLI ISTITUTI - La norma in questione è contenuta nell'articolo 3 del Decreto legge 7 ottobre 2008 ("Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali" - leggi l'articolo 3): «I piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche, rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali - si legge - devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica previsti dal presente comma, già a decorrere dall'anno scolastico 2009/2010 e comunque non oltre il 30 novembre di ogni anno». Il comma citato è il sesto dell'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008 (leggi il testo in pdf): «Devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012». Scuole a rischio chisura, dunque? La legge 6 agosto 2008, n.133 (leggi il testo integrale), che converte il decreto legge in questione, prevede esplicitamente che «nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti».

sabato 11 ottobre 2008

L'IPOTESI DI CALAMANDREI

giovedì 9 ottobre 2008

30 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE



Roma, 9 ott. (Apcom) - I sindacati della scuola hanno sciolto le riserve: sciopero nazionale di tutto il comparto il 30 ottobre e grande corteo a Roma per protestare contro i decreti del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini.
I sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda hanno infatti fatto sapere di aver "registrato, in sede di tentativo di conciliazione, una risposta negativa rispetto alle loro rivendicazioni" e per questo hanno quindi deciso di "promuovere una forte mobilitazione di tutto il personale della scuola che comprende lo sciopero generale nazionale per l'intera giornata di giovedì 30 ottobre".
Lo sciopero generale era stato proclamato ieri nel corso dell'incontro tra i segretari generali dei sindacati della scuola firmatari dei contratti - Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda - che assieme rappresentano il 90 per cento degli iscritti al comparto scuola pari ad oltre mezzo milione di lavoratori. La data precisa della mobilitazione, tuttavia, è stata fissata oggi, al termine del tentativo di conciliazione con il Ministero dell'Istruzione Red/Kat

APPROVATO ALLA CAMERA IL DECRETO GELMINI

SCUOLA: DL GELMINI A META' STRADA. AL SENATO C'E' TEMPO FINO AL 31/10

(ASCA) - Roma, 9 ott - La Camera ha approvato questa sera il decreto legge Gelmini con 280 voti a favore, 205 voti contrari e 28 astenuti.Il testo passera' ora al vaglio del Senato che dovra' fare una corsa contro il tempo per completare l'iter legislativo entro il 31 ottobre. Nel giorno in cui i sindacati annunciano lo sciopero unitario per il 30 ottobre la maggioranza approva la linea scelta dal ministro Gelmini sulla riforma della scuola. In mattinata nel corso di seduta 'calda' a Montecitorio con botta e risposta fra Pd e Lega sulla Costituzione, con tanto di itervento del presidente Gianfranco Fini. Il testo che passera' a palazzo Madama comprendera' le seguenti novita' sulla scuola.MAESTRO UNICO. Abolizione del team di insegnanti alle elementari al posto di un unico docente. A partire dal prossimo anno scolastico nelle prime classi delle elementari sara' reintrodotto il maestro unico al posto dei tre docenti per due classi. Il decreto prevede che le ore del tempo pieno saranno coperte dallo stesso maestro unico, che dovrebbe lavorare un maggior numero di ore. Il decreto prevede che per le ore di insegnamento aggiuntive, rispetto all'orario d'obbligo, si possa attingere per il 2009 dalle casse delle singole scuole.VOTI IN NUMERI. Un altro ritorno, ossia quello del voto in pagella alle elementari e alle medie. Nella primaria il voto decimale sara' affiancato da un giudizio, nella scuola media invece saranno previsti soltanto voti decimali. Nessun pericolo bocciatura per i bambini delle elementari e delle medie con una sola insufficienza. Il testo prevede infatti che nella primaria si arrivera' alla bocciatura ''solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione, con decisione assunta all'unanimita' dai docenti'', mentre alla secondaria di I grado dovra' essere d'accordo la maggioranza dei professori.'5' IN CONDOTTA. Torna il voto in condotta, perche' come ha spiegato ieri il ministro Gelmini ''e' urgente rispondere al fenomeno del bullismo''. Il decreto prevede la valutazione della condotta che sara' determinante per il giudizio finale dell'alunno: con il ''5'' in pagella, si puo' correre il rsichio della bocciatura.LIBRI DI TESTO: Contro il ''caro libri'' il decreto prevede che i testi scolastici adottati durino almeno cinque anni nella scuola elementare e sei nella scuola media e superiore (salvo appendici di aggiornamento eventualmente necessarie).COSTITUZIONE E CITTADINANZA. Ritorna nelle aule lo studio dell'educazione civica: ''Cittadinanza e Costituzione''. La Camera ha approvato oggi un odg che impegna il governo a distribuire a tutti gli studenti una copia gratuita della Carta.EDILIZIA SCOLASTICA. Come annunciato dal ministro Gelmini nei giorni scorsi sono previste risorse destinate al finanziamento di interventi per l'edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici, impianti e strutture sportive. Nell'articolo 7 bis e' previsto che per la messa in sicurezza degli edifici scolastici sia assegnato un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse periodicamente assegnate per il finanziamento del programma delle infrastrutture strategiche.SSIS: Gli studenti che frequentano il nono ciclo della Ssis, la scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario, e attualmente esclusi saranno rimessi in graduatoria in base ai punteggi attribuiti ai titoli posseduti.GRADUATORIE. Per l'immissione in ruolo dei docenti, le graduatorie per le scuole elementari saranno su base provinciale (come ha chiesto la Lega) e non su base nazionale.

SCRIVERE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI NON FIRMARE IL dl 137

9 Ottobre 2008
Assemblea scuole Bologna FERMIAMO IL DL 137
Diffondo una iniziativa partita oggi stesso dopo il voto di fiducia sul DL 137, finalizzata a fermare il decreto, in dirittura d’arrivo.E’ molto semplice e mi pare significativa.
SCRIVERE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI NON FIRMARE IL dl 137.Maggiori dettagli: andate sul sito www.quirinale.it - cliccate su “la posta” - compilate il format e scrivete il vostro messaggio a Napolitano.DIFFONDETE: ne stanno arrivando migliaia.Ricordo che è molto importante partecipare all’assemblea di venerdì 10 (Scuole Guido Reni, vicolo Bolognetti), soprattutto portando l’ipotesi delle scuole che intendono aderire alla NOTTE PER LA SCUOLA PUBBLICA, per ricevere il materiale (e versare… contributi).E per riposare … partecipiamo sabato alla tavola rotonda della Festa della Storia: vedi invito del prof. Dondarini qui di seguito.Centro Internazionale di Didattica della Storia e del PatrimonioFacoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna
All’Assemblea delle scuole di Bologna.
Quelli appena adottati dal governo non sono che i provvedimenti più eclatanti e rozzi di un’offensiva contro la scuola pubblica intrapresa già ai tempi del ministero Moratti, quando alcune delibere delle commissioni parlamentari e le Indicazioni ministeriali attentarono alla libertà di insegnamento e imposero limitazioni dequalificanti ad alcuni ambiti formativi della scuola primaria tra cui quello fondamentale della storia.A quei provvedimenti migliaia di insegnanti in tutta Italia hanno opposto non solo un rifiuto, ma una comune ricerca di una maggiore qualità dell’insegnamento.In questa prospettiva hanno promosso innumerevoli incontri e dibattiti tra cui quello che inaugurerà la Festa della Storia: Sabato 11 ottobre alle ore 10,00 - all’aula 1 di via Zamboni 32Tavola rotonda e dibattito con insegnanti e genitori per rispondere con la qualità e l’impegno alle demolizioni ministeriali
Chi ha paura della storia?
Prospettive e strumenti per rilanciarne l’insegnamentoLe possibilità di dare un seguito coerente alle attuali proteste dipendono dal valore delle proposte alternative, per questo la tavola rotonda si collega strettamente con l’attuale mobilitazione.
Con questo mio invito intendo sostenere le vostre ragioni e aggiungere anche questa strada alla vostra protesta.
Rolando Dondarini,docente di didattica della storia, all’Università di Bologna.

mercoledì 8 ottobre 2008

LETTERA APPARSA OGGI SU REPUBBLICA

Ascoltando Brunetta offendere gli insegnanti di Salvatore Coppola
(Docente Liceo Italiano a Madrid).
Il ministro Renato Brunetta, parlando all'Hotel Ritz di Madrid, davanti ad una qualificatissima platea di politici, diplomatici ed imprenditori, ha fornito una rappresentazione a dir poco caricaturale della scuola. Avendogli posto il problema degli stipendi degli insegnanti italiani (tra i più bassi d'Europa), il ministro ha proposto un paragone tra i calciatori (ai quali viene pagato il premio partita solo se vincono) e i professori, i quali, a suo dire, non vincono perchè "non formano, non preparano, non producono" visto che quella italiana è "la peggior scuola d'Europa, se non del mondo". Presentare così la scuola italiana offende l'intelligenza, le capacità, i meriti della stragrande maggioranza degli operatori scolastici.

UNIONE STUDENTI, 70 CORTEI VENERDI’ 10 OTTOBRE

Crescono di giorno in giorno le adesioni in tutta Italia alla mobilitazione indetta per venerdi’ prossimo dall’Unione degli studenti contro la riforma Gelmini.
L’associazione conta che i cortei saranno piu’ di 70, diffusi in tutte le regioni.
L’Unione degli Studenti, che ha aderito oggi al presidio promosso dal comitato “Non rubateci il futuro”, e’ certa che tra pochi giorni “migliaia di studentesse e di studenti riempiranno le piazze del nostro Paese, contro gli ultimi provvedimenti del Governo e per rivendicare una scuola pubblica di qualita’, laica e democratica, che sia realmente volano di emancipazione sociale”.
Questi i dieci punti della mobilitazione nazionale del 10 ottobre:
NO ai tagli previsti dalla finanziaria,
no ai tagli al personale docente e ATA;
NO all’abbassamento di fatto dell’obbligo scolastico a 14 anni;
NO alla reintroduzione del voto in condotta ai fini della bocciatura;
NO al maestro unico;
NO ai finanziamenti alle scuole private;
PER un piano di investimenti straordinario per l’edilizia scolastica, la partecipazione all’interno delle scuole, e per migliorare la qualita’ dell’offerta formativa;
PER la reintroduzione dell’obbligo scolastico a 16 anni, col progressivo innalzamento a 18 anni; PER la convocazione immediata del Forum delle associazione studentesche maggiormente rappresentative;
PER l’emanazione immediata di una circolare applicativa che, prevedendo una casistica precisa, impedisca l’utilizzo del voto di condotta come strumento di censura ai danni delle studentesse e degli studenti;
PER una legge nazionale sul diritto allo studio, che abbatta la dispersione scolastica e renda possibile accedere ai saperi su tutto il territorio nazionale.

martedì 7 ottobre 2008

La sesta fiducia per il governo Berlusconi

ROMA - La fiducia sul maxi-emendamento al decreto Gelmini sulla scuola, che il governo ha posto stasera alla Camera, sarà la sesta per il Berlusconi IV a cinque mesi dal giuramento, avvenuto l'8 maggio. Le cinque precedenti fiducie (quattro chieste alla Camera e una al Senato), sono state incassate dall'esecutivo il 25 giugno sul decreto fiscale (che conteneva le misure sull'abolizione dell'Ici sulla prima casa e per la defiscalizzazione degli straordinari), il 15 luglio sul decreto sicurezza, il 21 luglio e l'1 e il 5 agosto sempre sul decreto manovra. In più ci sono state le due fiducie 'politiche' ottenute al momento della formazione del governo da Camera e Senato. Nella legislatura precedente, il governo Prodi aveva fatto ricorso 27 volte (14 alla Camera e 13 al Senato) a voti di fiducia su singoli provvedimenti. Nella legislatura ancora precedente, l'esecutivo Berlusconi II aveva totalizzato 29 voti di fiducia in tre anni e 10 mesi, ai quali vanno aggiunte le 21 fiducie del terzo governo del Cavaliere, nei suoi nove mesi e mezzo di vita. Ecco il quadro dei voti di fiducia di questa legislatura, con i relativi risultati. Camera 25/6/2008 decreto fiscale 326 sì, 260 no, 3 astenuti Camera 15/7/2008 decreto sicurezza 322 sì, 267 no, 8 astenuti Camera 21/7/2008 decreto manovra 323 sì, 253 no Senato 1/8/2008 decreto manovra 170 sì, 129 no, 3 astenuti Camera 5/8/2008 decreto manovra 312 sì, 239 no Camera 7/10/2008 decreto scuola

ATTENZIONE

martedì 7 ottobre 2008 alle ore 19 il governo ha presentato il maxiemendamento su cui si voterà la fiducia
DOMANI ALLE ORE 19.
La piazza di Montecitorio per quell'ora sarà già occupata da altre manifestazioni, perciò è autorizzata a partecipare solo una delegazione di una trentina di persone.
QUINDI: DOMANI 7 OTTOBRE CHIEDIAMO A RAPPRESENTANTI DI PIU' SCUOLE DI MANDARE DELEGAZIONI A PIAZZA MONTECITORIO PER RAPPRESENTARE LA PROTESTA CONTRO L'APPROVAZIONE PER DECRETO, SU FIDUCIA, DELLA LEGGE DI RIFORMA DELLA SCUOLA DALLE 19 IN POI.

RIFORMA GELMINI IL GOVERNO PONE LA FIDUCIA 6 OTTOBRE

« Gelmini: dal prossimo anno nuova maturità. Le scuole diventeranno fondazioni
Riforma Gelmini, il governo pone la fiducia !!!
Riforma Gelmini, il governo pone la fiduciaInsorge l’opposizione: uno schiaffo alla democrazia
Il ministro dell’Istruzione: «Fiducia necessaria, c’è ostruzionismo»
Ancora proteste: venerdì 70 cortei.
Sindacati pronti allo sciopero
ROMA (6 ottobre) - Il governo ha posto la fiducia sul maxi emendamento al decreto legge Gelmini sulla scuola. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha annunciato che il voto di fiducia inizierà alla Camera martedì alle 19: alle 18 sono previste le dichiarazioni di voto. Mercoledì mattina ci sarà poi l’illustrazione degli ordini del giorno. Giovedì alle 18 le dichiarazioni di voto e il voto finale. Venerdì mattina l’aula si riunirà poi per esaminare delle mozioni.
Il maxiemendamento è stato varato in mattinata dal Comitato dei Nove della commissione Cultura ma è approdato in aula solo alle sette di sera, perché sprovvisto della relazione tecnica che affronta la copertura economica.
Vito: fiducia necessaria per tempi certi. La necessità del voto di fiducia è emersa «con maggior forza di fronte all’impossibilità di avere una data certa per l’approvazione dei disegni di legge in questo ramo del parlamento - ha detto il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito - Il governo sarebbe interessato ad un confronto parlamentare pieno, ma l’impossibilità di tempi certi lo preclude». Il ministro per i rapporti con il Parlamento si è poi rivolto all’opposizione per raccomandare la richiesta di fiducia come «un’occasione per una riflessione seria sul ruolo della Camera»: «Mi piacerebbe - ha concluso - che questa richiesta di riflessione fosse accolta da tutti e non come una lesione delle prerogative della minoranza».
Gelmini: c’è ostruzionismo. «I tempi sono stretti perché la riforma deve entrare in vigore entro l’anno scolastico - ha detto il ministro dell’Istruzione lasciando l’aula di Montecitorio - E poi non è così vero che non c’è ostruzionismo, perché il numero di emendamenti è ampiamente aumentato». Inoltre, ha sottolineato la Gelmini «è urgente rispondere al bullismo, è urgente introdurre il voto in condotta, è urgente semplificare il sistema con i voti ed è urgente il ritorno dell’educazione civica». Insomma, ha concluso, «mi pare che i presupposti di urgenza ci siano tutti».
Soro: istituzioni espropriate. «Non si può espropriare il Parlamento dalla sua funzione che è quella di proporre e discutere modifiche ai testi proposti dal governo», afferma il capogruppo del Pd Antonello Soro, sottolineando che le opposizioni non hanno fatto ostruzionismo sul decreto legge Gelmini sulla scuola. «È l’ennesimo decreto legge - ha aggiunto - sul quale il governo ha posto la fiducia per impedire il confronto in Parlamento. Chiedo ai colleghi della maggioranza qual è la loro prospettiva nei prossimi 5 anni e se intendono restare uomini liberi». Soro si è detto quindi «indignato per il comportamento del governo. Gli sfascisti - ha concluso - non siamo certo noi».
Garavaglia: governo arrogante. «La fiducia al maxiemendamento sul dl Gelmini chiesta dal governo è la lampante dimostrazione dell’arroganza con cui il centrodestra si muove su un tema così importante per il Paese e per il futuro quale è la scuola», ha detto Mariapia Garavaglia, ministro dell’Istruzione del governo ombra del Pd.
Sereni: fiducia per tagliare 8 miliardi. «Il governo non prova un pò di vergogna o almeno un pò di imbarazzo nel chiedere il voto di fiducia su un provvedimento il cui unico fine certo è quello di tagliare otto miliardi di euro alla scuola italiana? - chiede Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd - Parlano di opposizione sfascista e, mentre affollano i talk show, sfuggono il dibattito in Parlamento. Dietro la scelta della fiducia non c’è soltanto il disprezzo per le regole, ma anche una sostanziale diffidenza del governo nella propria maggioranza che, pur protetta dalla forza dei numeri, ha paura di non reggere il confronto parlamentare e andare sotto nel voto sui nostri emendamenti».
Donadi: uno schiaffo alla democrazia. «Questa fiducia è un altro schiaffo alla democrazia parlamentare da parte di un governo che rifiuta il confronto anche su materie delicatissime che riguardano il futuro del Paese e dei nostri giovani - afferma il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi - Un fatto gravissimo che dimostra ancora una volta la mancanza di rispetto per le istituzioni e la deriva autoritaria del governo Berlusconi».
Uil scuola: mobilitazione nazionale. Sulla riforma Gelmini grava una minaccia di sciopero generale a fine ottobre da parte dei sindacati. «Parte un percorso di mobilitazione nazionale che si concluderà, in assenza di risposte, con lo sciopero generale della scuola». Lo ha annunciato il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna: «Siamo di fronte a tagli per 8 miliardi di euro in due anni scolastici - ha detto - e nella prospettiva di una applicazione che appare peggiore, se possibile, a quella definita nel decreto: come ad esempio l’eliminazione di una giornata di tempo prolungato nella scuola media e l’aumento del tetto massimo di alunni per classe portato a oltre 30. Non si sta seguendo la lotta agli sprechi ma quella dei tagli indiscriminati, talvolta privi di senso».
Ancora manifestazioni contro Gelmini. Intanto oggi è stata un’altra giornata di proteste, che ha visto protagonisti insegnanti e genitori di alunni delle scuole elementari: santini in onore della «Beata ignoranza», con un’immagine della Madonna con il volto del ministro e una preghiera, sul retro: «Maria, Stella d’Ignoranza, il governo è con te. Tu sei benedetta da Tremonti…» sono stati distribuiti a piazza Montecitorio. I manifestanti, circa 200, hanno chiesto in particolare la marcia indietro del governo sul maestro unico e sul taglio dei finanziamenti per la scuola pubblica.
Unione degli studenti: venerdì 70 cortei di protesta. L’Unione degli studenti annuncia per venerdì prossimo «più di 70 cortei in tutta Italia per protestare contro la Gelmini». L’Uds ha aderito oggi al presidio del comitato “Non rubateci il futuro”, mentre alla Camera si discute il decreto del ministro dell’Istruzione: «Tra pochi giorni - afferma l’Uds - migliaia di studenti riempiranno le piazze del Paese, contro gli ultimi provvedimenti del governo e per rivendicare una scuola pubblica di qualità, laica e democratica, che sia realmente volano di emancipazione sociale». L’associazione studentesca ha stilato, per le proprie iniziative di protesta, un programma di dieci punti. Tra questi - oltre al rifiuto dei tagli alla scuola previsti in Finanziaria, del maestro unico e del voto in condotta - la reintroduzione dell’obbligo scolastico a 16 anni, un piano per l’edilizia scolastica e una «legge nazionale sul diritto allo studio, che abbatta la dispersione scolastica e renda possibile accedere ai saperi su tutto il territorio nazionale».
Contratti, Gilda: separare i docenti dagli statali. Continua intanto tra gli insegnanti il dibattito sul tema in materia di contratti: per non trasformare i professori in impiegati serve «un’area contrattuale separata» che li sottragga «al calderone del pubblico impiego». Lo sostiene la Gilda degli insegnanti che, in una “Carta dei principi etici” proposta oggi durante un convegno del sindacato a Milano, pone come obiettivi primari per la categoria quelli di «tutelare l’alta funzione, la credibilità e il prestigio e rivendicare la specificità della professione docente». Tutti i relatori al convegno, rileva una nota del sindacato, hanno denunciato «il rischio, al quale i docenti sono sempre più esposti, di una “deriva impiegatizia”», e hanno sottolineato la necessità di creare un organo di autogoverno della categoria e un nuovo stato giuridico della docenza.
Fonte: ilmessaggero

lunedì 6 ottobre 2008

PERCHE’ NON VOGLIAMO LA RIFORMA GELMINI?





A seguito dell’Assemblea del 2 ottobre presso la Scuola Saffi è nato il Comitato Genitori-Insegnanti per informare tutti i cittadini e per lottare contro la riforma della scuola dell’attuale governo.

Il Comitato non ha sigle politiche.

Scopo della Riforma: TAGLIARE I COSTI DELLA SCUOLA

Come? Abbassando il tempo scuola, introducendo la maestra unica, non garantendo il tempo pieno, lasciando a casa 87.400 insegnanti e 44.500 figure ATA (di cui 29.000 collaboratori scolastici), trasformare le scuole Pubbliche in Fondazioni.

Perché siamo contrari alla riduzione del tempo scuola?
Perché con 24 ore settimanali non si garantisce una scuola di qualità e si penalizzano le famiglie in cui lavorano entrambi i genitori.

Perché siamo contrari alla figura della maestra unica? Perché due maestre sono specializzate nella didattica delle varie materie e c’è il tempo di effettuare i recuperi, i progetti e le uscite didattiche che si fanno in compresenza. Inoltre le famiglie e i bambini dovranno confrontarsi con un’unica maestra senza avere la possibilità di più punti di vista.

Perché difendiamo il tempo pieno? Il tempo pieno italiano è un modello di scuola eccellente che è ai primi posti nel mondo secondo le stime OCSE. Non è un doposcuola o un mosaico di attività scelte senza criterio. Assicura le compresenze per 4 ore settimanali durante le quali è possibile intervenire individualmente sugli alunni in difficoltà.

Perché siamo contrari alla riduzione del personale? Perché la scuola ha bisogno di risorse umane e non di tagli. (Questi equivalgono agli esuberi di 40 Alitalia!). In alcune scuole mancano i docenti di inglese e l’organico minimo non è garantito.

Perché siamo contrari alle Fondazioni? Perché solo le scuole che avranno ‘sponsor’ facoltosi riusciranno ad avere i mezzi per assicurare mezzi e docenti. Vogliamo immaginare la differenza tra una scuola dei Parioli e una di Tor Bella Monaca?

E’ la fine della scuola pubblica, sancita dalla nostra Costituzione.

Invitiamo tutti i cittadini che hanno a cuore il futuro del nostro Paese ad informarsi, a mettersi in contatto con noi, a partecipare a tutte le iniziative di opposizione a questa scellerata riforma. scuolasaffi@hotmail.it




I Genitori e le Insegnanti della Scuola Saffi.














VOLANTINI CONTRO LA RIFORMA









domenica 5 ottobre 2008

COME SARA' LA SCUOLA PUBBLICA

DOPO LA RIFORMA GELMINI-BERLUSCONI D L 137 (APPROVATA PER DECRETO)

possibilità di trasformare le singole scuole pubbliche in istituzioni private
progressiva privatizzazione della scuola pubblica
docenti assunti dai dirigenti
sparisce il tempo-scuola di pomeriggio
aumento di alunni per classe
chiusura delle scuole più piccole
maestro unico
riduzione insegnante d’inglese
riduzione insegnante di sostegno
restano tutti gli insegnanti di religione nominati dal Vicariato ma pagati dallo Stato italiano
cacciata dei precari
riduzione personale ATA
soldi alla scuola privata
soldi alla scuola cattolica
tagli alla scuola pubblica
regionalizzazione completa del sistema scuola
fine della scuola della Repubblica uguale in tutto il Paese
dopo-scuola pagato dalle famiglie
libri pagati dalle famiglie
servizi aggiuntivi pagati dalle famiglie
fine della scuola PUBBLICA per tutti
http://www.cislscuola.it/files/PianoProgr_25set_08.pdf
Clicca sul link per leggere lo Schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze

sabato 4 ottobre 2008

DIBATTITO IN AULA 2 OTTOBRE

Decreto 137: voto di fiducia martedì 7 di R.P.
Nella mattinata del 3 il provvedimento torna in aula. Nella stessa giornata scadono i termini per la presentazione degli emendamenti. IlGoverno sembra intenzionato ad accelerare i tempi e a porre il voto difiducia già nella giornata di martedì 7.Preoccupato forse del dilagare delle proteste contro la "riformaGelmini" il Governo ha deciso di dare una accelerata all'iterparlamentare del decreto 137.Un po' a sorpresa il calendario dei lavori della Camera è statorivisto proprio nella giornata del 2 ottobre: per la mattinata del 3(tradizionalmente nella giornata del venerdì la Camera si riuniscesolo in situazioni eccezionali) è prevista la ripresa dell'esame deldecreto e sempre per la stessa data è stato fissato il termine ultimoper la presentazione degli emendamenti.La discussione sugli emendamenti inizierà quindi nel pomeriggio dilunedì 6, ma è probabile che il dibattito muoia sul nascere perché ilGoverno sembra intenzionato a porre il voto di fiducia.Che questa sia l'intenzione dell'esecutivo lo si deduce dal fatto chele Commissioni non si riuniranno nella giornata di martedì.A questo punto sarà interessante capire (ma lo si saprà già nelpomeriggio del 3) come sarà formulato il maxi-emendamento del Governo.Quasi certamente ci sarà una modifica sull'articolo del maestro unicoin quanto la Commissione Bilancio ha rilevato la mancanza di coperturafinanziaria per il pagamento delle ore aggiuntive del maestro unico: apartire dal 2010 i fondi necessari saranno prelevati dai risparmiderivanti dai tagli, ma per il 2009 - lo prevede per l'appunto unemendamento predisposto da Valentina Aprea - dovranno essere le scuolea pagare le ore aggiuntive utilizzando il fondo di istituto.Un altro emendamento riguarderà forse la nuova disciplina"Cittadinanza e Costituzione" che potrebbe prevedere anche lo studiodegli Statuti regionali, come richiesto in Commissione dalla Lega (mala proposta è stata approvata anche dal PD).Su proposta dello stesso Ministro sarà forse inserita anche unaaggiunta all'articolo3 in materia di valutazione: nella scuolaprimaria per la bocciatura sarà necessaria la decisione unanime delteam dei docenti e nella secondaria di primo grado sarà indispensabileuna decisione assunta a maggioranza.Dopo l'approvazione alla Camera il provvedimento verrà trasmesso alSenato dove però il percorso sarà essere molto più agevole e veloce.La Commissione Istruzione del Senato potrebbe iniziare l'esame deldecreto al già la prossima settimana e il passaggio definitivo in aulapotrebbe esserci verso il 20-22 ottobre.Se questo è lo scenario le organizzazioni sindacali non potranno più tergiversare e nelle prossime ore dovranno dire chiaramente se intendono proclamare uno sciopero unitario o meno.02/10/2008

venerdì 3 ottobre 2008

Si allarga fronte protesta: entrano in scena gli studenti

Roma, 3 ott. (Apcom) - Nel secondo giorno consecutivo di proteste e manifestazioni contro i tagli alla scuola e il decreto legge Gelmini entrano in scena i manifestanti Unicobas e gli studenti: davanti al ministero un migliaio di persone, tra cui molti studenti poco più che ragazzi, hanno fortemente contestato i provvedimenti legislativi all'esame del Parlamento. E mentre a Roma si svolgeva la protesta Unicobas, un altro migliaio di giovani, facenti capo al Coordinamento dei comitati studenteschi, sfilava in corteo a Milano da piazza Cairoli fino a piazza Fontana.
Perentoria, anche oggi, la risposta del governo a nome del quale ha parlato Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato: "è vergognosa la strumentalizzazione dei bambini da parte di insegnanti irresponsabili che anche oggi manifestano contro l'ottima riforma del ministro Gelmini", ha detto Gasparri.
Una risposta ai tanti cori e agli striscioni apparsi stamattina a viale Trastevere, appena ventiquattro ore dopo il 'no Gelmini Day' e la protesta degli specializzandi Siss dell'Anief: 'Meglio perdere un ministro che un maestro'; 'Gelmini e Tremonti maestro unico'; 'Genitori non lo sapete ma il tempo pieno perderete'; 'La dittatura vi fa paura, ecco la vostra cultura', sono alcune delle scritte e degli slogan pronunciati dai manifestanti davanti al Miur. Alla protesta si sono uniti anche un centinaio di studenti riuniti sotto il nome 'taglialagelmini.it': al grido "Ricuciamo la scuola, tagliamo la Gelmini", il gruppo studentesco ha messo in campo una protesta singolare tagliando, armati di forbici, i vestiti a un manichino con le fattezze del Ministro.
La presenza di tanti giovani ha però anche rischiato di pregiudicare la protesta degli Unicobas: quando è giunto il senatore Antonio Di Pietro (Idv), che nei giorni scorsi aveva 'appoggiato' la manifestazione, sono partiti fischi e proteste.
"Mi sembra masochistico prendersela con Di Pietro e non con la Gelmini - ha poi spiegato il leader Unicobas Stefano D'Errico - anche perché almeno lui fa opposizione seriamente. E' stata una contestazione non democratica e non civile: purtroppo tra i giovani e gli studenti prevale oggi un indistinto antipolitismo".
"Anche se sarebbe servita una protesta ed uno scatto d'orgoglio allargato a tutti i sindacati il governo non potrà non tenere conto della manifestazione di oggi", ha poi polemicamente sottolineato D'Errico prendendosela con gli altri sindacati rei di non essere stati capaci di mettersi d'accordo per fissare una data unica di mobilitazione.
Una situazione che incide non poco sulla scarsa adesione del personale ai tanti (troppi) scioperi della scuola: dando così ragione, nei fatti, all'interpretazione del ministro Gelmini, che ieri ha definito "frange isolate" quelle coinvolte nella protesta. E non a caso lo stesso ministero dell'Istruzione faceva oggi sapere che alle 16,45 "la partecipazione allo sciopero indetto dalla federazione sindacale l'Altrascuola Unicobas è stata pari al 2,06%". "Però noi siamo qui in piazza a dire no ad un decreto nel momento giusto - ha continuato D'Errico - mentre i confederali non hanno nemmeno fatto un'ora di sciopero. La Gilda sciopererà senza manifestare il 16. E i Cobas il 17 insistendo su una data prefissata a giugno quando il governo non aveva ancora gettato la maschera. Ora, all'inizio della prossima settimana si deciderà il destino del decreto legge sulla scuola. Scendere in piazza a giochi fatti che senso può avere?".
I timori del sindacalista Unicobas si sono preso tradotti in realtà: oggi si è infatti conclusa la discussione generale nell'aula della Camera sugli emendamenti al decreto scuola.
L'esame del provvedimento riprenderà lunedì prossimo, l'aula è riconvocata lunedì 6 ottobre, ma secondo alcuni rappresentanti dell'opposizione il voto di fiducia sarebbe imminente. La possibilità di vedere approvato il dl a breve termine non scompone però i sindacati più 'concertativi': la Cisl, ad esempio, non è affatto disposta a scendere in piazza subito: "non si possono fare riforme non condivise dalle parti in causa, e cioè dai lavoratori della scuola", ha detto il leader Raffaele Bonanni, puntualizzando che "non è con la fretta nè con i tagli che si possono affrontare i problemi della scuola".
Decisamente più 'forti', invece le parole del nuovo segretario flc-Cgil Domenico Pantaleo che ha voluto anche rispondere all'affondo di ieri di Berlusconi: le sue "sono ingiustificate e ingenerose: il sindacato è stato sempre fattore d'innovazione, anche dal punto di vista pedagogico. Nel piano Gelmini invece - ha controbattuto Pantaleo - anche sforzandomi, non riesco a vedere innovazioni". In attesa di una risposta univoca dei sindacati, domani torna in piazza, sempre davanti al ministero a Roma, la Rete degli studenti. Lunedì toccherà, stavolta a Montecitorio, al Pd: mentre in aula si comincerà a votare il decreto Gelmini, in strada il maggiore partito dell'opposizione, assieme a vari coordinamenti di docenti e genitori, porteranno avanti l'ennesimo sit-in.
Cep

Gelmini contestata davanti al ministero; il Governo tira dritto



Roma, 3 ott. (Apcom) - Da una parte le contestazioni davanti al Miur e le manifestazioni per i tagli e la riduzione delle ore d'insegnamento; dall'altra il governo che sulle novità legislative rimane fermo sulle proprie posizioni annunciando investimenti sulla didattica multimediale e nuovi servizi in rete utili alle relazioni scuola-famiglie: la giornata si è svolta così, con avvenimenti in contrapposizione e contrassegnati dalle tante novità introdotte dal governo sul fronte scolastico.
Novità, come l'articolo 4 del dl 137 sul ritorno maestro unico, che in gran parte non sono gradite a docenti e genitori che vorrebbero invece un tavolo tecnico allargato: lo hanno detto a gran voce in centinaia ieri mattina davanti al ministero dell'Istruzione i coordinamenti del quartiere Casilino di Roma che assieme ad una trentina di istituti hanno portato avanti il 'no Gelmini day'. A viale Trastevere tanti striscioni, alcuni molto colorati: "No all'enteroGelmina che distrugge la flora scolastica". Poi presìdi, dibattiti, catene umane, teatrini, spettacoli e concerti svolti in prevalenza - nella capitale ma non solo - in istituti primari. Le iniziative continueranno fino a tardi con la 'notte bianca' in programma in una scuola elementare della periferia romana.
Fianco a fianco ai coordinamenti c'erano poi i quasi 2 mila specializzandi Ssis giunti da tutta Italia, aderenti all'Anief, per rivendicare la parità di trattamento rispetto agli altri precari: la loro formazione rischia infatti di essere vanificata dalla scelta del governo di posizionarli in coda alle graduatorie ad esaurimento dei precari.
Con i tagli alle porte significherebbe una sorta di beffa perché per gli ultimi in graduatoria sarà davvero difficile sperare nella supplenza. "Ma noi non molleremo fino a che - ha detto il presidente Anief Marcello Pacifico - non verrà data una soluzione a questa ingiustizia". Le speranze dei manifestanti sono durate però poco tempo: interpellato specificatamente sulle mobilitazioni odierne il ministro ha detto che "ci sono due Italie: quella che lavora, progetta e vuole essere pagata meglio.
Poi ci sono piccole frange che preferiscono protestare e mantenere lo status quo: lasciamoli stare".
Un pensiero in linea con quello del premier, Silvio Berlusconi, il quale ha detto che l'attuale modello d'istruzione va assolutamente riformata: è figlio "della sinistra e dei sindacati - ha dichiarato il presidente del Consiglio - che hanno usato la scuola come ammortizzatore sociale riservando tanti stipendi da fame ai docenti". Secondo Berlusconi le modifiche attuate dal governo sarebbero state rese necessarie dal fatto che oggi gli stipendi degli insegnanti italiani sono troppo bassi e non tengono conto "dell'entusiasmo e del merito dei singoli", rispondendo invece a "un egualitarismo che forse troverebbe cittadinanza in un'economia socialista, e che non risponde alla filosofia liberale e capitalista".
Il premier ha quindi presentato, assieme ai ministri Gelmini e Brunetta, alcune importanti novità per informatizzare il sistema scolastico: attraverso n investimento di 20 milioni di euro le scuole secondarie di primo grado saranno dotate di ben 10mila lavagne interattive multimediali ed un progetto scuola-famiglia che prevede pagelle on-line, registro digitale, rilevazione assenze/presenze con comunicazione via cellulare o email, accesso in rete al fascicolo elettronico dello studente, prenotazione colloqui. Da domani però, intanto, la contestazione riprende: davanti al Miur ci saranno i rappresentanti Unicobas che hanno anche indetto uno sciopero per tutta la giornata. E sabato sarà la volta della Rete degli studenti.
Alg

LIBRI GRATIS ALLE ELEMENTARI SOLO A STUDENTI BISOGNOSI

(ASCA) - Roma, 1 ott - I fondi destinati dallo Stato per la distribuzione di libri di testo gratis per le elementari saranno d'ora in poi utilizzati solo per garantire i libri agli studenti meno abbienti. Lo ha annunciato il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, durante la terza edizione degli stati generali dell'editoria, spiegando che con questa razionalizzazione si puo' pensare di estendere le risorse per i libri di testo anche oltre le scuole elementari.''Lo Stato spende 65 milioni di euro per distribuire libri di testo alle elementari. Potremmo discutere una proposta gia' al tavolo con gli editori di distribuire meglio quelle risorse destinandole solo agli studenti piu' bisognosi in modo da spalmare le risorse anche oltr la scuola primaria'', ha detto la Gelmini.

lunedì 29 settembre 2008

VELTRONI: SOLO TAGLI

Scuola; Veltroni: Quale riforma? Solo tagli chiesti da Tremonti
"E la Gelmini esegue. Lascino stare elementari e tempo pieno"
© APCOM
Roma, 29 set. (Apcom) - Altro che riforma della scuola, quello che la maggioranza sta attuando è solo un piano di tagli chiesto dal ministro dell'Economia e il ministro dell'Istruzione si limita ad eseguire. Walter Veltroni parla ad una iniziativa del Pd sulla scuola e attacca il governo, accusandolo di progettare un sistema dell'istruzione che ridurrà il tempo pieno e "lascerà a piedi i bambini poveri". Precisa Veltroni: "Non siamo di fronte ad una riforma della scuola. Ne avremmo bisogno, non vogliamo difendere 'quello che c'è'. Ma quello di cui stiamo discutendo non è un programma di riforma della scuola, ma un programma di tagli: il ministro Tremonti ha detto che si debbono risparmiare 8 miliardi e il ministro dell'Istruzione si è messo al lavoro per realizzare i tagli corrispondenti".
"Non c'è un disegno - continua - ma solo un affastellarsi di proposte. Resteranno a piedi i bambini più poveri, si finirà col fare di nuovo una scuola in cui tutti avranno, sì, il grembiule, ma le differenze si vedranno lo stesso. Le differenze sociali non si mascherano col grembiule". Il segretario del Pd, quindi, denuncia la riduzione del tempo pieno: "Devono ancora spiegarmi come si fa, riducendo gli insegnanti, a garantire il tempo pieno, che è l'unico pezzo della scuola italiana che funziona. Lascino in pace la scuola elementare!".
Scuola; Napolitano: Tagli necessari, ma migliorarne qualita'
Obiettivo di una minore spesa non prevalga su tutti gli altri
© APCOM
Roma, 29 set. (Apcom) - Un taglio dei costi, compresi quelli per la scuola, è necessario, ma l'obiettivo deve restare quello di migliorare la qualità del servizio. E' il monito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che durante la cerimonia dell'inaugurazione dell'anno scolastico al Quirinale ha ricordato che "l'Italia, per gli impegni assunti in sede europea nel suo stesso vitale interesse, deve ridurre a zero nei prossimi anni il suo deficit pubblico per incidere sempre di più sul debito accumulato nel passato". "Nessuna parte sociale e politica - sottolinea il capo dello Stato - può sfuggire a questo imperativo; ed esso comporta anche, inutile negarlo, un contenimento della spesa per la scuola. Questa va collocata tra le priorità per l'avvenire del Paese, e merita dunque, per la sua alta funzione pubblica, una speciale considerazione anche quando si affronta il problema complessivo della riduzione della spesa pubblica corrente".
Tuttavia, per il presidente della Repubblica, "per quel che riguarda la scuola l'obiettivo di una minore spesa non può prevalere su tutti gli altri, e va formulato, punto per punto, con grande attenzione in un clima di dialogo. Ma ciò non può risolversi nel rifiuto di ogni revisione necessaria a fini di risparmio; deve invece tradursi nel massimo sforzo sul piano della razionalizzazione e del maggior rendimento della spesa per la scuola, sul piano del sostanziale miglioramento della sua qualità".

domenica 28 settembre 2008

ASSEMBLEA GENERALE ALLA SCUOLA SAFFI

Giovedì 2 ottobre alle ore 17
presso il teatro della scuola Saffi

si terrà un' Assemblea Generale di noi docenti , con i genitori, con le rappresentanze sindacali e del municipio III per discutere della Legge Gelmini e cercare insieme delle iniziative di lotta.
L'entrata della scuola è in via dei Sardi 37,
se il portone fosse chiuso sarà comunque aperto quello laterale sito in via dei Sabelli.

giovedì 25 settembre 2008

CALAMANDREI Discorso in difesa della scuola NAZIONALE anno 1950

Discorso di una PREOCCUPANTE ATTUALITA' pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950.

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito.
Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime..
Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza.
Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto per rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"
Piero Calamandrei
Discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

mercoledì 24 settembre 2008

Maestro unico: nessuna modifica in Commissione

di Reginaldo Palermo
Dibattito serrato in Commissione Cultura della Camera sulla questione del maestro unico. Respinti tutti gli emendamenti dell'opposizione. L'Mpa, che aveva annunciato battaglia, non interviene. Il Ministro chiarisce: "Le compresenze verranno progressivamente cancellate"
Dopo un lungo e articolato dibattito che ha visto l’intervento di diversi deputati dell’opposizione, alla fine l’articolo 4 sul maestro unico contenuto nel decreto 137 è stato approvato dalla Commissione Cultura con modifiche lievissime, di carattere puramente formale.
Alla discussione ha preso parte anche il Ministro Gelmini che in diverse circostanze ha ribattuto ai deputati del PD e dell’Italia dei Valori.
Come è accaduto, per esempio, sulle osservazioni dell’onorevole Manuela Ghizzoni (PD) che sottolineava come il provvedimento voluto dal Ministro penalizzerebbe di fatto l'attività educativa degli allievi.
Il Ministro ha chiarito senza titubanze: “Alle famiglie verrà lasciata la scelta tra 24, 27 e 30 ore e il tempo pieno; quindi, non ci sarà nessuna riduzione dell'orario. Ricordo inoltre che in tutta Europa vi è già la previsione del maestro unico o prevalente”.
Sulla questione se le scuole debbano o possano istituire classi funzionanti a 24 ore è intervenuta anche l’on. Goisis della Lega Nord che ha sottolineato l’ambiguità del testo della legge.
La presidente della Commissione Valentina Aprea ha subito replicato: “L'articolo 4 è chiaro, perché si intende solo la possibilità di costituzione di classi a 24 ore e con un insegnante unico, come peraltro è facilmente desumibile anche dall'ultimo periodo del comma 1”.
Ma ha anche lasciata aperta la strada ad un riesame della questione affermando che “ulteriori approfondimenti potranno essere valutati nel corso dell'esame in aula”.
Alla richiesta di chiarimenti della deputata Rosa De Pasquale del PD, Gelmini ha detto: “Non bisogna fare allarmismi, è vero che nella scuola primaria verrà eliminata la compresenza dei, ma ciò non comporterà un impoverimento del servizio e anzi garantirà un miglioramento di esso” e ha immediatamente aggiunto che “le compresenze verranno eliminate gradualmente per tutte le classi”.
Ma il dato rilevante è che la richiesta di cancellazione totale dell’articolo 4, avanzata non solo dal PD ma anche da un partito della maggioranza (l’MPA), è stata respinta.
Peraltro lo stesso rappresentante dell’MPA (l’onorevole Latteri) non è neppure intervenuto nel dibattito, forse perché lo stesso emendamento era stato presentato anche da esponenti del PD, presenti in Commissione per tutta la durata dei lavori nel tentativo di ottenere qualche modifica al provvedimento.E in aula le cose potrebbero complicarsi, se è vero che il Governo porrà la questione di fiducia.
24/09/2008

lunedì 22 settembre 2008

CARDINALE BAGNASCO, CON RIFORMA PIU' CREDIBILITA' E EFFICACIA

(ASCA) - Roma, 22 set - Apertura di credito sostanzialmente positiva, da parte del presidente della Cei card. Angelo Bagnaco, nei confronti dell'operato del governo sui capitoli scuola e giustizia. In due brevi passaggi della prolusione letta in apertura dei lavori del Consiglio Permanente della Cei, il presidente dei vescovi italiani, senza entrare nei dettagli delle questioni, registra ''scenari piu' sereni'' sulla riforma della giustizia e nota le ''innovazioni'' e i ''recuperi'' messi in campo per ''dare una maggiore credibilita' ed efficacia'' alla scuola, che deve pero' ancora riconoscere pienamente ''il ruolo primario della famiglia''.

''Scenari piu' sereni - ha detto Bagnasco - sembrano profilarsi sul fronte della giustizia, e noi non possiamo non incoraggiare un clima reciprocamente piu' comprensivo, che abbia come obiettivo la domanda, proveniente anzitutto dai cittadini, di una giustizia piu' tempestiva e funzionante''.

''Sul fronte della scuola - ha poi proseguito - si stanno mettendo in campo innovazioni e recuperi volti a dare una maggiore credibilita' ed efficacia all'istituzione e ai suoi operatori''. Bagnasco ha voluto riservare ''una parola di sincera e cordiale stima va a tutto il personale scolastico, a cominciare dai docenti per l'importanza e la nobilta' del ruolo che ricoprono a livello culturale, educativo e sociale''.

''La vera chiave di volta'' della riforma della scuola, per la Cei, deve venire ''dal riconoscimento del ruolo primario della famiglia, messa in condizione di scegliere all'interno di un sistema effettivamente paritario e integrato, in cui ad emergere siano le diverse opportunita' in vista di abilita' giovanili obiettivamente piu' apprezzabili''.

PREMIO PRODUTTIVITA' PER PROF FINO A 7MILA EURO L'ANNO

(ASCA) - Roma, 22 set - ''Nella scuola che ho in mente sara' del tutto normale che un docente preparato, impegnato e responsabile sia destinatario di una premialita'. Certo non e' semplice lasciarsi andare a previsioni. Ma ritengo realistico pensare a riconoscimenti fino a 7 mila euro l'anno, per dare un ordine di grandezza''. Cosi' il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini in una lettera esclusiva inviata alla rivista di settore ''Tuttoscuola''.

''I primi premi di produttivita' verranno erogati gradualmente gia' a partire dal 2010-2011, a un numero di docenti inizialmente piu' limitato ma che entro la fine della legislatura coprira' una percentuale rilevante. Ai tantissimi docenti che in questi anni hanno mandato avanti la scuola, spesso anche con sacrifici, penso che dobbiamo guardare con riconoscenza, e non solo a parole, come si e' fatto finora, ma finalmente con iniziative concrete'', aggiunge la Gelmini.

Ma dove saranno reperite le risorse per garantire i premi produttivita' per i prof? Le risorse necessarie deriveranno da un recupero di efficienza del sistema scolastico e amministrativo e dai risparmi, il 30 per cento dei quali - come ha previsto la recente legge n. 133 - verranno reinvestiti per lo sviluppo della carriera. In particolare attraverso l'eliminazione degli sprechi e la riqualificazione della spesa realizzeremo economie per 7.8 miliardi di euro entro il 2012. Ne reinvestiremo oltre 2 miliardi di euro nel triennio 2010-2012, e in particolare 956 milioni a partire dal 2012. E in prospettiva ci poniamo l'obiettivo di arrivare a stipendi piu' elevati''. Negli obiettivi fissati dal ministero anche l'aggiornamento continuo e l'attenzione alle problematiche educative emergenti''.

La Finanziaria, ricorda il ministro, per l'anno 2008 ha previsto una detrazione Irpef del 19% delle spese per l'autoaggiornamento e la formazione dei docenti, fino a un massimo di 500 euro di spesa: ''intendiamo non solo confermare questa agevolazione, ma potenziarla. Siamo impegnati a ridefinirne modalita' e portata. L'intenzione e' di estendere la detrazione dal 19% fino al 50%, innalzando dunque il beneficio possibile per i docenti da 95 a 250 euro l'anno''.

Taglierò ore e cattedre, rilancerò qualità

Scuola, Gelmini: Taglierò ore e cattedre, rilancerò qualità
La spesa e' in media Ue, insegnanti e classi invece sono troppe
© APCOM

Roma, 22 set. (Apcom) - Troppe classi, troppi insegnanti, troppe ore di didattica a fronte di una preparazione non qualificata. Il ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, intervistata da Bruno Vespa per il suo nuovo libro 'Un'Italia diversa. Viaggio nella rivoluzione silenziosa" in uscita il 3 ottobre da -Mondadori Rai-Eri' ribadisce i fondamenti alla base della sua dottrina per la riforma della scuola italiana.
La nostra spesa complessiva per la scuola - ricorda il ministro - è il 3,4 per cento del prodotto interno lordo, come la Germania, un po' meno della Francia, un po' più del Giappone.
Siamo dunque in media sulla spesa, agli ultimi posti sulla qualità e in eccesso sulle ore di lezione. Siamo in questo campo al primo posto in Europa. Dobbiamo ridurre le ore e far pesare di più quelle che restano puntando sulle materie fondamentali senza imparare male un po' di tutto. Ma eliminati gli sprechi, dobbiamo premiare chi si sacrifica".
Le classi in Italia che hanno meno di dieci alunni sono diecimila. Nel suo libro Vespa ricorda che in Corea le classi delle elementari hanno in media 32 alunni, in Giappone 28, in Gran Bretagna 24,5, in Francia 22,5, in Germania 22, in Portogallo e in Grecia 19. La media Ocse è di 21.5. In Italia siamo a 18.4. Nella scuola media da noi c'è un insegnante ogni 21 alunni, tre punti sotto la media Ocse e sotto la Francia, quattro punti sotto la Germania, uno e mezzo sotto la Gran Bretagna, dodici punti sotto il Giappone, quindici sotto la Corea. "Che senso hanno classi delle elementari con nove alunni?", chiede la Gelmini a Vespa.
Capisco in un paese di montagna, su una piccola isola. Ma in città? Di qui nasce la necessità di eliminare 87mila insegnanti in tre anni. Chi è di ruolo resta di ruolo, ma molte supplenze non verranno confermate. Oggi noi paghiamo alla scuola il costo storico per studente. C'è un organico di cattedre in eccesso rispetto alle necessità. Noi - afferma il ministro - andremo a ridimensionare il numero degli insegnanti e delle classi valutando il reale fabbisogno sulla base di un costo standard per studente".
Cep

domenica 21 settembre 2008

Gelmini contestata a Venezia

Gelmini contestata a Venezia, il ministro: «Non pensavo di dover ricorrere alla polizia»

VENEZIA (20 settembre) - Ancora proteste contro il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, oggi a Venezia per partecipare al convegno sull'Emergenza educativa organizzato a Cà Corner dai giovani della Confcommercio. Uno striscione con su scritto «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini» ha accolto il ministro al suo arrivo. Alla manifestazione hanno partecipato oltre duecento tra genitori, insegnanti, precari, esponenti del comitato No Mose e rappresentanti dei comitati di base della scuola. Dopo una breve sosta in Campo San Maurizio, nei pressi di Cà Corner, l'iniziativa di protesta contro i tagli alla scuola e l'istituzione del maestro unico si è spostata sul Ponte dell'Accademia. Qui sono stati appesi alcuni striscioni ed è stato effettuato un volantinaggio per spiegare le preoccupazione del mondo della scuola in merito alla manovra del governo «che porterà - viene sottolineato in una nota dei Cobas della scuola - alla espulsione definitiva dei precari, anche dopo anni e anni di contratti a tempo determinato e supplenze annuali».Il ministro: non pensavo di dover ricorrere alla polizia. «Non pensavo che, facendo il ministro dell'Istruzione, mi sarei dovuta avvalere della collaborazione delle forze dell'ordine. Ma evidentemente temi di cui discutiamo in maniera pacata sono ancora considerati eversivi», ha esordito Gelmini nel suo discorso al forum dei giovani di Confcommercio. Il palazzo della Provincia di Venezia, che ospitava il convegno, è infatti stato circondato da polizia e carabinieri. Il falso buonismo non premia gli insegnanti. Gelmini ha poi ribadito che la scuola «non deve essere uno stipendificio. Non mi pare che l'impostazione egualitaria falsamente buonista abbia premiato chi lavora nella scuola - ha detto - Gli insegnanti sono sfiduciati ed impoveriti dal non riconoscimento del merito. Bisogna avere il coraggio di voltare pagina perché la scuola che volevamo egualitaria, inclusiva e con pari opportunità per tutti, in realtà, forma poco. Oggi il nostro Paese è tra i più disuguali d'Europa, c'è bassa mobilità sociale e la scuola ha perso il ruolo di ascensore sociale». Gli stipendi degli insegnanti, ha proseguito, e non c'è possibilità di carriera. Per questo, bisogna che il Parlamento metta mano «a una vera riforma di lungo periodo per la modifica del reclutamento degli insegnanti, per rivedere la governance delle scuole e per attuare concretamente l'autonomia». Evitare un'altra Alitalia. Il ministro ha poi detto che occorre evitare che "il caso scuola" degeneri a tal punto da farne «un'altra Alitalia», dopo la bocciatura arrivata ieri dai sindacati al piano di riforma della scuola messo a punto dal ministero. Il ministro ha chiesto collaborazione per un più ampio progetto di riforma del sistema scolastico cui dovrà mettere mano il Parlamento.

sabato 20 settembre 2008

PRESIDENTE CONFCOMMERCIO A GELMINI, STRETTA PARTNERSHIP CON MONDO IMPRESE

(ASCA) - Venezia, 20 set - ''Una piu' stretta partnership tra mondo della scuola e dell'universita' e mondo dell'impresa e del lavoro''. E' la forte richiesta che Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, lancia al Ministro dell'Istruzione nel corso del suo intervento conclusivo al forum di Venezia dei giovani dell'associazione.

Dopo aver auspicato anche ''maggiore concorrenza nell'offerta formativa pubblica e privata'', il presidente di Confcommercio si e' rivolto a Maria Stella Gelmini, proponendole ''di lavorare insieme e rapidamente per cercare di portare, in particolare nelle classi della scuola secondaria superiore, la testimonianza diretta di chi fa impresa e quella dei giovani imprenditori''.
Per Sangalli, l'Italia delle pmi e' ''una risorsa per il presente e per il futuro. Una risorsa - ha concluso - che va coltivata proprio sul terreno del rapporto tra scuola e mondo del lavoro''.

COMUNICATO ANSA

I sindacati si mobilitano
di Agnese MalatestaROMA -
E' un confronto che parte in salita quello sul piano di riforma della scuola. Pochi i margini di trattativa fissati, e rigidamente vincolati, dalle risorse della finanziaria che taglia per il settore 8 miliardi di euro in tre anni. Così i sindacati - che oggi hanno incontrato il ministro Mariastella Gelmini ai quali ha illustrato le linee del piano - confermano la mobilitazione nelle scuole, annunciano che decideranno altre azioni ma non lasciano nulla di intentato, vogliono dialogare pur vedendo poche possibilità di modifica. Un altro appuntamento fra le parti è in programma per la prossima settimana. Nessun commento all'annuncio del ministro di un reinvestimento di 2 miliardi di euro, ottenuti dai risparmi e da utilizzare per la formazione, le nuove tecnologie e il recupero del prestigio dei prof. Le critiche si sono concentrate sui confermati tagli, sulla riduzione del personale, il ritorno al maestro unico, lo "snellimento" degli orari alle superiori. I sindacati criticano nel merito e nella forma l'avvio del confronto: nessun documento in mano ma solo proiezione di slide. Il ministro ha assicurato che un testo sarà loro inviato lunedì o martedì prossimi. "In pratica non c'é alcun piano - ha detto Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda che conferma il sit-in di fronte il parlamento per il 16 ottobre - ci sono solo dei titoli ed un'impostazione politica. E' difficile confrontarci su questo. Fra gli insegnanti c'é disagio e forte scontento". Per Massimo Di Menna, segretario generale della Uil scuola, "ci vorrebbe la magia per tenere insieme i risparmi e migliorare la qualità della scuola. I tagli delle risorse, di cui comunque non si è parlato oggi, pesano come macigni. C'é poi la questione dei precari sulla quale il governo dovrebbe aprire un confronto. Ci rivedremo la prossima settimana, partiranno dei tavoli tecnici ed approfondiremo. Intanto, il ministro ci ha garantito che il tempo pieno e il sostegno ai disabili non sarà toccato. Dobbiamo trattare, star fuori sarebbe controproducente. Ma la trattativa va sostenuta con una mobilitazione". Molto duro il numero uno della Flc-Cgil, Enrico Panini: "più che un piano operativo è un piano di fantasia. Da quello che ci hanno detto scompare il modulo, si riducono genericamente indirizzi ed ore. Si delinea una scelta netta che è la privatizzazione della scuola. E poi il ministro ci ha negato una trattativa, ci ha detto che ha il vincolo previsto dalla finanziaria. A farne spese saranno le famiglie più povere". Panini, per il quale alla fine i tagli al personale provocati dalle pieghe del piano arriveranno a 200 mila in tre anni, pensa ad un allargamento della mobilitazione e certamente ad un'azione unitaria dei confederali. "Più che un piano di razionalizzazione - osserva Francesco Scrima, segretario generale della Cisl scuola - è un piano di dismissione, serve per coprire la manovra. Avremo una scuola più povera e meno qualificata. Serve una mobilitazione, anche delle famiglie, per contrastare questo piano che non usa meglio le risorse ma le taglia". La Cisl conferma la manifestazione già in programma a Roma per l'11 ottobre. Scrima ci tiene anche a denunciare il fatto che "mentre i sindacati stavano incontrando il ministro e non sapevano nulla del piano, venivano loro proiettate delle slide, nelle redazioni arrivava una sintesi dello stesso piano".

GIOVANI CONFCOMMERCIO A FAVORE RIFORMA GELMINI

(ASCA) - Venezia, 20 set - La riforma della scuola elementare firmata Maria stella Gelmini incassa il favore dei giovani imprenditori di Confcommercio.L'intervento del Ministro dell'Istruzione, che oggi ha partecipato a Venezia alla giornata conclusiva del forum 'L'emergenza educativa' promosso da Confcommercio, e' stato infatti accolto con applausi di approvazione da parte degli oltre 150 giovani imprenditori dell'associazione riuniti a Ca' Corner. Un benvenuto decisamente caloroso, insomma, per la Gelmini che poco prima era stata fatta oggetto delle forti proteste degli studenti veneziani, determinati a ribadire con fermezza il loro no al progetto di riforma della scuola elementare.

venerdì 19 settembre 2008

CISL, PIANO GELMINI DISMISSIONI PER OPERAZIONI CASSA

(ASCA) - Roma, 19 set - Il piano '' che il ministro ci ha oggi illustrato solo per titoli'' e' '' un piano di dismissione della nostra scuola pubblica, per coprire una spregiudicata operazione di cassa''. E' quanto si legge in una dichiarazione del segretario generale della Cisl Scuola, Franecsco Scrima. Il ministro, secondo Scrima, ''Ci propone una scuola piu' povera e meno qualificata, e questo dalla scuola dell'infanzia alla secondaria superiore'' cancellando '' irresponsabilmente le migliori esperienze del nostro sistema di istruzione'': insomma, continua l'esponente della Cisl, ''Si riduce un servizio essenziale, si toglie qualita' alla scuola, si da' meno formazione ai ragazzi, si danno meno servizi alle famiglie''.''Contrasteremo questo piano con una forte mobilitazione della scuola, delle famiglie e di tutti quanti hanno a cuore il futuro dei ragazzi e del Paese '', conclude Scrima, a partire dalla manifestazione nazionale che, come Cisl e Cisl Scuola, '' terremo a Roma il prossimo 11 ottobre''.

19 settembre Incontro tra il ministro e i sindacati

La ''maestrina'' Gelmini non convince i sindacati
Il ministro si presenta con le "slide" e senza un testo scritto. Negative le prime reazioni.
Si è concluso a tarda sera l’incontro iniziato alle 15 tra il ministro dell’istruzione Maristella Gelmini e i sindacati del settore (Flc-Cgil, Uil-Scuola, Cisl-Scuola, Gilda, Snals, Anp) per la presentazione del piano di riforma scolastico, che tanto ha fatto discutere fin dai primi annunci. I risultati? “Non soddisfacenti”, commentano in modo unitario le sigle sindacali, che infatti torneranno ad incontrarsi la prossima settimana per approfondire la riforma, annunciando da subito, comunque, nuove possibili azioni di lotta. Critiche arrivano anche al metodo di presentazione, avvenuta tramite la proiezione di slide. “Non ci hanno dato nulla in mano”, affermano amareggiati i rappresentanti sindacali, che riceveranno tra lunedì e martedì il testo scritto del provvedimento. Certo, la riunione non è probabilmente iniziata con lo spirito giusto, mettendoci nei panni del ministro “maestrina” (come l’ha chiamata, la settimana scorsa, una copertina di un rotocalco di famiglia come Panorama). A partire dalle manifestazioni di protesta di studenti e insegnanti di questa mattina, avvenute nelle principali città italiane, e a seguire dalla dichiarazione del segretario generale della Flc-Cgil Enrico Panini, che ha affermato, poco prima di entrare in riunione: “Il ministro Gelmini ha sbagliato tutto e dovrà cambiare tutto”.

Ha fatto tutto da sola
Ma andiamo con ordine: a cosa si deve tanto astio dei sindacati? La risposta sembrerebbe scontata: per i tagli; di personale, ore, risorse. Non solo, però, perché la questione è anche di forma. Il ministro presenta infatti oggi la riforma nel suo complesso, specificando e “ufficializzando” provvedimenti e conseguenze. “Non ha discusso i provvedimenti preventivamente con nessuno”, commenta Panini. E continua l’attacco, duro, ricordando che novità come il maestro unico sono scelte “incomprensibili”, perché motivate non da fini pedagogici ma esclusivamente economici. “Non si possono accettare 8 miliardi di euro di tagli nella scuola e nell'istruzione in un paese che destina a questo settore appena il 3% del Pil. Tagliare ancora vuol dire scommettere sull'ignoranza”.

Panini: dati sbagliati
Ancora, la polemica si fa accesa anche sulla questione dei dati divulgati fino ad oggi. Perché, secondo Panini, non è vero, come sostiene la Gelmini, che nella scuola aumentano i docenti a fronte di una diminuzione di bambini, ma anzi: “dall'anno scolastico 2001/02 fino all'anno scolastico 2007/08 gli alunni sono costantemente cresciuti, mentre i docenti sono diminuiti del 4-5%”.
E la famosa frase del ministro “Il 97% delle spesa della scuola è destinata agli stipendi degli insegnanti”? Secondo i dati della Flc-Cgil, sbagliata anche questa, perché “Per gli stipendi del personale si spendono 40 miliardi circa, su una spesa complessiva di 52. Rappresentano quindi il 78% del totale, una percentuale inferiore al 79% che è la media europea».

Dal ministero: 2 miliardi di euro in investimenti
Il sindacato ha dunque “rubato” momentaneamente la penna rossa alla Gelmini.
Ma lei sembra sapersi difendere. Dal ministero di Viale Trastevere spiegano infatti che il piano presentato oggi pone le premesse per un innalzamento della qualità del sistema di istruzione, innescando un circolo virtuoso: efficienza (stesso risultato a costi minori), maggiori risorse da investire, più qualità.
E a dimostrazione di quanto detto ecco le cifre: i 2 miliardi di euro di risparmi realizzati col piano saranno investiti in formazione, nuove tecnologie e premi alla classe docenti. In altre parole, “Un reinvestimento dei risparmi per la qualità del servizio e per lo sviluppo della carriera. Più tempo pieno, più dignità e prestigio per gli insegnanti e riconoscimento del loro lavoro”, come afferma il ministero. Ma come sarà possibile con 6 miliardi di euro in meno rispetto ad oggi?

ECCO IL PIANO PRESENTATO DALLE SLIDE DEL MINISTRO
Ecco, sintetizzato nei suoi snodi principali, il piano di riforma presentato dal ministro ai sindacati
Tempo pieno: +50%
Arrivando subito ad uno dei punti più discussi, che secondo i tanti critici avrebbe eliminato il tempo pieno nelle scuole elementari, declassando di fatto la scuola pubblica rispetto a quella privata; la Gelmini sostiene che non solo non sarà cancellato, ma che aumenterà del 50%, perché con l’orario ridotto ci saranno più insegnanti a disposizione. “L'insegnante unico ha un carico obbligatorio di lezioni di 24 ore settimanali a fronte del carico orario di 27 o 30 ore attuali. La differenza oraria tra potrà quindi essere reinvestita in attività di tempo pieno, da assegnare o allo stesso docente unico o ad altro docente”.
Con maestro unico resta l’inglese
Con il maestro unico e l’orario ridotto a 24 ore a settimana non sarà eliminato l’insegnante d’inglese.

Non si toccano gli insegnanti di sostegno e le scuole di montagna
Non vengono toccati gli insegnanti di sostegno, in quanto tutto il personale docente che si occupa degli alunni diversamente abili viene confermato. Inoltre, è scritto in una nota, si lasciano intatte le scuole di montagna. “In Italia ci sono più di 10.000 classi con meno di 10 studenti. È indispensabile analizzare caso per caso i singoli istituti per verificare una razionalizzazione del sistema che eviti gli sprechi. Per questo - conclude Viale Trastevere - è escluso che verranno chiuse le scuole di montagna e tutte quelle di rilevanza sociale”.

Meno ore di lezione anche nei licei e negli istituti tecnici
La riduzione degli orari scolastici non sarà applicata solo alle elementari, ma anche ai licei e gli istituti tecnici. In questi ultimi si passerà da 36 a 32 ore settimanali, quattro ore in meno che graveranno soprattutto sulle attività di laboratorio, che, peraltro, caratterizzano questo tipo di studi.
Nei licei classici, scientifici, linguistici e delle scienze umane si passerà invece da 33 a 30 ore. E nei licei classici si incrementerà l’insegnamento di matematica e inglese, con la lingua che durerà tutti e cinque gli anni.
“Tutti gli studi internazionali - è spiegato in un comunicato - indicano infatti che la qualità non è legata al semplice numero di ore svolte a scuola. Bisogna aumentare la qualità e non la quantità di ore”.

Scuola dell’infanzia: meno ore e fuori alle 12,30
Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia è prevista una riduzione delle ore settimanali di lezione da 40 a 24, con una sola maestra anziché con 2. Il termine della giornata scolastica sarà quindi previsto per le 12, 30, ponendo in primo piano il problema tempo pieno. Le maestre di ruolo in esubero potrebbero però fornire, secondo la Gelmini, un’estensione del servizio. Torneranno, inoltre, gli anticipi di iscrizione, a 2 anni e mezzo, introdotti dalla riforma Moratti e, partiti a fatica, abrogati poi dal governo Prodi nella finanziaria 2007.
Estensione degli istituti comprensivi
Altra novità importante sarà l’estensione degli istituti comprensivi (quelli che uniscono, cioè, sotto un’unica istituzione scolastica e sotto un’unica presidenza scuole dell’infanzia, elementari e medie). Ad oggi tali istituti rappresentano quasi la metà delle istituzioni scolastiche del primo ciclo e si ritiene che favoriscano la continuità didattica e l’orientamento scolastico. Questa nuova modalità organizzativa consentirà inoltre di produrre economie perché ogni istituto avrà un solo direttore scolastico e personale amministrativo minore

MOZIONE CONCLUSIVA ASSEMBLEA DELLE SCUOLE DI ROMA DEL 16 SETTEMBRE 2008


I docenti, i precari, i genitori, gli studenti, il personale Ata riunitisi in assemblea unitaria il 16 settembre 2008 presso l’Istituto Galilei lanciano un appello a tutto il mondo della scuola per una forte mobilitazione che respinga il grave attacco alla scuola pubblica, alla sua qualità ed al diritto allo studio che si sta concretizzando attraverso una serie di provvedimenti che comporteranno:

  1. La riduzione del tempo scuola e delle ore per materia
  2. I tagli degli organici sia Ata che docenti e la conseguente espulsione dalla scuola di decine di migliaia di precari
  3. L’aumento degli alunni per classe
  4. Il ripristino del maestro unico
  5. La riduzione delle risorse economiche
  6. L’attacco alla gestione collegiale della scuola


L’assemblea all’unanimità decide:
Di convocare una assemblea nazionale a Roma il 28 settembre
Di invitare tutte le forze associative e sindacali ad aderire a questa piattaforma unitaria

Roma 16 settembre 2008

Assemblea delle scuole di Roma.

giovedì 18 settembre 2008

Pensiero Unico e Maestro Unico

di Lucio Garofalo
18/09/2008 - Per illustrare in modo chiaro ed efficace il mio punto di vista critico sull'azione “terapeutica” esercitata dal ministro Gelmini potrei ricorrere ad una metafora molto semplice ed eloquente: penso che la Gelmini stia operando come quel medico che per "rianimare" un paziente quasi agonizzante decide di sferrargli il colpo letale.
Oggi la scuola è un organismo quasi cadaverizzato, ma non sarà certo la Gelmini, e tanto meno il super-ministro Tremonti, a farla rinascere, specialmente con interventi di mera amputazione chirurgica. Al massimo potranno far risorgere, dalle ceneri del passato dove è rimasto sepolto per decenni, la figura (obsoleta) del "maestro unico".
Un anacronismo storico e metodologico-educativo che nell’odierna società continua a sopravvivere, malgrado l’abrogazione legislativa e il superamento da parte delle più aggiornate ed avanzate teorie nel campo psico-pedagogico e didattico.
Il “maestro unico” ha continuato ad esistere attraverso la televisione-spazzatura, nell’impero globale delle merci e dei consumi, nel pensiero unico dell’ideologia edonistica e consumistica trasmessa dalla pubblicità commerciale, nell’omologazione e nell’appiattimento culturale imposto alle giovani generazioni degli ultimi anni dal “Grande Fratello” televisivo, un potere economico-ideologico asceso stabilmente al governo della nazione. Un dominio totalitario che include ed oltrepassa il fenomeno del berlusconismo, avendolo assimilato ed inglobato nella propria sfera di influenza.
Il pensiero unico, oggi dominante, si è dunque diffuso in modo subdolo e capzioso, come un virus pernicioso ed insidioso, frutto di un crescente degrado culturale della società italiana (ed occidentale in genere), un degrado antropologico di cui il berlusconismo è solo uno degli effetti (il più evidente e clamoroso, forse) ma non la causa.
Le radici storiche di tale degrado affondano in un’epoca relativamente recente.
Le origini del degrado vanno ricercate più indietro nel tempo rispetto all’avvento di Berlusconi e dei suoi network televisivi privati. Vanno indagate in quella fase storica di transizione che sono stati gli anni ’60, gli anni del “boom” economico-consumistico, gli anni della scolarizzazione e dell’acculturazione (e dell’omologazione) di massa.
Anni intensi e convulsi, segnati da grandi mutamenti socio-culturali, economici e strutturali, anni in cui il “Potere occulto” del mercato e dei falsi bisogni indotti, di cui parlava Pier Paolo Pasolini nei suoi “Scritti corsari”, si imponeva in modo profondo e duraturo, quasi definitivo, affossando la millenaria cultura contadina, una cultura statica ed immobile, in cui era rimasto chiuso ed immerso gran parte del popolo italiano.
Oggi questo degrado è come un’affezione tumorale causata da una contaminazione originaria risalente a diversi anni addietro, ma che esplode improvvisamente, degenerando in una metastasi cancerosa irreversibile e conducendo irrimediabilmente allo stadio terminale. Lo stadio terminale dell’attuale società tardo-capitalista.

mercoledì 17 settembre 2008

Maestro unico, ma non solo insegnanti verso lo sciopero

Assemblea dei rappresentanti di un centinaio di istituti: "Dobbiamo farci sentire subito"
di Stefano Parola

La prima a scatenare un applauso fragoroso da parte di tutta la platea è Annamaria Barbero, docente e rappresentante sindacale della scuola media Cena: «Il primo giorno non bisognava neanche aprirle le scuole». Per la seconda raffica bisogna aspettare pochi minuti, quando Anna Palermo, maestra elementare dal '73, dice: «È l´ora che i sindacati si muovano e che organizzino uno sciopero».Un´aula di palazzo Aldo Moro, a due passi da Palazzo Nuovo, piena di insegnanti e di assistenti tecnico-amministrativi. Centodieci scuole rappresentate da almeno trecento tra Rsu e interessati, che ieri pomeriggio hanno dato vita a un "attivo unitario", una riunione per tastare il polso del personale scolastico in vista della cosiddetta "rivoluzione Gelmini", che tra le tante cose prevede drastici tagli al personale e il ritorno al maestro unico alle elementari. Misure che sollevano parole di fuoco nei presenti: «Dobbiamo farci sentire, dobbiamo scioperare», è l´opinione comune ai più.I rappresentanti di Flc Cgil, Cisl e Uil Scuola aprono le danze. Diego Meli della Uil: «Dobbiamo stare uniti nei sindacati». Igor Piotto della Flc: «Quello del maestro unico è un provvedimento sessista, crea disuguaglianza sociale». La palla passa ai trecento in platea. Un po´ di imbarazzo, poi il vaso di Pandora si apre. Il primo a parlare è Lorenzo Varaldo, coordinatore del "Manifesto dei 500", il movimento genitori-insegnanti nato nel 1996 contro la riforma Berlinguer: «Dobbiamo spiegare cosa sta succedendo, bisogan far sapere a tutti che queste nuove norme sono il ritorno alla riforma Moratti». Gli interventi si susseguono, cercano di inquadrare il fenomeno, di capirlo. Cristina Michelotti, maestra, racconta del suo primo giorno di scuola: «Mi sono appesa due cartelli al collo con scritte in difesa della scuola. Tocca a noi dare il messaggio diretto ai genitori, spiegar loro la situazione».
Gli animi si accendono quando Anna Palermo pronuncia la parola «sciopero» e ricorda che «negli Anni '70 abbiamo fatto le lotte per il tempo pieno, mangiavamo e dormivamo nelle scuole per difenderlo». C´è anche spazio per qualche battuta. «La Gelmini è la prima che deve tornare a scuola», dice Enza Di Blasi, maestra d´infanzia. «Ma non in Calabria», rispondono ironici dalla platea. Lei continua: «Vogliono introdurre l´obbligo di mandare i bambini di due anni all´asilo. Ma se alla scuola di Vigone dove lavoro abbiamo lasciato fuori dei bimbi di 5 anni...». E punzecchia i sindacati: «Facciamo uno sciopero, ma che non sia né di lunedì, né di venerdì». La platea apprezza e parte un timido coro: «Sciopero, sciopero».Una maestra di Settimo avverte: «Dobbiamo coinvolgere tutte le categorie, non solo la nostra». Un professore dell´Itis Majorana di Grugliasco: «Spiace che qui ci siano tanti maestri e pochi docenti degli altri gradi di scuola: alla fine della prossima settimana arrivano i decreti sulle superiori e dobbiamo essere subito operativi ed informati». Un po´ defilato c´è un drappello di ragazzi. Una di loro si avvicina a una funzionaria per chiedere dei volantini da distribuire e le dice: «Siamo studenti di Scienze della formazione primaria, questi discorsi ci riguardano da vicino».Dopo due ore di discussione, i sindacati riprendono la parola. «Le vostre parole sono molto motivanti», dice Andrea Colombo della Cisl. «Vogliamo una data per lo sciopero», chiedono dall´aula. Troppo presto: «Non possiamo permetterci di fare una manifestazione che poi fallisce. Dobbiamo convincere tutti quelli che ora stanno zitti», risponde Colombo. Prossima puntata, il 26 settembre, per un´assemblea alla quale parteciperà un rappresentante per ogni scuola del Torinese.
(17 settembre 2008)

martedì 16 settembre 2008

Il maestro unico


Il decreto 137 emanato il 1°settembre contiene anche la norma sulla restaurazione del maestro unico nella scuola elementare.

Il ministro Gelmini ha “saggiamente” dichiarato: “In passato è stato introdotto il modulo, che prevedeva tre maestre, per cercare di creare occupazione attraverso la scuola. Ora dobbiamo mettere al centro gli studenti. Avere un maestro unico nella scuola primaria risponde non solo all’esigenza di razionalizzare ma anche ad un’esigenza pedagogica. E’ un modo non per tornare al passato ma per centrare la scuola sull’esigenza d’apprendimento del ragazzo”.
No, ministro Gelmini, lei toglie ai bambini e alle famiglie di questo Paese, al Paese stesso, un modello di scuola che dà tante cose in più e che dal prossimo anno non darà più.

Ci stiamo ponendo tante domande sul futuro della scuola elementare.
Proviamo ad elencarle e a dare alcune risposte:

Come funziona attualmente il tempo scuola nell’elementare?
Nel modulo tre docenti lavorano su due classi, con un orario per gli alunni di 30/34 ore a settimana (variabili se gli alunni consumano i pasti a scuola nelle giornate di tempo più lungo);
nel tempo pieno due insegnanti coprono 40 ore di attività settimanali dei bambini di una classe.

E gli insegnanti?
La legge 148 mantiene 22 ore di lavoro settimanali, più 2 dedicate alla programmazione e circa 4 di riunioni e lavori di team docente. Oltre a queste ore, c’è il lavoro di studio e preparazione della didattica Le poche ore di contemporaneità, nelle, quali due docenti della stessa classe sono presenti entrambi a scuola con i bambini, servono a realizzare percorsi individualizzati per alunni o gruppi che hanno bisogno d’attenzione specifica.

Quante ore di scuola avranno i bambini dal prossimo anno scolastico?
24 ore a settimana con un solo insegnante, cioè 4 ore per 6 giorni o 5 ore e 20 minuti per 5 giorni

Che cosa insegnerà l’unico maestro della classe?
Tutte le materie, forse esclusa la Religione Cattolica.

E l‘insegnamento della lingua straniera ?
Il ministero sta spingendo perché tutti i maestri in servizio insegnino l’inglese nella propria classe, con le competenze già possedute (a volte non adeguate) o corsi annuali.

E le competenze specifiche acquisite dagli insegnanti nel corso degli anni, permettendo loro di specializzare la didattica, mantenendo sempre un approccio integrato tra discipline?
Sarà tutto vanificato dalla necessità di insegnare poco di tutto in tempi ristretti.

Quante attività di ricerca e di approfondimento, quanto gioco finalizzato all’apprendimento attivo si potranno realizzare con 24 ore di funzionamento settimanale?
Nulla: queste attività richiedono tempo, presenza di più docenti e tempo per la programmazione.

Quali laboratori (scienze, pittura, musica, teatro, danza, cinema...) potranno essere attivati?
Nessuno, durante le 24 ore.

Quante uscite sul territorio, quante gite culturali, quanti campi-scuola si potranno fare?
Nessuna.

Come si potranno aiutare i bambini che hanno più carenze o assistere quelli diversamente abili in mancanza di docenti di sostegno, fortemente ridotti in tutta Italia, e delle ore di compresenza?
Ai bambini non potrà essere garantito l’insegnamento individualizzato.

Chi si occuperà dei bambini stranieri che affrontano le difficoltà di un ambiente estraneo anche per la lingua?
Nessuno.

E le mense e il tempo scuola?
In molti comuni le famiglie dovranno riorganizzare il proprio tempo per far fronte alla mancanza di mense, oppure esse verranno gestite dal personale comunale, diverso dai docenti, personale estraneo alla relazione didattica. Torneranno probabilmente i doposcuola e le mense, pagate però dalle famiglie o dagli enti locali.

Cosa significa che le scuole diventeranno fondazioni?
Le scuole - fondazioni non risponderanno più al dettato Costituzionale ma ad un Consiglio di Amministrazione privatizzato che finanzierà le attività e sceglierà gli insegnanti. Sarà la fine della scuola che opera secondo indirizzi unitari su tutto il territorio nazionale e forma la cittadinanza italiana.

Immaginiamo la giornata scolastica del 1° settembre 2009:
I bambini in classe sono sempre con lo stesso insegnante che potrà svolgere solo lezioni “frontali”. Niente gruppi di lavoro, niente pause, niente laboratori.
Nelle 24 ore sono comprese 2 ore di Religione Cattolica, informatica, inglese, attività motoria, musica e forse qualche disegno.

Quanto resta per l’apprendimento d’italiano, matematica, scienze, storia, geografia e studi sociali (che la ministro ha ribattezzato educazione Civica e ha pensato di aver reintrodotto?).
Forse due ore al giorno. Niente interdisciplinarietà, la conoscenza non si costruirà in modo collettivo, ma con l’acquisizione di nozioni sul libro e con molti esercizi a casa.

Dunque ministro Gelmini, sono proprio gli studenti che si stanno mettendo al centro dell’attenzione? Ma di quali esigenze pedagogiche si parla?

Questa “innovazione” è basata solo su esigenze di cassa, ma distrugge la ricchezza di una scuola pubblica che è considerata tra le migliori del mondo.
Così c’impedisce di pensare ad un futuro migliore per i nostri figli.
In quanto poi all’occupazione nella scuola, una tale ristrutturazione porterà alla perdita di 87.000 posti di lavoro.
Il Tempo pieno, oggi presente in maniera molto diseguale sul territorio nazionale (90% delle classi nelle grandi città del Centro Nord e 4% di quelle del Sud , dove ce ne sarebbe più bisogno, soprattutto per colmare i disagi sociali e culturali) verrà probabilmente azzerato nei territori "deboli” e mantenuto, ma a spese delle famiglie e degli Enti Locali, nelle zone più ricche.

Il dimagrimento imposto alla scuola elementare servirà in realtà per distribuire alle regioni, in un’Italia federata, un servizio poco costoso che poi solo le regioni più ricche potranno rendere migliore e più qualificato, ovvero per privatizzare la scuola.

Il coordinamento Genitori-insegnanti Scuola Iqbal Masih - Roma

lunedì 8 settembre 2008

Gelmini: scuola stipendificio, troppi i precari


"La scuola italiana è purtroppo uno stipendificio. Sin dall'inizio del mio mandato ho denunciato lasituazione grave in cui versano le casse della scuola. Oggi il 97% delle risorse sull'istruzione se ne va per pagare gli stipendi". Sono queste le parole di Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, intervistata questa mattina da Maurizio Belpietro a "Mattino cinque". Il ministro è impegnata oggi a Milano nell'inaugurazione di una scuola, mentre tutti gli studenti della Lombardia ritornano sui banchi. "Con l'approvazione della finanziaria, prevediamo risparmi per 7 miliardi di euro e il 30% di questi verranno reinvestiti nella scuola, nell'edilizia scolastica e nella premialità per gli insegnanti, perché dobbiamo riconoscere l'alta funzione sociale che svolgono - spiega la Gelmini. "La scelta del maestro unico - continua il ministro - è una scelta pedagogica e nasce dalla constatazione che il bambino a sei, sette anni ha bisogno di ritrovare nel maestro una guida,un punto di riferimento. L'introduzione del maestro unico non farà venir meno il tempo pieno - sottolinea la Gelmini - noi eliminiamo semplicemente la compresenza, cioè la presenza di tre insegnanti nelle stesse ore.
"Con il ritorno al maestro unico noi realizziamo una serie di risparmi che ci consentono non solo di mantenere il tempo pieno ma di aumentarlo del 50%".
Il ministro ha poi continuato la propria autodifesa nel suo discorso per l'inaugurazione di una scuola a Segrate. Quello del precariato, ha detto la Gelmini, nelle scuole è "un problema sociale veramente pesante", per il quale ha detto di non escludere "di pensare a nuove figure professionali". "La scuola - ha spiegato il ministro a margine dell'inaugurazione dell'anno scolastico nell'istituto comprensivo A.Schweitzer - non è in grado di assorbire tutti i precari. E' un problema pesante e non possiamo aumentare il precariato illudendo le persone sul fatto che la scuola possa assorbire un numero di posti superiore a quelli necessari e a quelli che poi riesce a pagare. Nessun governo -ha proseguito - oggi come oggi sarebbe in grado di intervenire. Abbiamo assunto 25mila precari in ruolo, quest'anno non si poteva fare di più".Per quanto riguarda, quindi, il futuro dei rimanenti precari, la Gelmini ha detto che "è un tema che ci sta a cuore, non escludo di pensare a nuove figure professionali nella scuola e non solo, ne sto parlando con Brunetta, Sacconi e Brambilla".
"Disciplina, rigore, impegno e serietà nello studio - ha poi aggiunto la Gelmini a quanti vedono nella sua riforma un ritorno al passato- non sono valori superati, ma attualissimi grazie ai quali possiamo permettere ai nostri ragazzi di diventare dei cittadini consapevoli".
Gelmini ha ricordato anche la propria attenzione particolare all'educazione civica, la cui reintroduzione era stata auspicata anche dal capo dello Stato. "Serve a formare persone piùconsapevoli, cittadini che conoscono la Costituzione. La scuola è il luogo principe per l'integrazione e l'educazione civica deve anche essere intesa come educazione ambientale, educazione alla salute con corretti stili di vita e per i piu' grandi anche educazione stradale come ricorda il ministro Matteoli".

Bossi attacca la Gelmini: il maestro unico può rovinare il bambino

Torino 8 settembre 2008

In Lombardia oggi inizia l'anno scolastico, ma è polemica tra il leader della Lega Umberto Bossi e il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Bossi, intervenendo a un comizio a Torino strappa gli applausi, nell'illustrare la sua idea sul maestro unico: e' facile, se e' un cattivo insegnante, che rovini il bambino'. Poi parla, mordendosi la lingua, ('l'avevo detto che era meglio non parlarne', dira' poi alla fine) del ruolo del ministro dell'Istruzione, affermando: 'Per capire che cosa serve alla scuola devi averci vissuto dentro, essere stato insegnante, aver sentito l'odore della polvere'. Pur senza averla mai nominata, il leader della Lega ha dedicato una parte del suo discorso proprio alla Gelmini e alla sua azione di Governo sulla scuola .
Bossi poi ammette che l'insegnante unico e' un problema di budget: 'Quando non ci sono i soldi bisogna aguzzare l'ingegno. Costa un sacco di soldi in meno, onestamente, e in un momento in cui non ci sono soldi e' normale che salti fuori anche (la proposta, ndr) l'insegnante unico. Ma se c'e' un solo insegnante e' facile che si rovini il bambino. Se ci sono piu' insegnanti, almeno uno allora probabilmente e' buono'. Ma, conclude il ragionamento, affermando, tra gli applausi: 'La scuola (il ministero dell'Istruzione, ndr) la prossima volta, magari, la chiedera' la Lega'.
Durante il suo intervento Bossi e' stato interrotto da una donna, che ha urlato: 'Mandala a casa la Gelmini'. La risposta: 'Se comincio a mandare un ministro a casa e' facile che si ingrippi il Governo. Facci fare il federalismo fiscale figliola, poi ci pensiamo. L'ho detto che era meglio non parlarne di scuola', haconcluso.
Dura e immediata replica del ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini alle critiche di Bossi. 'Sono stupefatta - afferma Gelmini - della confusione mentale di Umberto Bossi, che a meta' agosto ha detto che tre maestri erano troppi e ne bastava uno perche' serviva un riferimento unico. Il 7 settembre dice esattamente l'opposto. Si metta d'accordo con se' stesso prima di parlare di scuola. Per fortuna - conclude il ministro dell'Istruzione - il Governo, con le misure previste da Tremonti e da me attuate, grazie al voto del Parlamento ha gia' deciso'.

domenica 31 agosto 2008

Ministro Sacconi: a scuola insegnanti sessantottini perché sempre meglio che lavorare

La dichiarazione del ministro Sacconi contro presunti insegnanti sessantottini (?) che avrebbero scelto la scuola perché "sempre meglio che lavorare" trasuda di livore ideologico e - al netto della impegnativa "gara" in corso da alcune settimane fra ministri a chi la spara più grossa sulla scuola - rivela che il governo, ogni volta che parla di scuola, dimostra di essere alla frutta.
Infatti, la pochezza di argomenti e la consapevolezza che l'intero mondo sta andando in direzione opposta a quella scelta dal Governo Berlusconi costringono i nostri governanti a indicare, ricorrendo all'ideologia e dando voce ad un qualche loro incubo notturno, dei presunti nemici utili per tentare di giustificare scelte concrete che, una volta attuate, faranno male solo ed esclusivamente alle famiglie ed al futuro dei loro figli.
Infatti, che il governo scommetta sull'ignoranza è chiaro da diverse settimane: in quella che gli esperti chiamano la società della conoscenza l'Italia è l'unico Paese nel globo terracqueo che ha scelto di ridurre di 8 miliardi di euro la spesa per l'istruzione e che presenta come un esempio di leggiadra virtuosità una riduzione di 150.000 posti nella scuola in tre anni.
Che poi il governa pensi che il sapere per tutti sia un lusso insopportabile lo si è capito dall'ultimo Consiglio dei Ministri: in tutto il mondo si dice che bisogna sapere di più ed ormai si punta - in modo quasi esasperato - sull'offerta di competenze specialistiche anche per la più tenera età mentre da noi ci si appresta ad introdurre il maestro unico nella scuola elementare timorosi che i bambini possano sapere troppo.

martedì 1 luglio 2008

I SINDACATI DELLA SCUOLA, IL VATICANO E GLI SPRECHI DA TAGLIARE

martedì, 01 luglio 2008

Si sarebbe tentati di dare ragione al ministro Gelmini quando parla di personale in esubero nella scuola statale. Eccome se c'è, basta pensare alle migliaia di insegnanti di religione cattolica immessi in ruolo dalla riforma Moratti nel silenzio di tutte le parti sindacali, comprese quelle che , come la Cgil, hanno pensato di assolvere al proprio compito di difesa della laicità della scuola con qualche comunicato stampa in cui esprimevano il loro disaccordo e quelle che, come la Gilda, capito da che parte tirava il vento, hanno immediatamente pensato di federarsi con un sindacato autonomo che rappresentasse la nuova categoria.

Ripercorriamo le principali tappe di questa infelice vicenda:
legge 18 luglio 2003, n.186, che prevede per gli insegnanti di religione cattolica una procedura concorsuale riservata (procedura che non potendo entrare, causa Concordato, nel merito dei contenuti della disciplina, di fatto si limita a sancire, con l'immissione in ruolo, l'illicenziabilità di docenti di una materia che è esclusivamente facoltativa e, in quanto tale suscettibile anche di forti variazioni del numero di coloro che scelgono di avvalersene);
D.M. 24 marzo 2005, n.42, che dispone 9229 assunzioni quale prima tranche delle assunzioni previste nel triennio 2004/2007;
D.M. del 13 aprile 2006, n.37, che delibera l'immissione in ruolo di una seconda tranche di 3077 insegnanti di religione cattolica per l'anno scolastico 2005/2006;
D.M 13 luglio 2007, n.61, con il quale si procede all'assunzione della terza tranche prevista di 3060 insegnanti di religione cattolica.
A tutti gli insegnanti di religione cattolica è stato concesso di mantenere, dopo l'immissione in ruolo, gli scatti stipendiali maturati durante il periodo di servizio pre-ruolo (poiché nel precedente ordinamento gli insegnanti di religione cattolica non potevano far parte dell'organico ministeriale , era stato loro concesso, di maturare, a differenza di tutti gli altri precari, degli scatti di anzianità biennali). Quindi, a differenza di tutti gli altri docenti, gli insegnanti i religione cattolica hanno ricevuto con l'assunzione a tempo indeterminato un assegno ad personam per compensare la differenza di retribuzione tra la prima fascia stipendiale e quella percepita al momento dell'immissione in ruolo.
Inoltre, mentre ad ogni finanziaria il Ministero della P.Istruzione procede all'aumento del numero di alunni necessari all formazione della classe, nel caso dell' ora facoltativa di religione cattolica il Ministero garantisce al Vaticano che la classe sarà mantenuta indipendentemente dal numero di studenti che hanno scelto di avvalersene (in alcuni casi, anche se rari, il rapporto docente-discenti è di 1 a 1, in genere si avvale dell'insegnamento non più del 60-65% degli allievi di una classe). Col paradossale risultato che un docente di matematica appena entrato in ruolo per insegnare matematica a 30 studenti sarà pagato meno di un insegnante di religione appena immesso in ruolo che insegnerà a 15 studenti senza che lo Stato pagatore, sempre in virtù del Concordato, abbia alcuna voce in capitolo sui programmi e i contenuti dell' insegnamento.
Cosa chiede ancora il Vaticano alla Repubblica italiana oltre ai finanziamenti alle scuole cattoliche e al bonus famiglia da spendere nell'istruzione privata ? Che la religione cattolica sia "fondamento e coronamento" dell'istruzione della scuola pubblica che, nel concreto, vuol dire dare la possibilità agli insegnanti di religione cattolica di "trasmigrare" verso altre discipline attraverso il riconoscimento dei "meriti di servizio" acquisiti nell'insegnamento della religione cattolica, titolo che li porrebbe in posizione privilegiata rispetto ai precari della scuola che, dopo un lungo e faticoso iter formativo, aspirano all'immissione in ruolo nelle discipline di loro competenza.
Il Vaticano chiede e ottiene, grazie anche al silenzio o addirittura alla connivenza sindacale: -che gli insegnanti di religione cattolica partecipino a tutti gli effetti a tutti gli organi collegiali; -che la frequenza dell'ora di religione cattolica costituisca motivo di ottenimento di crediti scolastici;-che, pur rappresentando solo una parte degli utenti della scuola, gli insegnanti di religione possano sedere nei Consigli d' Istituto, dove si deliberano le attività integrative e la ripartizione delle spese d' Istituto, il calendario scolastico e quant'altro riguarda la "politica" di una scuola e possano così influire sulle scelte didattiche generali; -che possano ottenere il distacco dall'insegnamento per collaborare a progetti sull'autonomia scolastica e così contribuire a sperimentazioni che riguardano ambiti didattici che non sono di loro pertinenza e competenza.-che in base al nuovo accordo negli istituti di istruzione secondaria i docenti di religione cattolica, che si trovino ridotte fino a un quinto le ore di insegnamento obbligatorio , se non completano l'orario nella scuola medesima (completare come ? insegnando qualche altra materia ?) siano utilizzati nell'ambito della scuola di titolarità, per le ore mancanti nelle attività specifiche della scuola e, prioritariamente, per lo svolgimento di supplenze temporanee.
Vedi testo CCNI su EDScuola nello specifico pag 5, art.5 ( Titolo I, Personale Docente, art. 2 ).
Gli insegnanti di religione cattolica potranno quindi sostuire i supplenti temporanei nelle diverse materie ? Perché una laurea in Lettere di un insegnante di religione cattolica dovrebbe valere di più di una laurea in Lettere di un qualunque altro laureato che si vede in base a questo articolo scavalcato dagli insegnanti di religione ?
Perché si può tagliare sui posti di sostegno agli alunni disabili, sul tempo pieno e non si possono nemmeno accorpare le classi nell' ora di religione cattolica ? Non sarebbe questa una battaglia che un sindacato degno di questo nome dovrebbe combattere nell' interesse generale che vorrebbe che l'ora di religione cattolica fosse collocata fuori dell'orario d'insegnamento curricolare e sostituita in orario curricolare, per esempio da un'ora di educazione civica ? Non sarebbe bene che i nostri figli potessero usufruire, tramite la scuola, di un'ora di educazione sessuale o spetta alla Santa Sede decidere le forme e i contenuti dei programmi e delle attività scolastiche ?

Queste ed altre risposte le attendiamo dalle centrali sindacali FLC-CGIL, CISL, UIL, SNALS, CONFSAL, GILDA-UNAMS che hanno firmato il 16 giugno 2008 il nuovo CCNI della P.Istruzione che permette, appunto, l'utilizzazione dei docenti di religione nelle supplenze temporanee.

Insegnanti e genitori per il ritiro della riforma dei cicli e la difesa della scuola pubblica
per capire ciò che sta succedendo davvero nella scuola

10 domande – 10 risposte
1) Che cosa prevedono i provvedimenti varati dal governo?
Prima di tutto il decreto 112, poi trasformato in legge 133 all'inizio di agosto, prevede la soppressione di 87.000 posti di insegnamento e di 43.000 di personale ATA. Il decreto 137 del 1° settembre prevede poi che, « nell'ambito degli obiettivi di contenimento » (cioè per applicare questi tagli), le scuole « costituiscano classi affidate ad un unico maestro e funzionanti per 24 ore settimanali.». Al di fuori delle 24 ore non verrebbero più garantite le classi, gli insegnanti stabili, l'organico necessario, la gratuità del servizio. La qualità della didattica si abbasserebbe. Il Tempo Pieno sarebbe rimesso in causa, così come i Moduli Gli alunni nelle classi aumenterebbero.
2) Ma perché il ministro ha allora assicurato che il Tempo Pieno non verrà toccato?
Come già la Moratti, il ministro Gelmini gioca con le parole. Il decreto prevede che al di fuori delle 24 ore, singolarmente, le famiglie possano chiedere di lasciare il loro figlio a scuola per un tempo più « ampio ». Ma per comprendere che cosa succederebbe bisogna prima di tutto avere chiaro che cos'è il Tempo Pieno. Il Tempo Pieno non è la semplice copertura delle 40 ore settimanali. Il Tempo Pieno è fatto da due insegnanti statali titolari per ogni classe, con i bambini che frequentano 40 ore, mentre gli insegnanti ne fanno 44 (22 a testa). Questo significa che ci sono 4 ore di « compresenza » (tutti e due gli insegnanti in classe) per attività particolari, recupero dei bambini in difficoltà, uscite.... Ma specialmente ciò significa che su una classe ci sono 2 insegnanti (statali) che hanno con i bambini un rapporto continuativo e costruttivo, non spezzettato.
3) Che fine farebbe tutto questo?
Poiché l'orario normale diventerebbe di 24 ore, ci sono solo due possibilità: a) le famiglie pagano il servizio delle ore mancanti (pomeriggi), oppure, b) oltre le 24 ore lo Stato assicura solo la « copertura » dell'orario, ma con le cosiddette « classi spezzatino », cioè con un cambio continuo di insegnanti e compagni.
4) Che cos'è una « classe spezzatino » e come si realizzerebbe?
« Classe spezzatino » è il nome che insegnanti e genitori hanno dato a quelle classi che, a causa dei tagli già avvenuti in questi anni, si sono trovate a non avere più 2 insegnanti titolari (o 3 nel Modulo). Per coprire lo stesso le 40 ore (30 nel Modulo) si è allora proceduto nella direzione che lo stesso ministro Gelmini ha spiegato in questi giorni: eliminare le compresenze e quindi « liberare » dei « pacchetti » di ore in cui gli insegnanti possono intervenire in classi diverse dalla propria. Ma poiché questi « pacchetti » sono di 2 ore per ogni insegnante, per coprire tutto l'orario si arriva ad avere anche 7-8 e più insegnanti su una classe, oppure a mescolare le classi nelle ore di mensa, in alcuni pomeriggi etc...
5) Ci sarebbe quindi più caos di oggi?
Sì, contrariamente a ciò che dice la Gelmini. Il ministro utilizza il caos che si è creato in questi anni proprio con i primi orari « spezzatino » per dire in modo demagogico che ci sarebbe bisogno di tornare ad una sola figura di riferimento... Ma il suo modello non farebbe che peggiorare la situazione. Il caos di questi anni è determinato proprio dai tagli dei posti e dalla rottura della regola « due insegnanti titolari ogni classe a Tempo Pieno e tre ogni classe a Modulo ». L'inganno del
« maestro unico » porta un danno alla didattica e alla stabilità del rapporto alunni-insegnanti, oltre a portare disagi e costi per le famiglie .... In pratica, dopo aver creato i primi disagi, oggi il governo li usa come un pifferaio magico che trascina tutti al peggio.
6) Sembra di tornare al « tutor » della Moratti?
Certo. Chi farebbe infatti il « maestro unico »? E chi quello che gira tra le classi, sempre a disposizione per mense, pomeriggi etc...? Nei fatti si ripropone non solo il tutor, ma l'intero impianto di scuola proposto dalla Moratti, con un orario minimo per tutti e il resto a scelta individuale, i gruppi flessibili al posto delle classi al pomeriggio, i raggruppamenti nelle ore di mensa.... In più va considerato che con la proposta di legge Aprea tutto questo potrebbe condizionare anche lo stipendio degli insegnanti.....
7) Che cosa prevede la proposta di legge Aprea?
1) La possibilità di trasformare le singole scuole pubbliche statali in « fondazioni », cioè istituzioni private; 2) la trasformazione dei consigli d'istituto in « consigli d'amministrazione » di cui farebbero parte i privati che potrebbero condizionare programmi e didattica, istituire tasse etc...; 3) concorsi indetti scuola per scuola che legalizzerebbero il clientelismo e segnerebbero la fine della libertà d'insegnamento; 4) aumenti di stipendio solo più per pochi insegnanti, legati al giudizio annuale del dirigente e di colleghi « esperti », cioè alla disponibilità ad applicare le « riforme »; 5) fine del contratto nazionale e determinazione per legge di tutte le materie che riguardano gli insegnanti (orari di lavoro, diritti etc...);
8) Si tratterebbe quindi di una vera privatizzazione della scuola...
Sarebbe in effetti il colpo finale. Dopo che la Moratti ha eliminato i Programmi Nazionali e il ministro Fioroni non li ha ristabiliti, dopo che le scuole hanno cominciato a differenziarsi sempre di più, a imporre anche qualche contributo alle famiglie, a farsi pubblicità per strapparsi i « clienti », questi provvedimenti cambierebbero la natura stessa della scuola che non si potrebbe più definire « pubblica » e tanto meno « statale ».
9) Che cosa si prevede per le scuole superiori?
Negli ultimi giorni è apparsa la proposta di ridurre a quattro gli anni dei licei e degli istituti tecnici e professionali, di eliminare tutta una serie di indirizzi, di accorpare molte classi di insegnamento. Inoltre si prevede di ridurre le ore di lezione. Sono proposte già presentate in passato con due soli obiettivi: tagliare le spese, e dunque la preparazione dei ragazzi, e eliminare i titoli di studio oggi rilasciati, legalmente riconosciuti e validi nel mondo del lavoro (geometra, ragioniere, perito...).
10) Che cosa prevede il federalismo presentato in questi giorni?
Per la scuola si prevede la regionalizzazione completa del sistema e quindi la fine della scuola della Repubblica, uguale in tutto il Paese. Ogni Regione avrebbe proprie leggi, tasse etc... I contratti nazionali (e non solo quelli degli insegnanti) sarebbero distrutti. Con i tagli che si prospettano per le Regioni, poi, ci troveremmo ben presto a confrontarci con ulteriori attacchi, ma questa volta divisi regione per regione e senza possibilità di difendere la scuola in modo unito dal nord al sud del Paese.
Insegnanti, genitori, cittadini: fate conoscere nelle scuole, nei luoghi di lavoro, tra i conoscenti, la realtà che il governo nasconde.
TEST DI AUTOVALUTAZIONE DELLE MAESTRE DELL'ERA GELMINI
Scegliere solo una risposta per domanda

1) La scuola dell’uguaglianza è:
A. Una perniciosa deviazione comunista
B. La scuola dei principi costituzionali
C. L’attività di recupero sulle equivalenze

2) La collega maestra è
A. Una persona competente con cui scambiare idee e risolvere insieme problemi
B. Una concorrente per il premio salariale cui sottrarre le idee incentivanti
C. Non so, vivo nella mia classe, raramente le incontro.

3) La compresenza è:
A. Compre… cosa? In che senso?
B. Un’imbarazzante spreco di risorse
C. L’occasione di lavoro a gruppi per supportare chi è in difficoltà

4) Le uscite didattiche sono
A. Un’occasione di arricchimento della didattica e un collegamento tra scuola e territorio.
B. Una pericolosa esposizione dei bambini ai mille pericoli in agguato nella società
C. Una dannosa ed inutile interruzione della didattica del leggere, scrivere e far di conto

5) Il voto in condotta è
A. Un’arma fenomenale nelle nostre mani
B. Una semplificazione di una complessa serie di fattori da analizzare insieme ai genitori e ai colleghi
C. Una valutazione per verifiche stravaganti effettuate dentro grandi tubature

6) Il bambino migrante è:
A. Una dannosa ed inutile interruzione della didattica del leggere, scrivere e far di conto
B. Un allievo che dovrà dimostrare di essere all’altezza della nostra cultura
C. Una ricchezza per lo scambio culturale che potenzialmente porta nella classe
7) Il voto numerico è:
A. Un utile intervento governativo per migliorare le prestazioni degli allievi in aritmetica
B. Una pericolosa semplificazione
C. Più facile da scrivere, quindi migliore

8)Il grembiulino è
A. Un affare per le aziende tessili
B. Un intralcio dei movimenti e un’idea del passato
C. Una divisa simpatica che può dare lustro alla scuola

9) Come si scrive il nome della nuova ministra?:
A. Gelmini
B. Ghelmini
C. Terminator

10) Cosa significa “pari opportunità”?
A. Sempre aritmetica: pari, dispari, più, meno, quelle lì…
B. Una deriva pericolosa per una scuola votata all’eccellenza
C. Attenzione costante per eliminare ingiustizie di genere o collegate al ceto sociale e alla provenienza

11) Il Tempo Pieno è:
A. Uno spreco di denaro pubblico
B. Una preziosa risorsa didattica e sociale
C. Una formula di scuola interessante e da incrementare, a patto di limitarla alla parte antimeridiana della giornata

12) Se una bambina non capisce la tua spiegazione, cosa fai?
A. Spiego di nuovo, cambiando registro
B. La boccio
C. Consiglio ai genitori un percorso professionalizzante

Risposte:
1) A=3; B=0; C=2
2) A=0; B=3; C=2
3) A=2; B=3; C=0
4) A=0; B=2; C=3
5) A=3; B=0; C=1
6) A=2; B=3; C=0
7) A=3; B=0; C=2
A=3; B=0; C=3
9) A=3; B=2; C=0
10) A=2; B=3; C=0
11) A=3; B=0; C=3
12) A=0; B=3; C=2


Se hai collazionato sotto i 10 punti: ci dispiace, fai parte del 33% che dal prossimo anno non lavorerà più nella scuola pubblica.

Se hai fatto da 10 a 20: brava, sei una maestra sopportabile, anche se potresti incrementare un po’ lo zelo verso le riforme. Continuerai a lavorare con la paga base da miseria che hai oggi.

Se hai fatto da 21 a 30: brava! Sarai tra le colonne del nuovo corso. Stipendio premiale, ma ricorda che se non bocci almeno tre bambini all’anno il bonus potrebbe scaderti.

Se hai fatto da 31 a 36: bravissima, ti abbiamo già iscritta d’ufficio al nuovo corso-concorso da dirigenti della nuova era!

La riforma vista dai genitori

Interviste alla scuola Saffi